Danzando a scuola

Italia e Francia: un’esperienza tra pedagogia e creazione

Di cosa parliamo quando parliamo di educazione alla danza nella scuola? Sono molti i fraintendimenti perché è difficile definire la parola “danza”.

Esistono molti stili di danza: classica, jazz, moderna, contemporanea, danze popolari, danza indiana, danza mediorientale, ecc., e ognuno di noi ha una sua immagine collegata a questa parola.

Ma qual è la danza che si adatta meglio alle esigenze della scuola, e della scuola materna in particolare?

Non esiste una “danza per la scuola”, voglio dire una danza migliore delle altre: tutti gli stili dovrebbero essere presi in considerazione, naturalmente a seconda delle fasce d’età.

Posso però affermare che la forma di danza più vicina al
bambino dai 3 agli 8 anni è sicuramente la danza contemporanea, in quanto più vicina al significato di “educazione alla danza”, che, a sua volta, significa educare alla sensibilità del movimento, educare all’espressività personale, educare alla poesia del gesto , educare alla sperimentazione, al gusto e al piacere dell’inventare.

La danza contemporanea cui faccio riferimento, quella di stampo francese che ho praticato attraverso la scuola di Dominique  Dupuy a Parigi, non insegna passi o movimenti prestabiliti, non porta codici impostati da imitare, come invece avviene nella danza classica e nelle danze maggiormente codificate, ma porta a sperimentare cosa c’è prima di un passo, e prima di un gesto ( i bambini verbalizzano questa esperienza con “preparazione nascosta”).

E quando l’imitazione viene utilizzata perché potente strumento di “fiducia”, soprattutto con i più piccoli, non è  mai fine a se stessa, ma interviene come “modello” di ascolto più che di ripetizione automatizzata.

La danza contemporanea dà importanza al come si fa più che a che cosa si fa. Porta a scoprire il valore dell’intenzione e dell’urgenza di un movimento. Porta alla conoscenza profonda del prorpio corpo, dei suoi limiti e possibilità, porta a capire che ogni corpo può danzare.

I principi della danza contemporanea, che sono gli strumenti attraverso i quali si arriva all’educazione del  movimento, sono: spazio, tempo, dinamica, ritmo, peso.

Tutto è utilizzato in nome della sperimentazione  e della ricerca, per fare esperienza nel proprio corpo, attraverso il proprio corpo, partendo dal proprio corpo e dunque dalla propria espressività.

Il vero problema è come trasformare la spontaneità del movimento del bambino in danza. Muoversi non è danzare.

Bambino e insegnante devono porsi in un stato di ascolto, di ricerca e di invenzione perché la danza è unoscambio così come anche la pedagogia è uno scambio.

Attraverso l’educazione alla danza il bambino impara:  l’osservazione, la concentrazione, il rispetto di sé e degli altri, la comunicazione, il coraggio, il rischio, la soddisfazione, il piacere, la disciplina e l’autodisciplina.

La situazione in Italia

In Italia sono tre le aree di intervento:

1 – I laboratori con i bambini

2 – Gli spettacoli con i bambini

3 – La formazione agli educatori.

1 – I laboratori con i bambini

I laboratori di danza arrivano nelle scuole per ultimi, parecchio tempo dopo quelli di musica, teatro, psicomotricità.

Nella scuola materna esiste da qualche anno la possibilità di organizzare, dopo l’orario scolastico, progetti artistici. Si tratta di progetti curati nell’organizzazione dalla struttura scolastica e realizzati nei locali della scuola, ma finanziati dai genitori.

Nella scuola elementare invece, almeno da 10 anni, l’attività di danza viene svolta in orario scolastico, a volte finanziata dalla scuola (nell’ultimo anno, con l’autonomia scolastica, molte scuole si sono aperte a questi laboratori) a volte dai genitori, a volte in parte dalla scuola e in parte dai genitori, a volte dagli Enti Pubblici (p.e. il Comune di Milano – progetto Trecce 2000-2001 o la Regione Lombardia  progetto MUSE).

In questi ultimi anni si sono fatti molti passi avanti mentre all’inizio si poteva contare solo su 4-5 incontri annui, ora un progetto, ne prevede 8-10 e, a volte, anche 20; solo  il progetto Trecce ha previsto, per la prima volta, laboratori per tutto l’anno in tutte le classi di una scuola elementare.

E’ solo in base al numero degli incontri che si può impostare un lavoro anche per quanto riguarda la possibilità di trasversalità con le altre discipline: molti progetti, soprattutto nelle elementari, partono proprio dall’integrazione e dallo sviluppo di due linguaggi, per esempio l’area dell’educazione all’immagine e la danza, l’area linguistica e la danza, la matematica e la danza.

La ricaduta del laboratorio di educazione alla danza nella classe è forte: la rielaborazione che l’insegnante può fare con i bambini si presta a numerosi spunti di riflessioni non soltanto a livello curricolare, ma anche e soprattutto a livello umano e sociale.

Questo è un punto molto importante perché il laboratorio di danza non va inteso come una materia a sé, distante da un percorso formativo del bambino, ma piuttosto al pari delle altre materie e dovrebbe essere un linguaggio da praticare in misura parallela ad esse.

2 – Gli spettacoli con i bambini

Strettamente collegato al discorso sui laboratori è quello della “presentazione finale” o “prova aperte” o “dimostrazione finale”, ed è la scuola la prima a richiederlo.

