Teatro Sociale in Psichiatria

 

Teatro Sociale in Psichiatria

Un progetto di formazione per operatori della salute mentale: l’esperienza del DSM – ULSS 18 di Rovigo.

Stefania Caperna*, Emilia Canato**

 

Teatro Sociale in Psichiatria

Un progetto di formazione per operatori della salute mentale: l’esperienza del DSM – ULSS 18 di Rovigo.

Stefania Caperna*, Emilia Canato**

 

“Il teatro non è indispensabile. Serve ad attraversare le frontiere tra te e me”

Grotowski

Nel corso del 2012 presso il Dipartimento di Salute Mentale della ULSS 18 di Rovigo è stato attivato un progetto di Teatro Sociale, all’interno di un percorso di “formazione sul campo”, secondo le linee guida regionali. Sempre più la “formazione sul campo” appare una risorsa nella formazione degli operatori per la possibilità di valorizzare l’esperienza lavorativa e porre in essere e  sperimentare nuove modalità operative. Si tratta infatti di un apprendimento attivo e diretto che rinforza e responsabilizza la partecipazione e consente di identificare lo stesso luogo di lavoro quale “setting” operativo privilegiato. Il progetto, rivolto a tutto il personale, sia medico che paramedico in servizio presso il Servizio di Diagnosi e cura e presso il Centro Diurno del capoluogo, ha consentito di strutturare un percorso-confronto dell’intera equipe con una nuova possibilità di incontrare e relazionarsi con l’utente/paziente in cura. La proposta intendeva sviluppare  conoscenze e competenze per organizzare e gestire incontri di Teatro Sociale con utenti psichiatrici, sia in fase acuta (presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cuea) sia in fase di post dimissione nella programmazione e sviluppo della attività riabilitativa presso il centro diurno, oltre agli operatori il progetto ha coinvolto pertanto i pazienti cronici con la possibilità di nuove proposte operative.

Ma cosa significa fare “Teatro sociale”, per i promotori della proposta Vuol dire fare teatro “fuori dal teatro”, in ambito sociale e con persone che non hanno necessariamente l’obiettivo di fare l’attore professionista o di raggiungere dei risultati estetici di pregio. E’ l’arte di far star meglio le persone e sostenerle in un percorso di crescita. E’ il teatro come tramite nella relazione d’aiuto in contesto di disagio. E’ l’arte di creare un contesto contenitivo ed iperstimolante che attivi naturalmente processi di trasformazione e di crescita. Significa partecipare attivamente ad una esperienza, in un ambito “protetto”, che consenta di sperimentare modalità comunicative nuove, che mettono insieme la dimensione corporea, cognitiva ma soprattutto emozionale. Allo stesso tempo il gruppo e la condivisione della esperienza consentono di valorizzare la dimensione sociale e la collaborazione, questo a tutto vantaggio del lavorare in equipe.

Obiettivi del percorso formativo

Si potrebbero sintetizzare in due punti gli obiettivi del percorso:

a) il “miglioramento della relazione operatori-utenti”, un conto è vedere il paziente solo come il destinatario di cure in un ruolo passivo, diverso è vederlo in una dimensione attiva. Importante questo aspetto nella fase di trattamento della acuzie, per valutare gli aspetti relazionali utili per una completezza del quadro diagnostico con la possibilità di includere le potenzialità di reinserimento al momento della dimissione, una valorizzazione del quadro clinico globale anche dal punto di vista della opportunità di avvio ai percorsi riabilitativi territoriali. Attivando un intervento attivo a valenza relazionale è stata presa in considerazione la possibilità di ridurre i livelli di tensione relazionale, per un miglioramento del rapporto operatore paziente e un cambiamento positivo in particolare del clima di reparto. Obiettivo quest’ultimo condiviso e perseguito con altre attività quali l’ascolto musica e il gruppo di discussione. La passività del ricovero è sovente motivo di un accumulo di tensione e di richieste, di insofferenza per i tempi di attesa e di mancanza di attenzione, con una tendenza ad incrementare le occasioni di scontro tra gli individui.

b) la stimolazione o iperstimolazione, ove possibile, delle potenzialità relazionali espressive verbali e non verbali degli operatori nella esperienza attiva del teatro sociale, li rende consapevoli delle implicazioni emotive presenti nella relazione di aiuto. Per questo motivo la partecipazione al progetto è stata volontaria ed ha coinvolto solo i servizi del Dipartimento motivati a questo  coinvolgimento nella relazione. Il secondo obiettivo della formazione è stato pertanto la consapevolezza relazionale.

