Famiglie di qui e d'altrove

1999: anno dei nuovi cittadini
Oltre che per il valore simbolico e politico - connesso ai temi dell'integrazione, dell'inclusione, della coesione sociale - l'evento è rilevante anche dal punto di vista "definitorio". Gli extracomunitari, i lavoratori stranieri, gli immigrati venuti da lontano diventano, perlomeno nel linguaggio, meno distanti e provvisori. Lo spazio sociale loro attribuito si amplia fino a comprendere le dimensioni e i ruoli di genitore, utente, vicino di casa, consumatore, paziente ... "nuovo cittadino".
Il cambiamento della denominazione rispecchia i mutamenti intervenuti in questi anni e tuttora in corso. Da una fase iniziale, durante la quale erano presenti solo lavoratori singoli, più o meno provvisori e in transito, si sta gradualmente passando ad una fase nella quale altri soggetti sociali fanno la loro comparsa: i coniugi, i figli, i congiunti, i nuclei famigliari.

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Graziella Favaro


Dietro ogni singola storia e viaggio di migrazione c'è sempre un gruppo famigliare, più o meno allargato, che accompagna da lontano l'esodo degli individui. Si parte da soli, ma si parte per la famiglia, grazie alle reti di aiuto e di sostegno famigliare, e anche nonostante la famiglia. I progetti del migrante si originano, si organizzano e si compiono ancorandosi alle aspettative, ai bisogni, ai sogni del nucleo si appartenenza.
Si parte per garantire la sopravvivenza di chi resta, per sostenere i progetti, gli studi, le attese dei famigliari. Questi soggetti - ragione e origine della migrazione - restano sullo sfondo, sono quasi sempre laggiù, nel paese lasciato, presenti e assenti al tempo stesso. Ma, con il passare del tempo, la parentesi migratoria si dilata, i progetti si modificano; nuove famiglie si compongono; quelle "spezzate" si ricompongono qui, nel paese di immigrazione.

 

L'immigrazione "mette radici"


 

Il passaggio da un'immigrazione di tipo individuale ad una immigrazione a carattere famigliare - dalla prima alla seconda fase del ciclo migratorio - riguarda in modo particolare, in Italia, alcune aree e regioni del centro-nord e interessa in maniera ancora marginale le regioni del sud. Le domande di ricongiungimento famigliare ad esempio, si concentrano soprattutto in Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte; così come la presenza dei bambini dell'immigrazione, che risiedono in queste stesse aree nel 92% dei casi. I percorsi di arrivo dei congiunti rimasti per qualche tempo in patria sono differenti e diverse sono anche le caratteristiche dei nuclei famigliari immigrati, per composizione, storia, progetto.
Famiglie che si spezzano a causa della migrazione; famiglie che si ricompongono in terra straniera dopo anni di distacco; nuove famiglie che si formano nel paese di accoglienza; coppie miste che accettano la sfida dell'incontro tra culture e che cercano di costruire per i loro figli appartenenza e riferimenti biculturali: la migrazione crea fratture, ricompone nuclei 'spezzati', provoca l'incontro fra storie differenti. In ogni caso, la nascita o l'arrivo dei figli - cos? come la decisione di realizzare il ricongiungimento del coniuge modificano profondamente il progetto dei singoli, che tendono a spostare la bilancia delle scelte e degli investimenti simbolici, economici, affettivi - verso il 'qui e ora'. Il ricongiungimento famigliare costituisce cos?, ad un tempo, il fattore essenziale e il segno visibile della trasformazione del significato della migrazione: l'immigrato cessa di essere un lavoratore straniero, provvisorio e in transito, per diventare una presenza stabile e definibile anche in base ad altri ruoli sociali.
Se gli adulti presenti da soli hanno potuto continuare a vivere per anni in una condizione di 'invisibilità' sociale limitando al massimo gli scambi con gli autoctoni, spesso senza conoscere e accedere ai servizi del territorio, la presenza dei bambini rompe l'isolamento, costringe i genitori a informarsi, muoversi in modo nuovo nella città, usare strutture e servizi comuni.
L'arrivo delle donne e dei figli costituisce inoltre un fattore importante di cambiamento rispetto ai consumi e di trasformazione dei ruoli famigliari. I comportamenti dei migranti singoli (soprattutto degli uomini) sono dettati, nella prima fase del ciclo migratorio, quasi sempre dalla volontà di risparmio (sull'alloggio, sul cibo, sull'abbigliamento ... ) per investire nel paese d'origine, dimostrando là il proprio successo e la riuscita del progetto. La presenza dei famigliari impone e giustifica nuovi comportamenti e nuovi consumi. La contraddizione tra il comportamento della prima fase e le domande di beni e oggetti che vengono dai nuovi arrivati appare rapidamente e può costituire, in alcuni casi, causa di conflitto. L'insieme delle pratiche sociali deve, infatti essere reinterpretato accordando attenzione e valore ai desideri e ai bisogni individuali.
Rispetto al progetto migratorio e alla sua durata prevista, si ritrovano, fra i genitori stranieri, comportamenti e atteggiamenti segnati dalla provvisorietà e dall'attesa di eventi risolutori e progetti tendenti decisamente verso una stabilizzazione, più o meno definitiva. Fermarsi per un tempo indefinito senza peraltro mai decidere di restare: sembra questo l'atteggiamento più diffuso, basato su una provvisorietà che diventa sempre più "stabile" e che paradossalmente sembra garantire maggior equilibrio agli adulti poiché tutte le possibilità sono ancora aperte e accessibili e la strada del rientro sembra ancora percorribile.

