Quando i maestri ascoltano

Da un quaderno di attività autobiografiche dai tre agli undici anni

Il percorso educativo, ideato dal Museo Laboratorio della memoria di Isola Dovarese e realizzato contemporaneamente in due Istituti Comprensivi: quello di Piadena (con Isola Dovarese, Calvatone e Torre de’ Picenardi) e quello di Vescovato (con Pescarolo e Ostiano), ha visto ogni scuola, come del resto ogni docente, adattare le suggestioni del metodo autobiografico in modo assai creativo e personale.

Al termine del secondo anno di sperimentazione l’Istituto di Piadena ha creato una Funzione Obiettivo e un gruppo di lavoro, coordinato dalla maestra Maria Leonardi, per ripensare l’esperienza, perché nascesse un quaderno di lavoro utile ad essere diffuso tra i colleghi che intendano collegarsi a questa metodologia di lavoro.

I docenti hanno inteso l’autobiografia come una forza narrativa e trasformativa, che stimola l’auto-osservazione e la presa di coscienza di sé. Perciò hanno creato spazi e momenti appositi, favorendo l’incontro del bambino con la sua storia, con quella dei compagni, dei genitori e nonni. Durante i laboratori autobiografici di formazione, ognuno sperimentava in prima persona il ricordare, il raccontare, affrontando le difficoltà di condividere con altri esperienze personali. L’attività in classe poi consisteva nel riproporre agli alunni gli stessi percorsi autobiografici sperimentati: uno spazio di ascolto non giudicante, dove le parole pronunciate sollecitavano ulteriore narrazione. Nel secondo anno di lavoro, il gruppo ha seguito un percorso che, partito dalla memoria della comunità, si è articolato in quattro momenti: Io e la comunità; Io e la casa; Io e il carnevale; Io e il tempo. In ogni attività si è sempre attivato un rapporto con il ricordo dei familiari.

Lo spazio vissuto

Ai bambini ad esempio sono stati offerti come stimoli per disegnare, raccontare e scrivere, argomenti come: “La mia casa”, “L’ambiente della mia casa che preferisco”, “L’ambiente della mia casa che mi piace meno”. La loro cameretta è certo l’ambiente preferito, mentre “da piccoli” dicono che era la stanza dei genitori. Nella loro cameretta si sentono più liberi di giocare. Dalla quarta e quinta cominciano a uscire frasi come: “Lì posso stare sola… Posso stare tranquilla…”. L’ambiente che piace meno è per i più piccoli il bagno: “Non ci sono giochi… Sono solo…”. Ancora in quarta e quinta alcuni bambini hanno paura dei serpenti, che potrebbero uscire dagli scarichi. Gli altri ambienti temuti sono quelli disomogenei, disordinati, non adatti al gioco (scantinati, sottoscala, soffitte).

Alla domanda: “E’ vicina o lontana dal centro del paese?”, i bambini della materna e di prima elementare non conoscono il significato di “centro del paese”, né di ‘vicino’ o ‘lontano’ e necessitano di un riferimento, tipo: chiesa, scuola, giardino. Il significato di vicino è legato al fattore visivo: se lo vedo è vicino, altrimenti è lontano. Hanno bisogno di riferimenti alle persone, amici e compagni di scuola. Ancora in quarta e in quinta i rapporti spaziali dipendono da elementi affettivi o emozionali. Ad esempio una bambina di quinta che abita in una cascina isolata, dice di avere una casa vicina alla sua, perché, quando non c’è nebbia, riesce a vederla dalla finestra (è a 1 Km). Invece un bambino dice di non avere case vicine perché la sua, a schiera, è divisa dalle altre dal giardino.

“Quali sono i significati o le parole legati all’idea di Tempo?”

• E’ una distanza. Il tempo è un’attività di spazio. Una differenza. Un pensiero che ti sfugge (Anna).

• Anni della propria vita. Di un albero, quando germoglia. Del cielo: sereno, poco nuvoloso, nuvoloso. Da vivere in allegria, facendo tutto quel che si vuole (Tamara).

• Il tempo non si ferma mai. Riguardo che non si ferma mai, possono succedere cose positive o negative. Il tempo lo misuriamo per mezzo di orologi e sveglie. Con il tempo si usano vari aggettivi; per esempio: ritardo, anticipo (Giacomo).

• La crescita di un bambino. Ti fa rimanere in pensiero per dei tuoi familiari che devono essere operati. Quando aspetti con ansia il ritorno di un tuo familiare dall’ospedale. Quando aspetti il momento di giocare con gli amici (Sara).

• Mi fa pensare a qualcosa di infinito (preciso o no). Particolare. Allegro o noioso. Indecifrabile (Cristina).

• Diventare sempre più grandi. Incominciare a gestirsi da soli. Incominciare a lasciare i giochi. Avvicinarsi agli eventi importanti (Filippo).

• Un periodo da gestire come voglio. Un periodo da nascondere con i tuoi sentimenti. Un periodo senza termine. Un tempo con uno scadimento temporaneo (Chiara)