Attività e tecniche

Come per ogni progetto di formazione sul campo sono stati previsti alcuni incontri teorici, ed è stato definito un setting operativo in grado di far sperimentare delle “rappresentazioni” in un contesto condiviso operatore-paziente e/o utente, valorizzando i vissuti relazionali e le diverse possibilità di interpretare ruoli e vissuti.

Le attività proposte ritenute fondamentali per un miglior funzionamento del lavoro di gruppo sono state: giochi di presentazione; giochi di riscaldamento; giochi di confronto; giochi di fiducia; giochi d’improvvisazione; elementi di musicoterapia.

Le tecniche studiate e praticate sono state:

– il gioco: inteso quale spazio tra coscienza del reale e  mondo immaginario, includendo la dimensione del tempo (“già ma non ancora”), il  poter immaginare;

– la narrazione: la storia raccontata in forma orale con la possibilità di creare memoria comune, senso di appartenenza; e condivisione di simboli;

– il teatro dell’oppresso: il mettere in scena la crisi per stimolare a reagire;

– lo psicodramma moreniano: il Teatro della Spontaneità, che prevede la sospensione del giudizio e non ha finalità estetiche. Si basa sull’assunto che “la realtà è di per sé teatrale”, poiché è impossibile non comunicare. Con la non separazione tra pubblico e scena. Sé consentita la rappresentazione delle parti malate del soggetto.

– la dramma-terapia: si tratta di uno degli strumenti della psichiatria. La dramma terapia definisce il teatro nella sua più ampia accezione e lo considera terapeutico in sé, a prescindere da qualsiasi metodo clinico e terapeutico , preferisce lavorare sulle parti sane e sull’immaginario dei partecipanti.

– l’animazione teatrale: la si fa risalire agli anni settanta con Remo Rostagno. L’animazione teatrale mirava a trasformare l’istruzione in formazione attiva e dinamica dei processi di conoscenza e creatività. Ebbe il proprio campo di sperimentazione e diffusione innanzitutto nelle scuole, utilizzando in vario modo la drammatizzazione, ovvero la teatralizzazione di contenuti didattici al fine di rendere piacevole e più efficace l’apprendimento delle nozioni scolastiche (la fase attuale segna una crisi dell’animazione propriamente detta).

Fondamentale è stato l’utilizzo durante tutto il progetto della formula del “Laboratorio teatrale” per consentire una ambientazione con opportunità di sviluppo o di ricostruzione del rapporto psico-fisico con sé e con gli altri. Un luogo di stimolo della comunicazione non-verbale; per un “Processo di consapevolezza” in grado di interessare tutto il corpo. Infatti è il corpo il principale strumento di comunicazione nel teatro. Il partecipante impara così a porre attenzione alla qualità, intensità e organicità dell’azione, con uno rispecchiamento nell’esperienza dell’altro e la consapevolezza della  dimensione relazionale.

Il percorso formativo ha interessato un periodo di circa 8 mesi ed è stato programmato prevedendo 2 unità di “laboratorio teatrale”, in cadenza alternata, ospedale e Centro diurno di Rovigo, per ottenere, attraverso un confronto delle due esperienze maggiori elementi conoscitivi per avviare un progetto permanente di intervento di “Teatro sociale”.Attraverso il confronto tra i due contesti esperienziali si sono andate consolidando le valutazioni positive per inserire l’esperienza già nella fase di acuzie del paziente.

