Il gioco e le sue variabili ossessivo-maniacali

L’articolo racconta un’esperienza osservativa condotta secondo il modello dell’infant observation, effettuata prevalentemente all’interno di una Scuola Materna. Il lavoro è centrato attorno alla psico dinamica del gioco e delle sue variabili ossessivo/maniacali poste in atto nel corso di un anno di frequenza presso la Struttura educativa. Sullo sfondo le vicende familiari e sociali di Luigi, i piccoli passi interattivi che attivano ora un confronto, ora un conflitto o altresì che segnalano una via di fuga e una difesa.

Rossana Dalla Stella


L’esperienza osservativa effettuata secondo le linee metodologiche del modello Tavistock assume in questo particolare contesto di lavoro una fisionomia più prossima al laboratorio sperimentale, comunemente attrezzato a fotografare la realtà con strumenti tecnici rigorosi quali ad esempio la videoregistrazione, lo specchio unidirezionale ecc. Modificando l’ordine con cui viene presentato il dato descrittivo, che normalmente precede le sintesi e le astrazioni derivate da esso, qui diversamente le note fenomenologiche, gli spunti interpretativi si intercalano con i contenuti estratti dalla storia, talora li precedono come un’impronta già in parte definita nella forma. Può nascere l’impressione di seguire un percorso condizionato da ipotesi soggettive, che perciò cercano un appiglio presso cui agganciare la rete dei significati emessi nella “scene” di gioco. In realtà l’esposizione in corso è il frutto di un’operazione longitudinale, filtrata alla luce di un atteggiamento di ricerca, che annota le particolarità e le sviluppa nella cornice del tempo. Allora lo sguardo intensivo praticato sull’oggetto osservato si estende, forse con il rischio di orientarsi maggiormente verso la convalida che non la scoperta, il vero interesse perseguito dalla clinica psicoanalitica.

Si potrebbe allora dire che l’occasione osservativa pone in essere la possibilità di risalire, dopo l’immersione nel tessuto narrativo, ad un secondo livello d’ascolto dove si coniuga la ricettività con l’annotazione di un filo conduttore che intreccia le sedute e le analizza concentrandosi su alcuni segnali ripetuti di comportamento espressi dal soggetto nell’ambito della sua vita sociale.

Dopo la breve stesura di note introduttive verrà centralizzata l’attenzione su alcuni passi di esperienza condotti insieme ad un gruppo di coetanei nello spazio di gioco offerto dalla scuola per l’infanzia.

 

Luigi

Luigi ha 5 anni, nato in seguito ad una gravidanza regolare; tutta la sua storia evolutiva è caratterizzata da una sorta di regolarità relativamente all’ingresso nelle varie tappe evolutive.

Secondo le informazioni preliminari, fornite dalla madre, Luigi è stato allattato fino al compimento del primo anno di vita, secondo un ritmo ordinato, in cui si è progressivamente inserita, al sesto mese, la fase dello svezzamento. La deambulazione è iniziata verso l’undicesimo mese, preceduta da un breve periodo in cui egli procedeva carponi.

Il controllo sfinterico è avvenuto a circa 2 anni in forma naturale, con facilità, viste le capacità del bambino di associare questo evento alla sua formula verbale, di anticiparlo all’adulto attraverso un intento comunicativo efficace, che come tale non poteva essere frainteso .

Complessivamente Luigi viene descritto come un bambino che ha acquisito un buon livello di autonomia, esercitata in occasione del pasto e della vestizione, in generale estesa all’insieme delle pratiche relative la gestione del bisogno nella sua quotidianità.

Nel gioco l’intreccio delle azioni con quelle dei coetanei o degli adulti viene sostenuto da una vitalità manifesta, emergente, ma sempre contenuta dentro una forma di vigilanza, di controllo attento e responsivo.

I suoi desideri, le sue definite intenzionalità si dispiegano con visibile coerenza, senza mai mostrare note di eccesso o di confusione emotiva.

Nelle sue richieste egli mantiene chiara e netta l’identificazione dei confini, la differenziazione tra lo spazio proprio e altrui.

Se quindi il luogo della casa dove per lui è preferibile rimanere è la propria camera, quella dei genitori viene invece investita di un divieto circa la sua accessibilità diurna e notturna.

Luigi viene altresì riconosciuto e rappresentato dalla mamma nella sua identità sessuata, di maschio dotato di attitudini orientate, secondo il suo parere, in questa precisa direzione; tra esse trova spicco giocare a pallone ma anche la predisposizione ad esprimere con riluttanza l’affettività e l’attaccamento.

