Coscienza verde: Educazione ed Ambiente

Coscienza verde: Educazione ed Ambiente

L’educazione ambientale dovrebbe prevedere la didattica attiva, il rapporto con il territorio, la responsabilità autonoma, la cooperazione, l’autoformazione, l’interdisciplinarità, la creatività e la sperimentazione. Esaminando con globalità ma prestando attenzione alle situazioni locali, si giungerebbe a costruire interventi culturali e sociali di utilità non marginale.

Giovanna Vacchiano*

Coscienza verde: Educazione ed Ambiente

L’educazione ambientale dovrebbe prevedere la didattica attiva, il rapporto con il territorio, la responsabilità autonoma, la cooperazione, l’autoformazione, l’interdisciplinarità, la creatività e la sperimentazione. Esaminando con globalità ma prestando attenzione alle situazioni locali, si giungerebbe a costruire interventi culturali e sociali di utilità non marginale.

Giovanna Vacchiano*

Quando si dice che l’educazione è una trasmissione di conoscenza, si deve tenere presente che il trasmetterla non consiste nel consegnarla come si consegna un oggetto da una mano all’altra e che anche frasi come – ficcare in testa qualcosa agli allievi – non hanno senso: la mente non è un recipiente… essa non è nemmeno una fiaccola da accendere…(in quanto)… è già accesa da sempre, ossia è nata per apprendere costruendo la propria conoscenza del mondo… La mente riorganizza di continuo l’esperienza e l’apprendimento consiste essenzialmente in questo….”. (R. Laporta in Introduzione alla pedagogia).

Chiaro quindi che si attiva una relazione tra i soggetti, di collaborazione e intensa comunicazione. Assumere una tale concezione dell’educazione, l’unica pedagogicamente efficace, significa rifiutare radicalmente, nella teoria pedagogica prima ma anche nei fatti didattici poi, qualunque idea trasmissiva e depositaria dell’educazione stessa. E’ come immaginarsi un atto recitato tra due o più personaggi dove uno si trova nella situazione disagevole di non sapere e l’altro lo conduce fuori da questa situazione non ottimale. D’altra parte l’etimologia del termine “educare” deriva da “educere”, condurre fuori. La partecipazione attiva alla cultura è senza dubbio un “misterioso scambio reciproco che chiamiamo con disinvoltura educazione” (Bruner). Qualunque bravo educatore possegga chiara questa concezione comunicativa e relazionale dell’educazione, è già proiettato verso quell’orizzonte che vede attivarsi connessioni dirette fra le menti in cui, energia e informazione, viaggiano senza limiti e schemi precostituiti. Ciò vale anche per l’educatore che si occupa di Educazione ambientale dove, entrambi i termini, richiamano sia il concetto di relazione sia quello di processo comunicativo. Il binomio Educazione ambientale è entrato a far parte del linguaggio parlato anche nei programmi scolastici e nelle azioni istituzionali e comprende due termini assolutamente vasti concettualmente parlando oltre che annessi alle dinamiche esistenziali e climatiche che hanno influenzato la civilizzazione in maniera sorprendente. Due i termini che la definiscono, il primo un sostantivo, il secondo un aggettivo che a sua volta rimanda ad un sostantivo: ambiente, il quale non rappresenta né una cosa né un’entità, bensì è anch’esso un sistema di relazioni che si fonda su un modello reticolare, su cui si esplicano tutti i processi educativi. E’ qui il nodo o lo snodo della situazione che vede a tutt’oggi, l’Educazione ambientale, ancora come “terra di nessuno” in una scuola divisa rigidamente per discipline. I temi ambientali dovrebbero essere legati all’educazione tradizionale, dovrebbero poter essere un prolungamento di essa, dovrebbero poter diventare uno stile di vita visto che l’educazione ambientale non si occupa “solamente” di problemi legati all’ambiente e non rappresenta “solo” un’educazione all’emergenza e al rischio. Ciò vuol dire che “educare” rappresenta un concetto diverso e ben più complesso di istruire, insegnare e informare. Educare è un principio fondato sui valori finalizzati a orientare, individui e comunità, al cambiamento comportamentale consapevole. In quest’ottica, l’educazione assume aspetti anche e soprattutto di trasformazione, garantendo centralità e partecipazione attiva a tutti i soggetti  all’interno di un processo di cambiamento che li vede produttori, consumatori e amministratori.

