Editoriale – Narrare di sé

Maria Piacente

Vorremmo indagare in questo Dossier come il narrare di sé possa diventare uno strumento di conoscenza ed essere coltivato nei vari campi del sapere e nelle scuole attraverso l’esperienza diretta della scrittura autobiografica: ciò che si comprende e si percepisce con il proprio corpo agisce anche a livello emotivo e ciò che si impara attraverso il corpo e le conseguenti emozioni che sentiamo, difficilmente si dimentica. Dunque si tratta, o dovrebbe trattarsi, di scrivere per sapere chi siamo, per sapere del mondo o dei mondi possibili, per farsi riconoscere, per svelare un mistero o non svelarlo… È possibile utilizzare la scrittura come dispositivo di conoscenza delle materie di studio, delle discipline e della vita in generale?
Scrive la scrittrice americana Flannery O’Connor, «ciò che crea (lo scrittore/scrittrice) avrà la propria fonte in un reame assai più vasto di quello che la sua mente cosciente può abbracciare, e sarà sempre una sorpresa maggiore per lui di quanto non potrà mai esserlo per il suo lettore».
Con questa ultima frase si concludeva l’invito inoltrato a tutti i collaboratori che hanno partecipato alla stesura di questo Dossier dedicato alla scrittura e alla narrazione di sé.
Abbiamo voluto sottolineare l’importanza che ha la scrittura, anche di tipo autobiografico, come luogo misterioso nel quale accadono cose che ci interrogano, alle quali non sappiamo dare risposte sicure (e forse mai sapremo). Ma che ci arricchisce e ci orienta nella conoscenza di noi stessi e del nostro stare al mondo.
Al di là di quello che noi desideriamo scrivere e realmente scriviamo, il testo parla e racconta di noi molto, molto di più di quello che vogliamo far sapere agli altri e alle altre e di quello che non vorremmo fare sapere.
È un di più che ha valenze diverse per ciascuna o ciascuno di noi, certo, poi la destrezza di ognuno sarà in grado di sottolineare con più o meno efficacia ciò che lo scrittore autobiografico sarà capace di dire.
Non ci aspettiamo che le raccomandazioni fatte dalle grande scrittrice americana molto nota, morta precocemente a soli 39 anni possano essere “capite” da tutti coloro che si accingono alla scrittura e quindi anche alla narrazione di sé.
Credo che uno scrittore serio descriva l’azione solo per svelare un mistero”, disse una volta la scrittrice, “naturalmente può darsi che lo riveli a se stesso, oltre che al suo pubblico. E può anche darsi che non riesca a rivelarlo nemmeno a se stesso, ma credo che non possa fare a meno di sentirne la presenza”.
Ecco, “sentirne la presenza” sentire, dico io, qualcosa di noi che ci sembra autentico, profondo, irripetibile. Sentirne il mistero, recepirlo, intuirlo.
Sentire la propria solitudine guidati dalla poesia e da quel sapere dell’anima di cui è grande Maestra la filosofa spagnola Maria Zambrano. Nascondere qualcosa perché venga trovata, o almeno percepita. Raccontarsi non è anche questo?
E, pensiamo, anche molto altro.
Andate a leggere gli interrogativi che ci siamo posti dopo la lettura di tutti gli articoli scritti dai collaboratori per questo numero. Tra le pagine chiare e le pagine scure… è il resoconto di alcuni punti di vista che la Redazione ha voluto mettere nero su bianco. Si tratta di “Note a margine” del Dossier che vogliono arricchire i contributi e dare ulteriori elementi di riflessione e commenti a voi lettrici e lettori. È una modalità che vorremmo mantenere anche in futuro: desideriamo creare occasioni e avere un filo diretto con voi, che potrete scriverci per dire la vostra, per formulare altri interrogativi o semplicemente per comunicarci cosa ne pensate. L’indirizzo email è quello che trovate in fondo a pagina 70, ma ve lo riscrivo: pedagogika@pedagogia.it, è l’indirizzo della Redazione; di sicuro riceverete un riscontro.

Insomma, è l’occasione per mettervi in relazione con noi, con gli altri lettori e con i collaboratori della Rivista.

Vi aspettiamo!