La prevenzione possibile: scuola e famiglia

L’abuso sessuale ovvero “l’assassinio dell’anima”

L’abuso sessuale è una delle violenze più terribili che può affliggere un bambino. L’effetto che ha sulla psiche di un minore è a dir poco devastante e proprio come lo ha definito MariLee Strong1 rappresenta per la vittima “terrorismo psicologico al massimo livello, così annientante dal punto di vista psicologico che è stato chiamato assassinio dell’anima. La paura schiacciante, il dolore e l’eccitazione che genera possono causare danni seri e duraturi allo sviluppo emotivo, neurologico e fisiologico del bambino, il cervello e il sistema nervoso centrale immaturo del piccolo non possono elaborare questa sovrastimolazione ripetuta, quindi tutto il sistema di risposta emotiva del corpo si guasta, cosa che può comportare problemi di controllo degli impulsi. Esso preme tutti i pulsanti che generano confusione. E’ un po’ più facile da elaborare quando chi ti aggredisce non è una persona  amata e lo stimolo non risulta contemporaneamente doloroso e piacevole. C’è una parte di te che talvolta apprezza l’attenzione, che sente che qualcuno ti vuole veramente bene. Al tempo stesso, c’è la violenza sessuale. Il cervello non riesce assolutamente a integrarla con la convinzione che i genitori dovrebbero proteggerti e tenerti al sicuro. Quindi rimane nel corpo, non metabolizzata. E tutto quello che il corpo non riesce a metabolizzare deve riprodurlo a qualche livello”.

La sua gravità è particolarmente invalidante nella prospettiva evolutiva di un minore perché l’abuso sessuale comporta violenza verso l’unica cosa solo nostra e di cui possiamo stabilire i confini:  il nostro corpo. Inoltre, “i messaggi impliciti dell’abuso sessuale sono violenti quanto l’atto stesso. I bambini che subiscono abusi imparano in tenera età che esistono solo per dare piacere agli altri. Non sono riconosciuti come esseri con i loro diritti ma sono mezzi per soddisfare i bisogni di una persona più potente di loro. Così soffocano le emozioni, i bisogni e i desideri. Seppelliscono i sentimenti così profondamente che il solo pensiero di lasciarli uscire risulta insopportabile, come se potessero soffocare nelle lacrime o esplodere in una rabbia omicida. L’abuso sessuale può danneggiare la capacità del bambino di provare fiducia e intimità. I bambini sottoposti ad abusi non hanno una struttura di riferimento per sviluppare rapporti sani. Ci si può fidare di qualcuno quando la persona che dovrebbe amarti e proteggerti ti danneggia? Se chi dovrebbe prendersi cura di te non ti protegge, come puoi imparare a difenderti da solo? I bambini che subiscono abusi interiorizzano un senso di impotenza e di mancanza di difese. Non hanno diritti, limiti, privacy, dignità e controllo sul corpo, sui desideri, sui sentimenti. L’unico modo di sopravvivere è procurarsi qualche illusione di potere e di controllo. Per quanto dolorosa, è preferibile allo schiacciante  terrore di essere completamente alla mercé di una forza imprevedibile.”

La prevenzione: cosa è possibile fare

Per la gravità delle sue conseguenze e per la sempre maggiore attenzione dedicata dalla nostra società a questo fenomeno negli ultimi anni, scuola e famiglia devono sentirsi coinvolte e promotrici di interventi di prevenzione a tutti i livelli.

In realtà, in Italia è estremamente povera l’offerta di servizi ed interventi preventivi di natura primaria, capaci, cioé, di potenziare le competenze dell’individuo affinché sia in grado di riconoscere ed evitare le situazioni di rischio, e, qualora in esse si trovi coinvolto, sia capace di agire comportamenti difensivi in grado di evitare ogni forma di vittimizzazione sessuale.

La prevenzione è invece, fondamentale e proprio come è stato ribadito da un gruppo di studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’abuso all’infanzia: “L’abuso è evitabile con la prevenzione primaria, secondaria, terziaria: la prima indirizzata alla popolazione, include l’insegnamento, l’educazione e il sostegno sociale; la seconda rivolta alle situazioni familiari nelle quali l’abuso è potenzialmente prevedibile, dando un’adeguata assistenza; la terza evitando il ripetersi dell’abuso.”

