Famiglia, valori e percorsi di coppia in Italia

Famiglia, valori e percorsi di coppia in Italia

Occorre domandarsi quali siano e come si connotino i percorsi di costituzione/dissoluzione della coppia e quali orientamenti valoriali, credenze e opinioni ne costituiscano il bagaglio culturale.

Giovanna Rossi*

Famiglia, valori e percorsi di coppia in Italia

Occorre domandarsi quali siano e come si connotino i percorsi di costituzione/dissoluzione della coppia e quali orientamenti valoriali, credenze e opinioni ne costituiscano il bagaglio culturale.

Giovanna Rossi*

L’eterogeneità dei modelli culturali e la variabilità delle forme familiari (pluralizzazione) rappresentano un tratto caratteristico della società contemporanea, anche nel contesto italiano. I modelli culturali di riferimento, per comprendere tale processo, oggi spaziano da posizioni che sottolineano l’individualizzazione quale criterio interpretativo della pluralità delle forme familiari[1], a più recenti interpretazioni che tematizzano le relazioni ed il concetto di relazionalità[2].

In tale contesto occorre domandarsi quali siano e come si connotino i percorsi di costituzione/dissoluzione della coppia e quali orientamenti valoriali, credenze e opinioni ne costituiscano il bagaglio culturale: ciò è quanto si prefigge il presente contributo, attraverso l’analisi dei dati della quarta ondata dell’European Values Study (EVS)[3] rispetto al contesto Italiano.

In base alla presenza/assenza di relazione di coppia e del suo livello di formalizzazione/istituzionalizzazione possiamo, infatti, individuare alcuni percorsi[4] (Tab. 1):

Tabella 1 – I percorsi di coppia

Quali caratteristiche differenziano, sul piano strutturale e valoriale, tali percorsi? Attraverso la procedura di cluster analysis (vincolata) è possibile osservare i tratti distintivi di ciascuno di essi[5].

I Coniugati (57%, N=867)

I coniugati nel campione italiano sono il 57%, 867 casi; vivono con i figli (68,8%) e l’età del  primo figlio è compresa tra 18-34 anni (31,8%) e 6-17 anni (19,8%).

Si tratta di persone impegnate, con continuità, nel mercato del lavoro (ha un lavoro retribuito il 57,4%) il cui partner è anch’esso occupato, spesso in posizioni professionali elevate (imprenditori e liberi professionisti, lavoratori autonomi…).

La famiglia è qui considerata
di massima rilevanza (il 94,9% la ritiene molto importante) inoltre gli orientamenti su matrimonio e figli confermano il valore della relazione familiare: essi non giustificano il divorzio (26,8%) e la convivenza (15,9%), sono in disaccordo con l’idea che il matrimonio sia una istituzione sorpassata (81,1%)[6] e anzi ritengono importante celebrarlo con rito religioso (83,9%) e confermano la rilevanza della generatività per il matrimonio (avere figli è molto importante, 68,2%).

La dimensione religiosa connota in modo particolare questo gruppo: l’85,9% definisce se stesso come una persona religiosa.

I Conviventi (4,6%, N=71)

La convivenza riguarda 71 soggetti (4,6% del campione italiano)[7]; hanno un lavoro retribuito (80,2%), dato questo che fa presagire un investimento più marcato nella sfera professionale.

Circa gli orientamenti su matrimonio/figli, famiglia e religione, oltre metà di essi considera il matrimonio un’istituzione sorpassata (52,5%)[8] ed è decisamente d’accordo con la convivenza (55,2%).

Si discostano di molto dai valori medi del campione circa l’approvazione dell’aborto (40,3%; media 24 %) e la possibilità di avere figli pur senza una relazione stabile (52,1%; media 30,7%) e giustificano sia il divorzio (62,5%), sia i comportamenti omosessuali (35,2%).

Da tali elementi è dunque possibile cogliere un aspetto non secondario: la tendenza a privilegiare la libertà di scelta e di azione da parte dell’individuo, che appare svincolato dalle relazioni significative (con il partner o i figli).

A loro giudizio, nella relazione matrimoniale, sono importanti la fedeltà (20,4%, in misura superiore alla media del 10,4%), la disponibilità a discutere dei problemi (89%) e l’intesa sessuale (75,7%), mentre irrilevante è giudicata la presenza di figli (non molto importante, 22,5%, contro una media del 9%).