 

Spazi di osservazione

Il percorso osservativo annuale ha avuto prevalentemente luogo nella Scuola Materna dove Luigi sta affrontando il suo primo anno d’iscrizione, con l’interposizione di alcune osservazioni effettuate all’interno dell’ambiente familiare.

Ciò ha reso possibile la comparazione dei dati emergenti sotto il profilo dello sviluppo, ma soprattutto ha permesso di ampliare l’orizzonte esplorativo a carico delle relazioni intessute da Luigi con la madre oltre che con le figure comprese nella comunità infantile.

La sezione della Scuola Materna dove ho condotto le osservazioni è generalmente suddivisa in 5 spazi, delimitati da alcuni mobiletti che funzionano come delle pareti di confine: un angolo delle costruzioni, utilizzabili sopra un grande tappeto, una zona dedicata al gioco simbolico (cucinetta con tavolo annesso), un’altra adibita ora per i travasi, ora per i collages, una quarta area che comprende altri due tavoli su cui vengono svolte attività di disegno o di puzzle.

Il numero dei bambini è 25; essi si muovono liberamente all’interno dei vari spazi, tuttavia devono attenersi alla regola di non trasferire altrove il materiale di appartenenza relativo ad ogni angolo specifico.

 

Tra continuità e cambiamento

Fino agli ultimi mesi del percorso osservativo non si notano sostanziali cambiamenti sotto il profilo ludico ed espressivo di Luigi, complessivamente predisposto ad assumere misure adattive e conformi alle richieste rivolte ora dall’insegnante, ora dal coetaneo o dal piccolo gruppo con cui egli si trova intenzionalmente o meno ad interagire durante la routine del gioco.

Il tono della voce mantiene toni di leggerezza e di basso volume, la gestualità corporea aderisce alle medesime peculiarità così da conferirgli un’insolita delicatezza nei modi di tenere l’oggetto, manipolarlo, usarlo con finalità strumentali o di carattere simbolico.

Il movimento nello spazio risulta abbastanza fluido rispetto alle zone di gioco, gli spostamenti sono rapidi ma non disorganizzati come se Luigi fosse sostenuto da un’idea, un desiderio, solo in alcuni momenti il suo corpo assume tratti di vaga e incerta noncuranza.

Se si crea un’occasione di conflitto con un altro bambino, inizialmente il suo volto si oscura ma prontamente in lui fa seguito ora il sorriso, ora la carezza, ora l’abbraccio come strategia di invito alla pace e alla “riunione”. Talora ricorre all’ aggressività “mimata”del leone per sedare quella reale che il bambino indirizza nei suoi confronti.

Di fronte ad un “attacco” abitualmente Luigi si allontana con il corpo o con lo sguardo come a preservarsi ma anche a preservare l’armonia d’insieme indicata dalle sue consuete attitudini relazionali.

In generale egli è attratto dai compagni, si unisce a loro per condividere non solo gli oggetti e/o le operazioni eseguibili con esse, ma soprattutto per esprimere emozioni di giubilo e di soddisfazione, per assaporare meglio il piacere dell’impresa costruttiva e pure distruttiva (scontro tra automobili, crollo delle torri ecc…)

Nel condurre attività di incastro e di puzzle si configura una spiccata inclinazione a far combaciare linee, figure, altresì a rinnovare la ricomposizione dei vari pezzi qualora qualcun altro interviene alterando le forme e le loro simmetrie. Le azioni di “salvataggio” risultano tanto più mirate e veloci tanto più si affollano i tentativi esterni protesi alla distruzione dell’ordine impresso alle varie immagini riunite e tra loro precisamente associate.

Si configurano altresì come particolari le modalità con cui Luigi dà luogo alle proprie “opere pittoriche”: in un primo tempo i fogli vengono riempiti di colore, successivamente ripiegati fino a diventare una specie di piccolo blocchetto, infine rinchiusi prontamente nel cassetto di propria appartenenza, senza alcuna cura, quasi si trattasse di un oggetto deprivato di interesse e di valore.

Nell’ultimo periodo Luigi, diversamente dal solito, mette in scena intenzionalità appropriative, espressione manifesta di una pulsionalità che gli appartiene e che quindi non rientra unicamente in una pratica di confronto reattiva e difensiva. (cronologicamente questo cambiamento comportamentale si verifica in corrispondenza dell’evento gravidico nella madre)

Se Luigi mantiene globalmente i tratti comportamentali qui sopra esposti, tuttavia nel periodo compreso tra il mese di febbraio e il mese di giugno trovano spicco alcune note di cambiamento o comunque di parziale differenziazione rispetto a quanto osservato durante l’intero iter delle visite effettuate presso la Scuola Materna.