Il concetto di Educazione ambientale si è evoluto nel tempo tanto da orientare l’idea di una responsabilità individuale e collettiva non solo verso il futuro ma anche verso il presente che contempla la necessità di collocare l’azione di ogni soggetto in un ambito progettuale competente e responsabile. Un’evoluzione quindi che vede gli scopi trasformarsi dal “semplice” impegno per la difesa dell’ambiente naturale, all’impegno verso tematiche indirizzate alla costruzione di uno sviluppo che consenta un più elevato livello di benessere possibile. Le tre dimensioni del momento educativo rappresentate dalla conoscenza, dalla consapevolezza e dalla responsabilità, dovrebbero garantire un’apertura verso processi partecipativi che portino a scelte politiche nell’ottica della sostenibilità socio ambientale ed economica. Infatti l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’economia e la società ed è un processo che dura per tutta la vita, che non si limita soltanto all’apprendimento “formale”, ma si estende anche a quello non formale, toccando tutti gli aspetti della vita e i valori, al centro dei quali vi è il rispetto per gli altri, inclusi quelli delle generazioni presente e future, per la diversità, per l’ambiente, per le risorse della Terra. Insegnare a saper cambiare invece di adattarsi, di stimolare e creare responsabilità, a essere capaci di saper fare, saper essere in modo critico e consapevole, deve rappresentare un impegno serio e continuativo per tutte le agenzie formative che devono poter operare in perfetta sinergia. Essere attori di un cambiamento significa essere stimolati allo spirito esplorativo e alla costruzione di conoscenze piuttosto che essere soggetti passivi di una pedissequa quanto sterile trasmissione dei saperi. E’ quanto mai necessario capire come utilizzare le risorse al meglio e a questo proposito è assolutamente importante che la spirale virtuosa: conoscere, comprendere, cambiare, sia orientata alla dinamicità e alla complessità dei nuovi ecosistemi così da orientare comportamenti e stili di vita, individuali e collettivi, verso la responsabilità e lo sviluppo. Gli attori a cui si rivolge ogni singolo progetto educativo sono diversificati e classificati in: studenti, cittadini, famiglie, imprese, professionisti, volontari e tutti coloro che vivono e operano nel sistema ambiente. Un ambiente che rappresenta un’area trasversale d’intervento educativo ma che l’ approccio tradizionale non sempre coinvolge nel processo formativo. L’educazione tradizionale non prevede la didattica attiva, il rapporto con il territorio, la responsabilità autonoma, la cooperazione, l’autoformazione, l’interdisciplinarità, la creatività e la sperimentazione. Alle volte viene meno quell’interazione costruttiva tra le diverse discipline che dovrebbero in concreto, completarsi, alimentarsi, integrarsi e interagire. Al contrario si assiste spesso alla separazione dei saperi come fossero senza legame e continuità nonostante nella scuola ci si riempia la bocca di termini simili e affini. Spesso ci si trova di fronte a sistemi banali e prevedibili, ad una didattica passiva che risulta poco fruttuosa e stimolante, ad una rigidità curricolare, ad una formazione eterodiretta e ad una dipendenza disarmante. Al contrario dovrebbe essere stimolata la partecipazione attiva nella prevenzione e risoluzione delle problematiche ambientali, esaminando con globalità e prestando attenzione alle situazioni locali, si giungerebbe non solo a progettare, realizzare e valutare interventi mirati sull’ambiente fisico e naturale, ma anche e soprattutto a costruire interventi culturali e sociali di utilità non marginale. Portare gli individui e la collettività ad avvicinarsi alla complessità dell’ambiente affinché possano partecipare in maniera responsabile ed efficace alla prevenzione e alla soluzione dei problemi, è il fine dell’Educazione ambientale. E’ necessario far capire che la continuità della conoscenza e degli interventi mirati a tutela e difesa dell’ambiente è quanto di più importante e indispensabile si debba fare affinché l’atto di oggi non generi conseguenze negative al domani. Diventa quindi un discorso ampiamente valoriale ed educativo che non può e non deve tralasciare nulla. Ecco l’importanza di coinvolgere tutte le fasce di età della popolazione ed ecco anche la seria necessità alla collaborazione tra le diverse istituzioni formative e di ricerca, tra progettisti, specialisti e consulenti del settore. Da qui ne risulterebbe un quadro armonicamente strutturato che opera non solo per la conservazione e per la risoluzione ma anche per una politica preventiva e proattiva.