Scarso peso è, invece, attribuito agli aspetti religiosi: il 46,9% dichiara di non riconoscersi in alcuna fede religiosa (decisamente oltre la media del 18%) e significativa è la percentuale di quanti si dichiarano persone non religiose (23,2%) o atei convinti (12,5%).

I separati/divorziati (4,7%, N=71) [9]

I separati/divorziati nel campione italiano sono persone occupate (74,4%), prevalentemente con contratto full time (49,3%), nel 37,9% dei casi come imprenditori o liberi professionisti. La dimensione professionale è per questo gruppo, decisiva: essi si dichiarano abbastanza soddisfatti del lavoro (32,5%) e lo ritengono determinante per l’indipendenza femminile (33,7%).

Scarsa è, inoltre, la considerazione dell’istituzione matrimoniale – giudicata un’istituzione sorpassata (41,8%) – a fronte di una significativa approvazione di convivenza (35,7%), comportamenti omosessuali (35,2%) e aborto (34,5%). E’ interessante tuttavia rilevare il peso decisivo attribuito alla dimensione fiduciaria, quale elemento fondante ed imprescindibile per la tenuta matrimoniale (fedeltà piuttosto importante, 20,6%). La presenza di figli, al contrario, non viene giudicata un aspetto sostanziale della vita coniugale (17,9%).

Per quanto riguarda la dimensione religiosa, il 27,1% non considera la religione un aspetto importante nella propria vita e significativa è la percentuale di quanti si dichiarano atei convinti (11,1%) e non considerano rilevante celebrare con rito religioso il matrimonio (34,9%).

I celibi-nubili (27,1%, N=412)

In questo gruppo troviamo 412 soggetti (27,1%); essi non vivono con figli (91,3%), ma alcuni hanno una relazione stabile di coppia (LAT) o convivono.

Degna di nota, rispetto alla situazione professionale, è la percentuale dei disoccupati (13,8%) o – in linea con la giovane età – ancora studenti (19,4%). Essi giustificano l’aborto (31,5%) e il divorzio (51,3%), ritengono il matrimonio un’istituzione sorpassata (22,7%) ed approvano le relazioni sessuali occasionali (33,8%), la convivenza (24,3%), la scelta di avere figli senza una relazione stabile (39%).

Il matrimonio appare, per loro, fondato su elementi che esaltano la libertà di scelta e la realizzazione individuale, quali la possibilità di avere tempo per amici e hobby (45,4%), e l’intesa sessuale (70,7%); mentre irrilevante viene infine considerato l’avere la stessa origine sociale (71,6%).

Scarso è anche l’investimento sul piano religioso: si dichiarano persone non religiose (15,7%), non sentono di poter ricevere conforto dalla religione (36,7%), non ritengono importante celebrare il matrimonio secondo rito religioso (26%).

Celibi nubili con relazione stabile di coppia – LAT (8,5%; N=129)

I celibi/nubili con relazione stabile di coppia rappresentano l’8,5% (129 persone); essi non vivono con i figli (95,6%), giustificano le relazioni sessuali occasionali (46,3%), il divorzio (32,9%) e sono decisamente favorevoli alla convivenza senza matrimonio (23,7%). La disponibilità a discutere i problemi (92,9%), il non vivere con i suoceri (57,8%) e avere tempo per amici e hobby (51,3%) sono ritenuti ingredienti per un buon matrimonio. Emerge, come nella cluster precedente ed in linea con la teorizzazione di Giddens, un forte enfasi su un’idea di coppia in cui determinante è la libertà e la realizzazione individuale. L’accento posto sulla discussione interpersonale, tuttavia, rimanda alla semantica dell’amore conversazione di Cavell[10].

Discostandosi dai dati medi del campione globale, si dichiarano persone non religiose (14,4%) e ritengono che la Chiesa non possa offrire un valido aiuto nei problemi di vita familiare (55,3%).