La fase della prevenzione primaria, che è quella che qui più ci interessa, dovrebbe essere orientata a migliorare le competenze parentali, le risorse sociali, familiari e personali e le abilità individuali nell’affrontare eventi sfavorevoli o situazioni di svantaggio e ad individuare  le condizioni di disagio psichico che possono tradursi in fattori di rischio. Più specificamente diviene necessario, in questo ambito, insegnare ai bambini a conoscere il proprio corpo, i comportamenti sessuali appropriati, le modalità per fronteggiare un’aggressione subita da conoscenti o estranei e per richiedere aiuto in caso di bisogno. I bambini devono divenire consapevoli della necessità di chiedere aiuto ad un adulto, in caso qualcuno li tocchi o faccia con loro qualcosa che li turbi. Sempre in questo ambito di intervento preventivo primario occorre che gli adulti si formino per essere in grado di decodificare i segnali di disagio che il bambino esprime secondo modalità quasi mai verbali che spesso assumono le caratteristiche di messaggi “coperti”. Occorre, più in generale, imparare a sviluppare una cultura di reale attenzione al bambino ed ai suoi bisogni, da conseguire anche attraverso corsi di formazione rivolti ad operatori dei servizi sociali, sanitari ed educativi, associati ad una adeguata informazione dell’opinione pubblica sul problema dell’abuso all’infanzia.

La prevenzione secondaria mira invece al riconoscimento precoce di ogni evento passibile di intervento preventivo e/o terapeutico precoce (e l’abuso sessuale rientra all’interno di queste due categorie), ed è funzione destinata alle istituzioni professionalmente coinvolte con l’infanzia e rivestite di tale compito nell’ambito delle proprie competenze; tra queste agenzie dobbiamo certamente includere asili nido e scuole di ogni ordine e grado, i servizi consultoriali, pediatrici e sociali.

La prevenzione terziaria, di tutti gli interventi possibili, è quello più urgente e di immediato utilizzo, nel caso venga fatta diagnosi di abuso sessuale su minore e consiste nella terapia a breve, medio e lungo termine della vittima di abuso sessuale.

La prevenzione primaria: imparare a dire “le parole non dette”

Ribadiamo in questo articolo la necessità che scuola e famiglia si facciano carico della prevenzione primaria, poiché esse sono le agenzie “cardine” per il raggiungimento degli obiettivi ad essa sottesi.
Infatti mentre i servizi socio-sanitari di territorio si stanno sempre più formando e attrezzando per garantire l’erogazione di servizi efficaci legati agli obiettivi di prevenzione secondaria e terziaria, ben poco viene fatto a livello primario. Bambini e famiglie vengono lasciati soli e l’unico tipo di informazioni che ricevono rispetto all’abuso sessuale spesso coincide con i falsificanti e allarmistici messaggi proposti dai mass media. Così, quasi sempre, quando i giornali e la televisione raccontano storie di abuso sessuale di cui sono vittima i bambini, noi adulti ci scandalizziamo e imploriamo il carcere a vita e la pena di morte per chi commette delitti tanto efferati. Ma questa reazione di sdegno e vendetta non risolve il problema e soprattutto non aiuta i bambini ad aiutarsi nelle potenziali situazioni di rischio in cui si possono trovare coinvolti.

I bambini sentono le stesse notizie che spaventano noi adulti, e parimenti a noi, sperimentano paura e un profondo senso di impotenza. Nelle loro menti il pericolo della pedofilia non si definisce in modo compiuto, ma è tangibile e reale. Le notizie che “assorbono” dai media li pongono in una sgradevole sensazione psicologica di “vulnerabilità” che li fa sentire a rischio e in pericolo, ma che in nessun modo li aiuta ad avere fiducia in se stessi e nel mondo. Spesso i bambini si rivolgono allora a noi adulti significativi e di riferimento, ma non riescono a trovare risposte valide. Infatti, di fronte ad un fenomeno che ci disturba in modo così profondo, riusciamo solo a comunicare disorientamento e paura.