Se da un lato egli mantiene stabilmente un atteggiamento per certi versi obbediente di fronte alle regole impartite dall’adulto (riordinare, spostarsi in un altro angolo, usare un determinato materiale, dedicarsi ad un’attività prescelta all’esterno) nel contempo agisce furtivamente in senso trasgressivo senza mostrare segni di turbamento o ansietà emotiva. Apparentemente adattato e adattabile, Luigi ha progressivamente espanso e accentuato una sorta di contrapposizione silenziosa ma tenace.

Nel contatto diretto con le insegnanti egli persiste nella mancata esposizione di un bisogno o di una richiesta, a parte quella specifica e semplice di un foglio, una penna ecc…né esterna la natura dei suoi affetti in qualsivoglia direzione ( ad esempio la rabbia oppure la soddisfazione).

Quando è impegnato nel gioco i gesti ricompositivi rispetto al disordine che si configura in un disegno o in qualche attività ora in parte si frantumano a causa delle interferenze agite dai coetanei che sollecitano in lui una pulsionalità più confusiva e coinvolgente. Allora la pratica sistematica di ristabilire l’ordine in corso subisce di conseguenza una temporanea e più prolungata interruzione.

Con i bambini Luigi sta progressivamente istituendo delle sequenze interattive dominate da una sorta di frenesia eccitata e talora trionfante: distruggere il lavoro svolto oppure indulgere ad una relazione corpo a corpo è divenuta una modalità privilegiata o pressoché esclusiva di imporsi e di proporsi. Di conseguenza la concentrazione che egli prima manifestava in forma sufficientemente sviluppata risulta adesso delimitata ad alcuni brevi frammenti temporali, in misura corrispondente alle condizioni riscontrate nelle variabili ambientali (numero dei bambini, tipologia del materiale in uso ecc.).

Sempre all’interno della dinamica sociale con i pari risulta crescente la potenza aggressiva esplicata per il possesso di un oggetto o semplicemente per il piacere di esercitare la propria volontà onnipotente e dominante.

Se fino a qualche mese addietro Luigi dava segno di disagio se qualche bambino riusciva a sopraffarlo, ora difficilmente egli si ritira dallo scontro come se fosse meno impaurito dagli esiti del combattimento in atto, anzi sembra che in tale contesto egli ricavi motivo ulteriore di soddisfazione e godimento; lo strumento verbale unito all’atto della prensione manuale si organizzano dando origine ad una sorta di fare imperioso che non recede di fronte alle pretese altrui.

L’impronta simbolica ricevuta dal gioco complessivamente si delimita ruotando attorno ad alcune gestualità piuttosto semplici quali il trasferire un fantastico alimento dentro un piatto oppure accudire brevemente una bambola ricoprendola con una coperta.

Durante l’attività pittorica Andrea appare sempre più svogliato a meno che non si tratti di rispondere ad una consegna di genere meccanico come il colorare precisamente gli occhi di un animale o i petali di un fiore.

 

Note osservative e cliniche

Luigi ha mantenuto e variamente esibito tratti comportamentali di natura ossessiva, che cercherò di evidenziare estrapolando alcune sequenze riportate dal materiale osservativo. L’indagine è dunque rivolta a prendere in esame questo tema clinico, a formulare delle ipotesi anche alla luce dei riferimenti informativi ricevuti all’inizio e poi via via accumulati durante le successive fasi dell’intervento.

Luigi è accucciato presso un plastico verde che raffigura dei percorsi, delle salite e delle discese atte al trasporto dei veicoli. In mano tiene una macchina che fa scorrere su più punti, ora sopra, ora sotto , ora all’interno di un tunnel, contemporaneamente parlotta, osserva attorno a sé, spostando lo sguardo anche oltre la zona gioco in cui in quel momento egli si trova.

Per almeno 10 minuti, anche di più, trattiene l’automezzo che ha in mano però, non appena qualcuno glielo sottrae, egli non reagisce, rapidamente lo riprende facendolo nuovamente scorrere sulla pista. Talora, non riuscendo in tale intento, si allontana sostituendo il veicolo in oggetto con un altro ancora, riprendendo nuovamente il gioco interrotto, impegnandosi con la stessa concentrazione e precisione...