I valori della famiglia fra persistenza e mutamento

La survey in oggetto (EVS 2008-2009) ci consente anche una comparazione diacronica che permette di cogliere la trasformazione nel tempo degli orientamenti valoriali circa la famiglia, il lavoro, le reti amicali e la dimensione religiosa. Vediamo di seguito alcuni aspetti salienti che consentono di delineare la specificità dei valori familiari.

La famiglia rappresenta il valore fondamentale per gli italiani: il 91% di essi le attribuisce molta importanza, trend che rimane invariato rispetto al 1999 e di pochissimo superiore al 1990. Il matrimonio inoltre rimane una istituzione valida per il 76% degli italiani (un punto percentuale sopra la media europea del 75%).

Tabella 2 – Attribuzione di “molta importanza” (valori percentuali) in Italia

Rispetto ai percorsi (Tab. 2), la rilevanza della famiglia è sottolineata soprattutto dai coniugati, unico percorso che si posiziona sopra la media generale; subito dopo e sotto la media vi sono i celibi nubili con relazione stabile di coppia, poi i conviventi, i celibi nubili e infine i separati/divorziati. Il lavoro detiene il primato per i conviventi e i separati/divorziati e la rete amicale è primariamente importante soprattutto per i più giovani, ovvero i celibi nubili (con e senza relazione stabile di coppia).

Una forte linea di demarcazione emerge tra il percorso dei coniugati (percorso 1) e tutti gli altri percorsi considerati per quanto riguarda la matrice religiosa: sono soprattutto questi a definire se stessi religiosi, mentre i conviventi sono più propensi a definirsi persone non religiose o atei (Tab. 3).

Tabella 3 – Identificazione di sé come persona religiosa. Italia

Tabella 4 – Molta Importanza per il matrimonio: avere figli e fedeltà. Italia

Rispetto
all’importanza attribuita, per la buona riuscita del matrimonio, alla generatività (avere figli) ed all’esclusività del legame con il partner (fedeltà) (Tab.4), la distribuzione percentuale di “molta importanza” conferma la rilevanza degli aspetti generativi per i coniugati (tutti gli altri percorsi si posizionano invece sotto la media), e della fedeltà, nell’ordine, per i celibi nubili con relazione stabile di coppia (LAT), i coniugati e i celibi nubili.

In conclusione i dati analizzati testimoniano nel contesto italiano la presenza di un processo morfogenetico e di differenziazione dei percorsi e delle scelte di coppia, che tuttavia non si attesta né su forme di iper-modernizzazione né sulla semplice tradizionalizzazione; emerge piuttosto un mix di esigenze di mantenimento dell’identità familiare e dei valori su cui si fonda, combinato con un processo di diversificazione e specificazione delle relazioni[11].

*Professore ordinario di Sociologia della Famiglia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano e direttore del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia.

Bibliografia

Bauman Z., Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Laterza, Napoli, 2006.

Beck U., Beck Gernsheim E., Il normale caos dell’amore, Bollati Boringhieri, Torino, 1996.

Cavell S., Pursuit of Happiness. The Hollywood Comedy of Remarriage, Harvard University Press, Cambridge Mass, 1981.

Donati P. (a cura di), La relazione di coppia oggi. Una sfida per la famiglia – Rapporto Cisf 2011 sulla famiglia in Italia, Erickson, Trento, 2012.

Finch J., Mason J., Passing On: Kinship and Inheritance in England, Routledge, London, 2000

Giddens A., Runaway World. How Globalization is Reshaping our Lives, Profile Books, London, 1999, tr. it., Il mondo che cambia. Come la globalizzazione ridisegna la nostra vita, Il Mulino Bologna, 2000.

Morgan D., Family Connections, Polity Press, Cambridge, 1996.

Pollini G., Il valore della famiglia e del matrimonio tra individualizzazione e solidarietà, in Rovati G. (a cura di), Uscire dalle crisi. I valori degli italiani alla prova, Vita &Pensiero, Milano, 2011.

Rossi G., Legami e percorsi di coppia: le trasformazioni della coniugalità in Italia, in Rovati G., (a cura di), Uscire dalle crisi. I valori degli italiani alla prova, Vita&Pensiero, Milano, 2011.

Rossi G., Legami e percorsi di coppia: le trasformazioni della coniugalità in Europa, in Pollini G., Pretto A., Rovati G. (a cura di), L’Italia nell’Europa: i valori tra persistenze e trasformazioni, FrancoAngeli, Milano, 2012.