Disegno e metodi

La formazione si è articolata in due fasi. La prima di quattro incontri formativo-preparatori tra operatori (medici e paramedici) della durata di due ore circa con una bibliografia consigliata e un lavoro di lettura e confronto da condividere. La seconda di sperimentazione pratica delle tecniche quale apprendimento diretto e attivo, ci sono stati così più di venti incontri di “Teatro Sociale” della durata di un’ora, con cadenza settimanale, con un piccolo numero di pazienti (max 8 ad incontro) e il coinvolgimento diretto di circa 30 operatori (medici, psicologi ,infermieri) a rotazione (max 2 ad incontro) nelle diverse funzioni di coordinatori, tutor ma soprattutto partecipanti attori del “teatro sociale”. Al termine di ogni incontro veniva steso un elaborato sintetico come feedback dell’attività svolta per una consapevolezza condivisa dell’esperienza attraverso la comunicazione scritta. Per quanto riguarda la partecipazione all’esperienza dei pazienti veniva motivata e proposta dal referente clinico, la partecipazione rappresentava, e rappresenta, un momento di passaggio nel percorso clinico in vista di una dimissione, di un permesso o di un percorso di trattamento in altra struttura. Così per il paziente è stato ed è possibile ipotizzare un contratto individuale riabilitativo- relazionale all’interno del suo percorso di trattamento post-ricovero.

Al termine del percorso formativo sono stati formalizzati due incontri di scambio con altri Centri diurni dove da anni si porta avanti l’esperienza del teatro, ed è stata una occasione di approfondimento e confronto operativo, gli aspetti più interessanti sono emersi dalla nostra esperienza con i pazienti in fase acuta.

Risultati

Il Progetto di Teatro sociale è stato accolto positivamente sia dagli utenti/pazienti del Servizio che dagli operatori del DSM. E quale percezione soggettiva degli operatori si è ottenuto un miglioramento del clima generale del Reparto, il cui riscontro oggettivo è emerso attraverso i questionari di valutazione sul ricovero dei pazienti e dei loro familiari.

In generale si possono ritenere migliorate le conoscenze sulle potenzialità relazionali espressive verbali e non-verbali sia degli operatori che dei pazienti. che hanno aderito al percorso formativo. E’ stato anche possibile accreditare l’evento e sono stati attribuiti 30 crediti ECM per complessive 40 ore di attività. Dalle relazioni, dai verbali di ogni incontro e dalle valutazioni conclusive è stata espressa la richiesta di ripetere il percorso formativo anche per l’anno in corso per consolidare il buon risultato dell’esperienza e sperimentare nuovi contenuti e narrazioni. Sono stati inoltre  confrontati il numero di ricoveri del 2011 con lo stesso periodo del 2012 e si è evidenziata nell’anno della nostra sperimentazione un riduzione del numero di giornate di ricovero per paziente, ed un aumento del numero delle prese in carico nel Centro Diurno, difficile dare una valutazione, sarebbe importante una valutazione longitudinale dei parametri sopra descritti dando continuità alle esperienze avviate.

Conclusioni

Molto positivi i riscontri da parte sia degli operatori che degli utenti, a tal punto da programmare e avviare una seconda edizione di approfondimento all’interno del programma di formazione interna del DSM per l’anno 2013. L’obiettivo formativo previsto è stato raggiunto, le ricadute sono state già sperimentate in termini di risultato e sia all’interno del Servizio psichiatrico di Diagnosi e Cura, sia presso il Centro Diurno di Rovigo è stato avviato un Progetto di “Teatro Sociale”; aderiscono alla proposta gli utenti che partecipano ad uno specifico percorso riabilitativo, nel caso e di socializzazione. L’esperienza ha incontrato accoglienza ed adesione in entrambi i contesti entrando nella programmazione dei servizi, con il fine comune di migliorare la relazione e il contatto tra operatori e utenti, nella proposta di riedizione è stata inoltre inclusa la la sperimentazione di procedure di valutazione qualitative e quantitative dell’esperienza.

Si recitano ruoli di eroi perché si è vigliacchi, ruoli di santi perché si è delle carogne. Ma più di tutto si recita perché altrimenti si diventerebbe pazzi” (Vittorio Gassman).

 

*Medico psichiatra DSM Azienda ULSS18 Rovigo.

**Psicologa psicoterapeuta.