Luigi afferra un pennarello grigio dal contenitore dei pennarelli, sfila il tappo tenendo un dito inserito nel cappuccio e con l’altra mano scarabocchia dei segni prima diritti poi sempre più circolari ed estesi; dopo il grigio usa il pennarello viola ma solo brevemente poi il nero che continua ad usare per almeno 10 minuti, forse un quarto d’ora. I segni grafici prodotti sul foglio sono sempre più marcati, creando alla fine un groviglio di linee che occupano l’intera superficie del foglio stesso……

(I bambini si stanno avviando in fila, secondo l’abituale consegna, verso la sala del pranzo):

Luigi è il quarto della fila ma la bambina che lo precede non accetta che lui le porga le braccia sulle sue spalle, quest’ultima piange, si divincola e allora egli cerca di ripetere il gesto ma lei alla fine si stacca, togliendoli di forza la presa. Come se niente fosse successo egli prosegue tentando di appoggiarsi a qualcun altro senza riuscirci………continuando a provarci e a riprovarci…….

Luigi tiene in mano l’oggetto duro a lungo, come se gli servisse per “tenersi”, per sentirsi più sicuro e invulnerabile; anche attaccarsi al foglio ricorrendo alla produzione stereotipata di segni grafici, altresì attaccarsi alle spalle del compagno ripropone l’inflessibilità di uno sforzo teso in questa specifica direzione.

E’ interessante notare come le eventuali interruzioni, agite per mano altrui durante le attività di gioco, non interferiscano con il tentativo di ripristinare nuovamente il contesto ordinato entro cui egli si muoveva prima di subire le suddette incursioni esterne.

L’ordine che Luigi ristabilisce tra gli oggetti e con gli oggetti si riformula pure nella relazione con i soggetti animati che popolano la sezione d’appartenenza: tutto viene “messo a posto” onde evitare il caos esterno ma anche quello interno.

L’adattabilità, la conformità all’ambiente e alle sue regole, sembra funzionare come involucro protettivo rispetto all’intimità e ai pericoli che da essa possono provenire.

Luigi è seduto al tavolo su cui sopra l’insegnante ha posto la nuova pista; egli è tutto intento a tenere attaccati i quadrati che la compongono, a far incastrare perfettamente le linee che tracciano le piste, i percorsi. Tiene una macchinina sempre in mano, quando gliela portano via non reagisce né cerca altre soluzioni, altresì si limita a spalancare gli occhi, tra lo “spaventato” e l’”arrabbiato”ma senza emettere segni visibili di protesta. Più volte risistema i quadrati scomposti dall’azione altrui decidendo di lasciare tutto in disordine solo alla fine, nel momento in cui l’insegnante incita tutti i bambini a riunirsi in gruppo in quanto è giunta l’ora di trasferirsi insieme in sala pranzo…….

Luigi si trova nell’angolo delle costruzioni, che vengono usate dai bambini direttamente sul tappeto. Qui egli si mette ad affiancare, l’uno attaccato all’altro, tanti mattoncini colorati, dando origine ad una specie di recinto circondato a sua volta da tanti alberelli; si tratta di azioni condivise con altri coetanei che intanto si affiancano a lui aggiungendo altri pezzi uguali.

Quando però arriva un ulteriore bambino che lancia tutto per aria esibendo il piacere di provocare e distruggere, Luigi ripropone sul suo volto un’espressione che richiama note di fastidio e di malumore, comunque si sposta in cerca di qualcos’ altro…. .

Questa sequenza si ripete più di una volta nel senso che risultano molteplici le occasioni in cui riesce a salvare il suo lavoro ma se tale tentativo si rivela infruttuoso subito rinuncia senza esprimere sentimenti di rabbia; egli cerca sempre degli aggiustamenti, delle mediazioni che gli consentono di evitare il conflitto, lo scontro aperto…….

Oppure ancora…

In un momento di gioco libero un gruppo di bambini tra cui Luigi assemblano insieme delle sedie per formare una specie di trenino. Egli, mostrandosi particolarmente attirato da tale scenario ludico, aggiunge molte sedie, tutte ben attaccate le une alle altre, tentando di sedersi ai primi posti ma viene immediatamente sospinto fuori, espulso con una certa forza. Luigi corre a prendere un’altra sedia, la sistema in fondo continuando a sorridere e ad esibire il suo consueto buon umore…

In altre situazioni, invece, qualora lo scontro diventa troppo dirompente, allora anche il gesto di ricomposizione perde le sue facoltà riparative: si configura l’affetto depressivo e le relative espressioni mimiche e facciali come ad esempio nel frammento osservativo qui di seguito riportato:

Luigi si trova nello spazio riservato al gioco simbolico, sta sistemando una bambola avvolgendola con una copertina tutta stretta dentro una specie di vasca che sembra fungere da passeggino, arriva un bambino, gli strappa di mano il bambolotto insieme alla coperta che lo ricopre. Non riuscendo a riprendersela si siede tutto rattristato cominciando a girare una manopola attorno alla propria mano come se volesse strizzarla , mettendo in questo gesto tanta animosità e concentrazione…

Chissà se sta mettendo dentro questo gesto tutta la sua rabbia oppure se con tale aggrappamento egli stia facendo fronte all’impegno di “tenersi su”, quasi per non fare la fine della bambola espulsa via!