 

La famiglia immigrata: un luogo di doppia mediazione

 

Il vero protagonista dell'integrazione e dello scambio tra le due culture è sicuramente il bambino immigrato chiamato a costruire un'identità plurale e complessa a partire da riferimenti diversi. Poiché questo processo possa avvenire senza traumi e ambivalenze è però necessario che siano presenti alcune condizioni.
Tra queste, vi sono certamente il progetto migratorio della famiglia e le condizioni di inserimento del nucleo nel nuovo paese. La situazione di provvisorietà, diffusa fra gli immigrati e continuamente rinforzata dal paese di accoglimento, può a volte costituire un fattore di 'equilibrio' per l'adulto singolo, che mette il presente fra parentesi, in attesa di riprendere la sua vera vita altrove. Non è certamente cos? per il bambino nato qui, che si trova a vivere sospeso fra appartenenze mai definite, a contatto con la nostalgia di un luogo e di un tempo che non ha mai abitato e vissuto.
E ancora, se gli adulti non hanno ancora elaborato il distacco dalle illusioni e dal paese perduto, se la loro permanenza è segnata dal rimpianto e dal radicamento verso il passato, sarà il figlio a dover compiere il cammino del distacco, prima di riuscire ad appartenere al paese che lo vede crescere.
Il rapporto con il paese di immigrazione e con il paese di origine, le paure e le aspettative per il futuro si traducono naturalmente in messaggi e in progetti educativi nei confronti della nuova generazione. Cos?, tra le famiglie immigrate possiamo distinguere tra:
- coloro che sono 'installati' nella provvisorietà e che oscillano tra scelte ambivalenti, aspettando che gli accadimenti esterni li indirizzino verso decisioni più precise;
- coloro che sono 'radicati' verso il passato e che temono fortemente una progressiva erosione della cultura d'origine attraverso l'influenza della scuola e dell'ambiente esterno;
- coloro, invece, che tendono verso l'assimilazione e che lasciano nell'ombra, nella loro relazione educativa con i figli, ogni traccia di memoria collettiva e famigliare, e ogni riferimento al prima e all'altrove;
- coloro che cercano, attraverso sforzi e tentativi quotidiani, di costruire, per i loro figli, legami e appartenenze plurali, senza che vi siano fratture e distanze, al fine di integrare i riferimenti alla cultura e alla storia famigliari con quelli del paese in cui vivono.
In quest'ultimo caso, la famiglia immigrata funziona come un luogo, reciprocamente arricchente, di mediazione tra due mondi, resa possibile dal fatto che genitori e figli stabiliscono una "doppia autorizzazione".
I genitori stranieri hanno fatta propria la convinzione secondo la quale l'appartenenza a due culture, tra loro in ibridazione, è pi? arricchente di quanto non sia il riferimento ad un solo mondo culturale. Questo significa, in alcuni casi e situazioni, accettare che il figlio sia in parte diverso da come essi se lo erano rappresentato, meno 'fedele' alle origini di quanto avrebbero voluto.
I genitori autorizzano e incoraggiano l'appartenenza del figlio alla nuova realtà, alla sua lingua, ai valori e comportamenti.
Essi riconoscono che la storia del bambino - il suo progetto e traiettoria - è legittima senza che sia la propria.
Il figlio, da parte sua, accetta l'appartenenza dei genitori alla cultura d'origine, conosce e stima i loro sforzi e progetti, valorizza i loro saperi.
Le storie delle due generazioni si articolano e si sviluppano allora secondo una continuità che vede la presenza non solo di elementi di somiglianza, ma anche delle differenze.
In questa dinamica famigliare, tra mantenimento e mutamento la madre ha un ruolo fondamentale di trait-d'union poiché tesse i legami tra il mondo del bambino, che è già quello del futuro e dei progetti, e quello del padre, del passato, della memoria e della nostalgia.

 

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