Rossi G., Bramanti D. (a cura di), La Famiglia come intreccio di relazioni: la prospettiva sociologica, Vita&Pensiero, Milano, 2012.

Smart C., Personal Life: New Directions in Sociological Thinking, Polity Press, Cambridge, 2007.

Widmer E.D., Jallinoja R. (Eds), Beyond the Nuclear Family. Families in a Configurational Perspective, Peter Lang, Berne, 2008.

NOTE

[1]              Bauman Z., Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Laterza, Napoli, 2006; Beck U., Beck Gernsheim E., Il normale caos dell’amore, Bollati Boringhieri, Torino, 1996; Giddens A., Runaway World. How Globalization is Reshaping our Lives, Profile Books, London, 1999, tr. it., Il mondo che cambia. Come la globalizzazione ridisegna la nostra vita, Il Mulino Bologna, 2000.

[2]              Smart C., Personal Life: New Directions in Sociological Thinking, Polity Press, Cambridge, 2007; Widmer E.D., Jallinoja R. (Eds), Beyond the Nuclear Family. Families in a Configurational Perspective, Peter Lang, Berne, 2008; Finch J., Mason J., Passing On: Kinship and Inheritance in England, Routledge, London, 2000; Morgan D., Family Connections, Polity Press, Cambridge, 1996; Donati P. (a cura di), La relazione di coppia oggi. Una sfida per la famiglia – Rapporto Cisf 2011 sulla famiglia in Italia, Erickson, Trento, 2012; Rossi G., Bramanti D. (a cura di), La Famiglia come intreccio di relazioni: la prospettiva sociologica, Vita&Pensiero, Milano, 2012.

[3]              Un programma di ricerca transnazionale e longitudinale (realizzato nel 1981, 1990, 1999 e 2008) che indaga le idee, le credenze, le preferenze, gli atteggiamenti, i valori e le opinioni dei cittadini europei circa la vita, la famiglia, la religione, la politica, la società e il lavoro. La quarta ondata (2008), qui considerata, copre 47 Paesi europei per un totale di 67492 persone intervistate. Il campione Italiano conta 1519 persone.

[4]              Essi offrono una informazione aggiuntiva rispetto al solo stato civile che pure indica il dato strutturale, consentendo di mettere in luce, dinamicamente, la processualità interna.

[5]           La procedura di cluster analysis ci consente di rintracciare le caratteristiche che connotano quel gruppo e lo distinguono in modo significativo dagli altri (pertanto tutte le percentuali riportate si discostano in modo significativo dal campione totale).

[6]              Dato che si discosta dalla media del campione (75,7%)

[7]              La convivenza riguarda chi al momento dichiara di non essere coniugato, ovvero separato, divorziato, vedovo, celibe/nubile. Inoltre, è interessante osservare come, tra chi non è coniugato, il 12, 1% risulta convivente, tale percentuale sull’intero campione è il 4,6%: questo dato proiettato sull’intera popolazione italiana evidenzia che in valori assoluti i conviventi (di oltre 18 anni) sono 2.340.000.

[8]              Oltre la media del campione Italiano (media 17,4%).

[9]              In Italia sono state registrate 1,4 separazioni per mille abitanti nel 2009. Nonostante il fenomeno sia in crescita (nel 2010 le separazioni sono state 88.191 e i divorzi 54.160; rispetto all’anno precedente le separazioni hanno registrato un incremento del 2,6% mentre i divorzi un decremento pari a 0,5%), l’Italia si pone in risalto nel contesto europeo per una quota di divorzi particolarmente esigua (0,9 ogni mille abitanti nel 2009) seguita solo dall’Irlanda. (Istat 2012, Noi Italia, p.54).

[10]            Cavell S., Pursuit of Happiness. The Hollywood Comedy of Remarriage, Harvard University Press, Cambridge Mass, 1981

[11]            Pollini G., Il valore della famiglia e del matrimonio tra individualizzazione e solidarietà, in Rovati G. (a cura di), Uscire dalle crisi. I valori degli italiani alla prova, Vita &Pensiero, Milano, 2011