“La decade dell’educazione allo sviluppo sostenibile” (2005–2014), sottolinea il ruolo fondamentale consegnato ai processi educativi anche rispetto all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Si intuisce quindi come la continuità sia indispensabile sia nella formazione che nelle azioni e che il linguaggio da usare debba contenere terminologie e contenuti in assoluta coerenza con il fine da raggiungere. Riconoscere all’Educazione ambientale un ruolo formativo ed educativo è a tutt’oggi, in alcune realtà italiane, una sorta di chimera nonostante essa sia supportata da convegni, seminari,  documenti e proposte istituzionali e ministeriali che le attribuiscono la giusta valenza. La trasmissione di nuovi e più adeguati saperi, facilita la costruzione di una propria opinione che è utile a capire e a essere attivamente coinvolti nelle decisioni che riguardano le risorse e lo sviluppo. In pratica la situazione è deficitaria sul quadro epistemologico e a livello pedagogico il dibattito risulta essere complesso e articolato. In realtà l’Educazione ambientale sembra all’attualità dei fatti un territorio fertile solo in alcune parti d’Italia dove rappresenta oggetto di attività didattica ed è trasversalmente connessa a tutte le altre discipline motivando concretamente gli studenti ad agire secondo una forma mentis che preveda anche la tutela dell’ambiente in cui vivono. Ogni progetto infatti è finalizzato all’obiettivo tanto che istituzioni, centri di riciclo creativo, imprese ed artigiani lavorano in sinergia per questo. L’Educazione ambientale risulta così essere alla pari con gli altri saperi tradizionali. Il suo, diventa un ruolo importante al fine di “costruire” un nuovo e più corretto stile di vita. Ecco perché ogni singola agenzia formativa andrebbe sensibilizzata allo scopo e andrebbe seguita e alimentata da una politica territoriale che consegni esempi di comportamenti  corretti se non addirittura virtuosi. Sensibilizzare all’uso ottimale delle risorse, significa affrontare con sicurezza e “coscienza verde” le situazioni di ogni giorno oltre che dare un senso responsabile al nostro vivere nel mondo oltre che occuparlo solo ed unicamente in senso fisico. E’ purtroppo pratica abbastanza comune quella di pensare all’ambiente come ad uno spazio da riempire in modo anche forsennato e quindi poco coscienzioso. Nulla di più socialmente scorretto, nulla di più lontano dall’obiettivo. Si intuisce come sia assolutamente indispensabile rivedere progetti e politiche territoriali a seconda delle diverse competenze. Importante anche il confronto tra le diverse parti coinvolte, la sinergia degli intenti e delle azioni, gli aggiornamenti, le emergenze e tutto quel che ruota intorno all’attivismo responsabile. L’ambiente, così vastamente esteso, deve poter rappresentare un bene comune per tutti e questo può e deve essere raggiunto solo se si comprende che è importante possedere una cultura ambientale solo e se si ha coscienza che i problemi dell’ambiente rappresentano una questione sociale primaria. A volte si assiste ad un approccio superficiale preoccupante. La contraddizione stridente tra un buon livello d’informazione rispetto a una determinata problematica e l’assunzione di comportamenti coerenti e consequenziali trova vuoti. Sono troppi coloro che, tra locale e globale, scelgono di vivere una dimensione microlocale perché non hanno chiara la condizione globale e le conseguenze delle loro microazioni che si perpetuano non solo nel loro ristretto privato.

Questo rappresenta un vero dramma e fino a quando l’ambiente verrà pensato come uno spazio vuoto a disposizione del corpo sociale e dei suoi membri o componenti, avremo risultati poco esemplari e territorialmente poco omogenei. La cronaca dimostra come la gestione dei rifiuti sia importante e spesso relegata ai soli addetti ai lavori. Tutti dovremmo avere chiaro il concetto di “coscienza verde”, tutti dovremmo chiederci se la produzione di rifiuti, nella quantità generata oggi,  sia una conseguenza inevitabile della produzione industriale e del consumo di massa o se non sia piuttosto il frutto inevitabile di strategie politiche e di gestioni sbagliate e sempre meno attente all’ambiente.

*Docente di Educazione Ambientale