I bambini di Hillman hanno l'angelo custode

La vita di ciascuno non dipende solo dalla determinazione di una eredità genetica o dall'effetto di condizionamenti sociali; la psiche appartiene ad una dimensione che non può essere risolta nella disputa tra innatismo e ambientalismo.


 

Pier Pietro Brunelli


L'idea che Hillman propone nel suo ultimo libro Il codice dell'anima(1) è nuova quanto antica: egli rielabora il mito di Er raccontato da Platone nella "Repubblica", secondo cui un'entità iperurania discende nell'anima di qualcuno al momento della sua nascita, e diviene così il "daimon", il destino, la vocazione, il carattere esclusivo ed essenzialmente incondizionabile di quell'anima. Molti miti primitivi delle origini vedono nella nascita il manifestarsi di due metà, quella soggetta alle vicende del mondo, e quella che è nella sua essenza imperturbabile, poiché è sostanza spirituale non condizionabile, discesa nella natura interiore della personalità per darle una irripetibile unicità. Mentre dunque le neuroscienze cooperano con la biologia alla ricerca di un codice genetico capace di spiegare, non soltanto il nostro "destino somatico", ma anche i tratti del nostro carattere, i desideri, le capacità intellettuali, i sentimenti, Hillman cerca di trovare le chiavi di un "codice dell'anima"...; queste chiavi sarebbero nelle mani di un "genius", di un demone, o di un Angelo Custode a cui siamo stati affidati al momento della nascita. Osservazioni sostanzialmente irrealistiche e misticheggianti - si dirà - ma solo se le si considera nel quadro di una rigida logica-psico-logica; eppure come ha evidenziato Galimberti la "psiche in quanto "anima" non ha una logica(2), il suo "logos" è a-razionale, bisogna dunque scegliere se si intende "spiegarlo", quindi ridurlo a formule e teorie, oppure se si preferisce comprenderlo, quindi lasciarlo esprimere secondo il suo linguaggio, che è tipicamente quello simbolico del sogno, del mito, della religione, della poesia, dell'eros.... Il linguaggio dell'anima non può parlare parole dal senso preciso ed univoco, ed anche se per necessità terapeutiche o di studio siamo portati ad inserirlo entro "quadri clinici" , dobbiamo riconoscere che esso fugge via, si ribella, o si nasconde, poiché in ultima istanza esso contiene il mistero dell'essere umano, una indecifrabilità che si apre all'esperienza della continua ricerca, dello sconfinato errare, della tensione verso il non-noto. Non si tratta di fare un'approssimativa metafisica, e neppure di abbandonarsi alla New Age, si tratta invece secondo Hillman di una realistica presa di coscienza circa l'esistenza di una dimensione "altra" nella quale siamo effettivamente immersi, e da cui dipendiamo psichicamente, in misura assai più consistente di quel che non pensiamo. Quando però osserviamo i bambini, dobbiamo constatare il loro fortissimo legame con questa "altra realtà", a cui si possono dare diverse definizioni: psiche, inconscio, anima, mondo interiore.... In un certo senso i bambini appaiono più condizionati da questo carattere duale conscio/inconscio, mentre gli adulti sarebbero più coscienti e quindi più liberi... ma è questione di punti di vista, ed è questione di non intendere la libertà come la negazione di un mondo interiore, che resta inespresso e con il quale si entra in lotta. Secondo Hillman il mondo interiore degli adulti, come quello dei bambini sarebbe governato da uno "spiritus rector", che si può immaginare come l'Angelo Custode al quale bisogna riconoscere una fondamentale funzione, quella di indicare a ciascuno la via da seguire, le cose importanti da fare, le scelte che concorrono a determinare la storia stessa di una vita. Ne Il Codice dell'anima, Hillman appare dunque determinato nel suo generale intento di una "re-visione della psicologia"(3), egli rivela attraverso un inusitato scenario di esempi e narrazioni tratte dall'infanzia di personaggi celebri: artisti, filosofi, religiosi, dittatori e rivoluzionari, che l'anima umana, al contrario di quanto afferma una certa psicologia ufficiale, non è poi così dipendente dall'influsso genitoriale, dalle dinamiche edipiche e dalle variabili accidentali storico-sociali. Queste influenze, che certamente sussistono, vanno comunque ad intrecciarsi come rampicanti intorno a un'architettura indipendente che, come dice Hillman: < Per la cristianità la figura dell'Angelo Custode è una forza moraleggiante, che serve a normalizzare e redimere l'essere umano che accompagna. Eppure, questo "spiritus rector", nella natura spietata quanto innocente della psiche, è più simile a ciò che i greci chiamavano "daimon", cioè non un demone malvagio, ma un'entità al di là del bene e del male: il seme spirituale che deve trovare il suo sviluppo terreno. Questo seme che Hillman chiama "la ghianda" non è di per sé, né buono né cattivo e quindi a nulla vale obliterargli le radici o opporre ad esse la pesante pietra della morale, poiché, comunque egli sia, la sua "cattiveria" si svilupperà fino a risultare ancora più cocciuta e pericolosa. Bisogna che questo "essere interiore" - che è nella ghianda - venga compreso nei suoi aspetti di luce e di ombra, e lasciare un certo tempo e un certo spazio affinché esso possa essere ciò che è, secondo la sua natura; solo così, probabilmente, un "bene" potrà equilibrare un "male", secondo quel principio di complementarietà e di congiunzione degli opposti che è, ad esempio, fondamentale nel taoismo, e che, come Jung ha spiegato, costituisce l'energia simbolica essenziale della psiche. Perciò, secondo Hillman, a cominciare dai bambini, e da coloro che se ne occupano - genitori, insegnanti, pedagoghi e psicologi - è importante ripartire dal potere immaginativo del mito di Er, dal "daimon", che governa l'essere di ciascuno, al fine di ricercare nuove vie per una armonizzazione delle relazioni umane, dell'educazione, della cura e del modo stesso di vivere.
La scuola, ad esempio, rischia di essere una sorta di macchina psicosomatica protesa ad uniformare e omologare i bambini verso una concezione culturale unitaria del modo di essere e di pensare; questo vuol dire non riconoscere il carattere unico e plurale della psiche a cominciare dall'infanzia, nella sua fase seminale, cioè quando il germogliare spontaneo di una vocazione, di una personalità avrebbe bisogno di strumenti per mostrare che fiore è, che frutti potrebbe dare, secondo la natura della sua "ghianda".... Siccome ciò avviene difficilmente, Hillman dedica un'interessante capitolo all'"incubo della scuola", intesa come ambiente eziologico troppo spesso incapace di comprendere "l'altra realtà del bambino", la "sua", e più propriamente quella dello "spirito angelico" a cui appartiene.
Comunicare con l'Angelo Custode dei bambini, presuppone ciò che Hillman ha chiamato "fare anima", poiché coltivando l'anima attraverso l'immaginazione, la fantasia e tante altre pratiche, anche di carattere psicosomatico, ci si riavvicina al proprio Angelo Custode ed è per suo tramite che la comunicazione diviene profonda.
Tuttavia, il saggio di Hillman non fornisce formule o ricette inequivocabili e precise, ma insiste su una cosa di cui sarebbe meglio ricordarsi sempre, con onestà e umiltà, al di là di ogni postulato teorico e di ogni legittima presa di posizione: dentro ogni bambino, come in ogni adulto, c'è qualcosa che ha una vita sua e una sua ragione da rispettare, forse un Angelo Custode, buono o cattivo, non è questo il punto: l'importante è cercare di conoscerlo affinché l'anima che gli è stata affidata possa rivelarsi ed autentica nell'avventura della vita.

 

*formatore, specialista di comunicazione sociale

NOTE
1 J. Hillman, Il codice dell'anima, Adelphi, 1996
2 U. Galimberti, Gli equivoci dell'anima, Feltrinelli, 1987
3 J. Hillman, Re-visione della psicologia, Adelphi, 1975

 

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