Scelti per voi

Alberto Oliverio

ESPLORARE LA MENTE

Il cervello tra filosofia e biologia

Raffaello Cortina, Milano, 1999,

pp. 224, lit. 35.000

Il libro di Alberto Oliverio è un tentativo di ripercorrere e rappresentare le tappe che hanno contraddistinto il cammino interdipendente delle neuroscienze, della psicobiologia e della filosofia della mente.

 In particolare, l’intento dell’autore sembra essere quello di mettere in luce, come siano mutati i rapporti di forze e le influenze che tali discipline hanno esercitato ed esercitano le une sulle altre.

Oliverio parte dall’assunto che  la mente e il comportamento umano siano state, all’interno della prima metà di questo secolo, il terreno elettivo della ricerca e teorizzazione filosofica e psicologica. Medicina e biologia sono rimaste così confinate nell’ambito della patologia cerebrale, venendo escluse dal campo inerente alla ricerca dei meccanismi generali del funzionamento  mentale.

Oggi è evidente la forte spinta ad una lettura di derivazione biologica del funzionamento mentale: le neuroscienze sono state infatti in grado di offrire un quadro completo e dettagliato dello stretto rapporto esistente tra sistema nervoso e comportamento, descrivendo e studiando sia il funzionamento mentale normale sia quello patologico.

L’autore precisa che gli apporti centrali delle neuroscienze alla comprensione del funzionamento mentale non giustificano una lettura della mente basata esclusivamente su un’ ottica naturalistica.

Oliverio  evidenzia con forza l’inutilità e la sterilità di approcci allo studio della mente ideologici e militanti, che riducono la ricchezza che tali studi offrono, sia sul piano sperimentale, sia  su quello più ampio del dibattito scientifico, filosofico e psicologico. Ne scaturisce un approccio che non smarrisce mai il principio di complessità riferito all’idea di mente, senza enfatizzare o privilegiare  una variabile di ricerca a scapito di un’altra.

Il libro risulta, nel complesso, di piacevole lettura. Corredato da un pratico glossario, il testo rappresenta un utile strumento per chi vuole cercare di ricomporre il quadro, spesso frastagliato, delle discipline relative all’esplorazione ed allo studio dei meccanismi che fondano e reggono il funzionamento mentale.

(Guido Benzoni)

Domenico Parisi

Mente

I nuovi modelli della Vita Artificiale

Il Mulino, Bologna, 1999

pp. 200, lit. 28.000

Il saggio di Domenico Parisi parte da un interrogativo di ordine generale: come sarà la scienza della mente nel XXI secolo? Secondo l’autore, sono presenti numerosi segnali che lasciano presupporre che gli studi sul comportamento e sulla vita mentale si trovino su un “limen”, oltre il quale si affaccia una nuova e rivoluzionaria concezione della ricerca sui processi mentali.

Parisi analizza e ripercorre lo studio della mente nei secoli passati, affermando che essa ha sempre costituito un problema difficile per la scienza.

La scienza, infatti, non accetta che mente e corpo siano due entità differenti, regolate da principi completamente diversi, ed il suo sforzo è teso a superare alla radice questo dualismo.

Il saggio si fonda su una “forte” presa di posizione  riguardo come debba essere studiata la mente, che si presta  per sua natura a critiche e obiezioni: l’autore contrappone una idea “buona”  di mente, intesa come fenomeno empirico che la scienza vuole indagare e studiare come tutti i fenomeni della realtà, a due idee “cattive” di mente. Queste ultime riguardano una mente concepita come anima o spirito, che non aiuta gli uomini a comprendere loro stessi, e una mente “computazionale”, basata sull’analogia tra mente e computer, che l’autore considera come un “concetto incorporeo” inutile e sviante.

L’affinamento di strumenti tecnici e scientifici, come le reti neurali, gli algoritmi genetici ed i modelli della vita artificiale, consentono, secondo l’autore, uno studio appropriato dell’oggetto “mente”.

Terminata la “rivoluzione cognitiva”, l’autore annuncia come stia cominciando la “rivoluzione neurale”: è questa la prospettiva scientifica che caratterizzerà la ricerca sulla mente nel nuovo millennio.

Il testo alterna momenti “costruttivi” a passaggi provocatori, intrisi di un atteggiamento razionalista spinto che vede nella filosofia un ostacolo alla “vera” ricerca scientifica.

Parisi intende il progresso scientifico come un’onda ( o “programma di naturalizzazione”) che ridurrà vieppiù la filosofia in favore della scienza, secondo la  progressione che caratterizza lo sviluppo storico della conoscenza della realtà, sebbene si possa obbiettare che quest’ultimo è stato (e sarà) guidato da principi e ideali (anche filosofici) che non potranno che minare alla base l’idea di un programma di naturalizzazione  della mente che escluda “condizionamenti non scientifici”.

Obiezioni, interrogativi e numerosi spunti di riflessione, dunque, che conferiscono valore a un testo di cui è consigliabile la lettura.