Succede normalmente che un laboratorio di danza preveda alla sua conclusione un momento di “presentazione finale” aperto ai genitori.

La questione è complessa più di quanto possa apparire: esiste sempre la possibilità di arrivare ad un “prodotto” finale? E perché? E quanto il prodotto finale “toglie” al “processo” o quanto invece ne è la sua logica conclusione?

E’ vero che è difficile generalizzare ma è pur vero che la questione va affrontata. Direi che in linea generale si possa vedere la “prova aperta” finale come un momento formativo, conclusivo del percorso fatto durante il laboratorio: per i bambini è una spinta forte, un’occasione di superare, rivedere, sintetizzare, la propria partecipazione al laboratorio. Accade per esempio che un bambino timido e insicuro durante il laboratorio trovi forza e sicurezza nel momento finale aperto ai genitori, così come un bambino distratto e poco concentrato riesca ad esprimere una puntualità insperata.

Non mancano ovviamente gli aspetti più controversi nell’affrontare il discorso del «prodotto» finale. Uno tra gli altri è quello di accelerare, nel caso di un progetto con pochi incontri, un percorso che invece ha bisogno di tempi lunghi.

La “messa in scena finale” può togliere energia al “processo”, può arrecare una “frettolosità” che va a scapito dei tempi che invece occorrono per interiorizzare i contenuti del laboratorio.

3 – La formazione agli educatori

La formazione agli educatori è un punto importante da affrontare soprattutto per quanto concerne la figura dell”esperto”.

Chi dovrebbe condurre i laboratori di educazione alla danza? Gli educatori, gli insegnanti di danza o gli artisti?

In Italia la situazione è questa: normalmente sono gli insegnanti di danza che entrano nella scuola piuttosto che gli artisti e i coreografi come invece accade in Francia.

Il ruolo dell’educatore della scuola si rivela dunque importantissimo perché è il ponte tra l’esperto e i bambini: soprattutto nella scuola materna la maggior parte degli insegnanti svolge attività di movimento con i bambini e molte ore sono dedicate all’ascolto della musica e alla danza in vista anche della festa di Natale o di fine anno. E’ però difficile riuscire a programmare l’attività, avere un tema di lavoro, riuscire a trasformare la spontaneità del movimento del bambino in danza, scegliere le musiche più adatte.

Allora i corsi di formazione aiutano proprio a questo: a passare competenze specifiche che aiutano e supportano l’insegnante nel suo percorso pedagogico e nel suo percorso personale perché sono corsi pratici dove si fa esperienza su di sé. Lo aiutano a strutturare un percorso con i bambini e ad arrivare meglio a proporre momenti di laboratorio e di festa.

Su un altro versante è nato l’anno scorso a Bologna un corso di formazione di danza per educatori: 350 ore di formazione per creare figure professionali che entrino a lavorare nella scuola come “esperti”.

E se è vero che dovrebbero essere soltanto gli artisti a operare con i bambini su un progetto specifico come l’educazione alla danza, alla musica o al teatro, è anche vero che i corsi di formazione per gli educatori danno una spinta e una motivazione fortissima per “rivalutare”, “stuzzicare” e “riformulare” la propria creatività e le proprie capacità relazionali con il bambino.

La situazione in Francia

La discussione ufficiale e istituzionale sulla danza nella scuola in Francia è nata nel 1965 ma sono occorsi più di 20 anni per arrivare ad una legge.

Esiste dal 1989 l’obbligatorietà di un Diploma di stato per l’insegnamento della danza (sia per insegnare nelle scuole private sia nelle scuole pubbliche)
e questo ha cambiato molto le prospettive, le modalità e i contenuti dell’intervento nella scuola.

Avendo molti anni in più alle spalle, la Francia è potuta andare avanti anche nella direzione della creazione vera e propria di progetti.

Qui da noi i laboratori conducono quasi sempre ad un prodotto, ad una presentazione finale ma non sempre (per la brevità degli incontri) ad un vero e proprio spettacolo fatto con i bambini. In Francia i laboratori hanno una durata minima annuale e sovente i progetti accettati vengono rinnovati triennalmente. Questo tempo consente naturalmente un’esplorazione differente rispetto alle modalità italiane.

Non è tanto questione di fare confronti perché si tratta di due Paesi diversi con esperienze diverse; casomai è uno stimolo per noi vedere e sapere che cosa si può dare e dove si può arrivare attraverso l’educazione alla danza rivolta ai bambini.

Due parole sull’esame di Stato francese: per ottenere il Diploma che è strutturato in 4 anni, occorre sostenere 5 esami: Tecnica (improvvisazione + composizione), Storia della danza, Musica e ritmo, Storia della musica,  Anatomia, Pedagogia.

In Francia solo gli artisti possono entrare nelle scuola con progetti finalizzati alla creazione di uno spettacolo con i bambini. Ogni progetto prevede anche un percorso formativo per gli educatori.

Per quanto riguarda le fasce d’età si parla di risveglio per i bambini da 4 a 6 anni, di iniziazione per i bambini da 6 a 8 anni e di danza contemporanea per quelli da 8 a 12 anni.

Anche in Italia ultimamente c’è l’esigenza di avere una formazione più specifica. E’ nata nel 2000 la DES, Associazione Nazionale Danza Educazione Scuola, con sede al DAMS di Bologna per promuovere l’educazione alla danza nella scuola e cercare di portarla ad essere materia curriculare.

Molto si è fatto ma molto resta ancora da fare.

*Danzatrice, coreografa, formatrice.