Musica

Noel Gallagher’s High Flying Birds

Chasing Yesterday

SourMash, 2015, € 18,90

 Dopo lo scioglimento degli Oasis nel 2009 e l’esordio dei “suoi” High Flying Birds (con l’omonimo album uscito nel 2011), Noel Gallagher torna alla ribalta con Chasing Yesterday. L’impressione spontanea che si ha dopo averlo ascoltato le prime volte è che Noel sia davvero un cantautore a tutto tondo, che vuole liberarsi dall’ombra ingombrante della band di Manchester e che vuole lasciare esplodere la propria maturità espressiva e compositiva. Noel è maturato perchè rinnova il suo rock elegante, preciso e pulito prendendo spunti dal passato (Lennon e Bowie su tutti) e facendosi influenzare da altri generi, che potrebbero sembrare incompatibili tra loro (si notano infatti forti accenti jazz ed echi provenienti dalla disco music). Nonostante si noti la volontà di Noel di allontanarsi dall’ombra fraterna degli Oasis, è altrettanto chiaro che le peculiarità e le sonorità provenienti dal gruppo inglese rappresentino ancora una componente rilevante del suo bagaglio stilistico. Considerato ciò, non stupisce sentire canzoni come “In The Heat Of The Moment” (ispirata da un astronauta che dice di aver “toccato il volto di Dio” nel suo viaggio attraverso lo spazio), “Lock All The Doors”, “We Know We Can’t Go Back” (“geniale” racconto di “un ragazzo e di una ragazza che si preparano a fuggire dalla situazione in cui si trovano”, per usare le parole del suo autore), “While The Song Remains The Same”, “Revolution Song” (“una specie di brano gospel”, secondo il cantante), “Freaky Teeth” e “The Dying Of The Light” (ballata malinconica che ricalca le orme di “Don’t Go Away” e “Wonderwall”, entrambe degli Oasis): sono tutti pezzi molto differenti l’uno dall’altro, ma tutti insieme rappresentato ciò che è stato, per un paio di decenni, il brit pop dei fratelli Gallagher; si tratta di brani che tratteggiano le linee di quello che è un pop-rock puro ed essenziale che conserva però una forte emotività, nelle ballate lente, ed una spiccata elettricità nei pezzi veloci. Sull’altra faccia della medaglia, notiamo che una parte di Chasing Yesterday è dedicata a dei brani che sono dei veri e propri esperimenti di sensibilità musicale: il più particolare è “The Ballad Of The Mighty I” che, grazie ad un basso incalzante ed alle repentine sferzate di violino, strizza l’occhio in direzione della disco music. Una volta arrivati a “The Right Stuff”, ci si immerge completamente nello space jazz (genere fortemente disprezzato da Noel ai tempi degli Oasis): ambientazioni fumose e riecheggianti, definite da sassofoni, trombe e cori in lontananza, in cui non è tanto la musica ad avere importanza quanto l’atmosfera creata intorno ad essa. Altri frammenti di jazz li troviamo negli assoli di tromba presenti in “Do The Damage”, i quali, allo stesso tempo, accompagnano ed inseguono i veloci movimenti del basso e le scorribande elettriche della chitarra, in un brano hard-rock estremamente carico di energia. Accenti latineggianti accompagnano, invece, lo svolgimento ruvido e deciso di “The Mexican”, in cui gli strumenti a fiato, in questo caso, contribuiscono a trasferire metafisicamente l’ascoltatore in America Centrale. Le ultime 3 canzoni prese in considerazione hanno il compito di mostrarci il “pedigree” musicale di Noel: che musica ascoltava fin da piccolo e da quali personaggi prendeva ispirazione. “Riverman” (canzone con cui apre Chasing Yesterday) rievoca tinte nebbiose e lontane, facendo lentamente riemergere dalla memoria vaghi cenni al rock psichedelico dei Pink Floyd (intenzione confermata dallo stesso Noel). In “The Girl With The X-Ray Eyes” (dedicata alla moglie Sara) c’è molto di David Bowie: rock lento ma solenne, in un perfetto matrimonio tra pop e glam-rock, proprio come succedeva nelle canzoni del Cigno Bianco. Infine, non poteva mancare un breve viaggio in terre beatlesiane, “Leave My Guitar Alone”: delicata, preziosa e leggera, presenta delle variazioni di pianoforte provenienti dal repertorio del Lennon solista. L’impressione totale che dà l’album è di aver a che fare con un artista a 360 gradi, capace di esprimere liberamente il proprio talento espressivo in tutte le sue forme e contenuti. L’aspettativa di un ascolto piacevole è pienamente rispettata, grazie ad un vasto e sfaccettato ventaglio di ritmi e generi diversi ma ampiamente compatibili fra loro.

Infine, una comunicazione di servizio: il “pusher” citato nelle precedenti recensioni è Massimo Colombo del negozio Carillon Dischi a Monza in Via Cavallotti 82.