(Guido Benzoni)

a cura di Fabio Sbattella

Quale famiglia per quale minore

FrancoAngeli,             Milano, 1999

pp. 255, lit. 36.000

Chi si occupa di affidi familiari sa bene che l’affido è un istituto molto utile per permettere un’evoluzione armonica del bambino, ma estremamente complesso come sono complesse e delicate tutte le sue fasi: il coinvolgimento della famiglia d’origine, la definizione stessa dell’affido, l’abbinamento con la famiglia affidataria, il rientro.

Il CAM (Centro Ausiliario per i problemi minorili) nel suo ultimo libro “Quale famiglia per quale minore” affronta proprio il delicato  problema dell’abbinamento e lo fa con il solito rigore scientifico unito ad una grande passione per le problematiche dei minori  e ad un grande rispetto delle difficoltà e della sofferenza che ogni affido certamente comporta.

Sono ripercorsi nel libro – scritto a più mani da Franca Roncari Colombo, Giampiero Ferrario, Maddalena Colombo e Fabio Sbattella, che ne è anche il curatore – alcuni concetti fondamentali dell’affido e della tutela minorile. E’ espressa la consapevolezza che compito primo degli operatori è la tutela del bambino e che è necessario sempre monitorare il benessere ed il malessere del bambino in affido. Viene sottolineato come il minore sia al centro dell’interesse dell’operatore che spesso si trova a dovere “scegliere” tra due famiglie ma, soprattutto, tra due modalità relazionali. La famiglia naturale che fonda il proprio ruolo sul legame di sangue e la famiglia affidataria che si basa essenzialmente sul legame relazionale.

L’ipotesi che è alla base di questo libro è che ci sia compatibilità tra storie che sono alla ricerca del benessere, sia per il bambino che vive una situazione difficile ma che appartiene ad una famiglia che potenzialmente riuscirà ad occuparsi di lui in termini non solo affettivi – viscerali,  ma anche evolutivi, sia per la famiglia che si rende disponibile all’accoglienza ed all’accompagnamento.

Il testo nasce dalla decennale esperienza del CAM, riflettendo sugli affidi riusciti, ma soprattutto su quelli non riusciti, e sottolineando l’esperienza che non tutte le famiglie vanno bene per “quel” bambino, per quella famiglia, per la relazione che il bambino ha con la sua famiglia.

La Colombo simpaticamente parla di affido come di un “matrimonio combinato”, tanto più riuscito quanto più i bisogni, ma soprattutto le risorse, trovano accoglienza e corrispondenza.

La lettura risulta scorrevole e piacevole, arricchita dal racconto di esperienze narrate con molta semplicità e schiettezza, che permettono di rivedere alcune esperienze proprie, utilizzando schemi di lettura e griglie di riferimento estremamente
utili.

(Maria Rosaria Monaco)

Alba Marcoli

Il bambino perduto e ritrovato

Oscar Mondadori, Milano, 1999

lit. 12.000

Alba Marcoli ci propone di metterci in cammino ancora una volta alla ricerca e alla scoperta del nostro mondo interiore accompagnandoci con la solita dolcezza e profondità, dandoci ancora spunti di riflessione con le sue favole. “Il bambino perduto e ritrovato” – Favole per fare pace col bambino che siamo stati – è il terzo libro della Marcoli dopo “Il bambino nascosto” (1993) e “Il bambino arrabbiato” (1996).

Le favole, anche questa volta, sono state costruite mettendo insieme molte storie ascoltate nei gruppi di genitori, di insegnanti, di adulti che hanno voglia e pazienza di ascoltarsi senza “negare i momenti di fatica e di dolore che la vita ci fa inevitabilmente incontrare, sperimentando invece che si possono attraversare perchè hanno anche loro un inizio e una fine”. Le favole hanno come protagonisti animali del bosco e ripropongono il tema sempre caro della ciclicità della vita, della necessità di rispettare i tempi del crescere, di imparare a convivere con l’idea che tutto non è “per sempre”, della importanza di avere dei limiti, della non possibilità di controllo su tutto quello che succede dentro e fuori di noi, del potersi fidare per poter andare avanti lasciando situazioni note e conosciute. Più ancora che negli altri libri, viene sottolineato quanto la comprensione e l’accettazione di alcune tematiche da parte dell’adulto permetta all’adulto stesso di mettersi in relazione ad un bambino, ad un adolescente in modo positivo ed evolutivo, non attribuendo al bambino parti che invece sono solo dell’adulto, “del bambino che siamo stati”. Questo è il significato di aver riportato alcune toccanti esperienze narrate in prima persona. Lo stile narrativo è sempre molto melodioso, spesso ci si sente trasportare e cullare dalle parole, ma soprattutto dalle immagini evocate. Facilmente possono essere toccate corde di nostri sentimenti di cui ci fa piacere prenderci cura o che riconosciamo ancora troppo dolenti.

Allora come afferma la stessa Marcoli: “Prima di raccontare e ascoltare le favole ascoltiamo il silenzio perchè le favole nascono solo dal silenzio, nel profondo del cuore di un uomo. Se qualcuna di queste favole ci serve, teniamola dentro, ma se non ci serve lasciamola scorrere via, dolcemente come la pioggia sulle tegole di un tetto. Perché di una favola ognuno può fare quello che vuole, se vuole, con i propri tempi e alla propria velocità…”.

(Mariarosaria Monaco)