Invece, è possibile fare qualcosa. Da anni in molte nazioni i bambini vengono coinvolti in progetti di prevenzione dell’abuso sessuale che insegnano loro una strategia per gestire le situazioni di rischio. Sono interventi in cui imparano a capire e a decodificare le emozioni che sperimentano nel loro cuore e a rivolgersi agli adulti significativi ogni volta che si sentono a rischio o in pericolo. E’ una strategia fondamentale, perché la pedofilia da sempre si regge sulla complicità esistente tra aggressore e vittima, che cade nella rete del suo abusante e che viene da questi costretto al segreto e all’omertà. Il fatto che l’abuso sessuale esista da sempre nella nostra società, ma che fino ad oggi mai nessuno ne abbia parlato e lo abbia affrontato in modo efficace e sistematico, costituisce un’ulteriore riprova di quanto potente sia l’omertà e il segreto che lo connotano, condizione che rassicura ulteriormente i pedofili nei loro turpi imbrogli e inganni nei confronti dei bambini.

Per questo è importante che noi adulti, genitori ed educatori, impariamo a parlare con i nostri bambini, li aiutiamo a sentirsi sicuri di se stessi e della fiducia che possono nutrire in noi, incondizionatamente. E’ spaventoso sapere che tuttora molti bambini, che raccontano di essere stati vittime di abuso sessuale, ricevano spesso dagli adulti reazioni di incredulità o di sdegno e siano perciò costretti a credere che certe cose si vivono in silenzio e nel segreto e nessuno mai le deve sapere.

Cosa può fare la famiglia per prevenire l’abuso sessuale dei bambini?

I genitori devono essere tra i primi e principali “promotori” degli interventi di prevenzione primaria di natura educativa rivolti ai bambini. Devono effettuare azioni di educazione alla salute specificamente mirate a prevenire l’abuso sessuale e a fare sì che i bambini sappiano come comportarsi in alcune situazioni di rischio.

Per gli adulti è difficile, in riferimento alla sessualità, interagire e parlare con i bambini quando fanno domande, ancor di più quando manifestano in modo esplicito comportamenti o azioni a sfondo sessuale. E’ importante invece che gli adulti sappiano come agire e non ricorrano al semplice divieto o proibizione che comprime le spinte e gli impulsi del bambino senza dare ad essi alcuna direzione educativa e capacità rielaborativa, ma rispondano rispettando questi due principi:

a) definizione chiara dei comportamenti che vengono messi in atto dal bambino, che devono essere chiaramente descritti ed enunciati dall’adulto (‘vedo che in questo momento tu stai…’)

b) espressione delle emozioni suscitate dal comportamento (‘…questo mi fa sentire a disagio’).

Prevedere che i bambini probabilmente risponderanno ai commenti degli adulti relativamente ai loro comportamenti sessuali mostrando reazioni o imbarazzate o difensive, deve condurre l’educatore, specie se genitore, a facilitare la comunicazione e l’empatia nell’interazione con il minore. Se questo succede, la comunicazione potrà procedere e l’adulto potrà in tale modo valutare quali altre cose il bambino potrebbe avere bisogno di discutere o ascoltare, potendo così correggere informazioni sbagliate, rinforzare il concetto di privatezza relativamente ai comportamenti sessuali e di limitazioni implicite in molti di essi.

Cosa può fare la scuola per prevenire l’abuso sessuale dei bambini?

La scuola, essendo la migliore alleata della famiglia nell’educazione dei figli, può giocare un ruolo fondamentale nella prevenzione dell’abuso sessuale in età evolutiva. L’insegnante può svolgere un’importante opera di prevenzione, proponendosi quale interlocutore alternativo ai genitori, ruolo particolarmente importante soprattutto sapendo quanto per alcuni genitori sia difficile e addirittura impossibile fornire un’adeguata educazione sessuale ai propri figli.

Una corretta prevenzione dell’abuso sessuale può avvenire all’interno di un più generale programma di educazione sessuale, condizione che la scuola può assolvere con la dovuta competenza psico-pedagogica, aiutando i bambini a sviluppare una sessualità più consapevole e al contempo mettendoli in guardia senza ipocrisie o terrorismi sui pericoli che derivano dagli abusi sessuali.

La scuola deve non solo rispettare, ma anche sviluppare il bisogno, il diritto dell’alunno alla propria autonomia e contemporaneamente aiutarlo a discriminare i pericoli, riconoscere le persone con cui entra in relazione e da cui riceve attenzioni affettive, definendone l’appropriatezza delle modalità.