E’ probabile che la valenza ossessiva rinvenibile nei movimenti espressivi e relazionali si rinforzi in concomitanza del disordine contestuale, frequentemente prodotto da troppi bambini riuniti insieme oppure semplicemente da uno solo.

Secondo la teoria di M. Klein i meccanismi ossessivi cominciano ad attivarsi assai precocemente nell’infanzia, cioè verso la fine del secondo anno di età: essi servono a mantenere il controllo sui propri impulsi, sul danno potenziale che potrebbero generare qualora venisse a loro concessa troppa libertà.

In occasione delle osservazioni effettuate nell’abitazione di Luigi, sua mamma ha più volte ribadito la necessità di riferirsi al coniuge se Luigi le rivolgeva una domanda, un desiderio relativo ad “un fare” o ad “un avere”. La stessa decisione di accettare o meno l’intervento osservativo è stata quasi completamente trasferita su di lui, come se ella stessa non disponesse di una libertà a pensare per proprio conto. La vigilanza maschile viene dunque assunta come un’altra specie di involucro protettivo cui affidarsi per tenere a bada i pericoli derivati da una libertà interiore incontrollabile.

E’ sul marito/papà che viene allora attribuita la proprietà di durezza, di tenuta rispetto alla “caduta”nel disordine delle emozioni.

Di quale libertà dispone invece Luigi dal momento che l’osservazione rimanda l’immagine di un bambino scarsamente disposto ad esternare qualità affettive di grado negativo come la rabbia, l’aggressività, la possessività ecc…? Di fatto l’incontro fortuito con questi elementi umani nel territorio sociale incrementa in lui l’impegno regolativo a controllare, a gestire il potenziale caos tanto più il confronto multifocale emergente durante le routines quotidiane assume tratti di intrusività e confusione.

Con frequenza egli fa ricorso alla gestualità imitativa del leone, tramite la quale soddisfa il bisogno di “spegnere” il fuoco che sprigiona dalle pulsioni più temibili: l’azione reiterata durante l’iter osservativo annuale si configura in lui quanto più il dibattito competitivo si accende fino a scatenare la furia verbale e corporea del coetaneo.

Agli sforzi di riparazione compiuti in modo tendenzialmente ossessivo si associa l’atto seduttivo onnipotente rivolto all’oggetto persecutore, nel tentativo di bonificare la sua espressività ostile.

M. Klein ha più volte sostenuto l’intercorrenza del legame avviato tra difese maniacali e ossessive nelle fasi in cui la normale ambivalenza infantile mette a dura prova la sopravvivenza dell’oggetto esterno e interno.

Luigi, negando e minimizzando il pericolo incombente, cerca di gestire l’ansia emergente nelle relazioni amicali, talora invece è lui stesso a mettere in funzione strategie indirette di provocazione sul piano del disordine e della trasgressione.

La maestra sta raccontando una storia, la consegna è di rimanere tutti in silenzio per ascoltare ed eventualmente intervenire se quest’ultima pone dei quesiti attorno ad alcuni contenuti relativi la narrazione. Per tutto il tempo dedicato a tale consegna Luigi cerca di sollecitare l’attenzione del compagno seduto a fianco, lo tocca, gli ride addosso appoggiandosi con tutta la faccia, strizza i propri occhi con il visibile intento di suscitare una risposta, una reazione,infine gli fa vedere la maglietta come se volesse catturare tutta la sua attenzione, ma soprattutto lo distoglie dal compito d’ascolto a lungo raccomandato dall’insegnante. Il compagno viene dunque sgridato e ripreso più volte, Luigi rimane interdetto a bocca aperta ma subito dopo ripete il tentativo di distrarlo fino alla conclusione del racconto…

Se il disordine, l’indisciplina si deposita in un altro luogo, in lui rimane intatto l’ordine, un’apparente compostezza che lo preserva e lo tiene “attaccato” nel suo insieme.

Piuttosto spesso, nei momenti in cui la maestra si assenta brevemente dalla classe, Luigi prontamente si “attacca” al corpo del compagno vicino stimolando una zuffa giocosa dove prendono forma gli affetti più disparati e contrastanti.

L’adesività più volte riproposta in tale serie di battaglie “corpo a corpo” nuovamente ristabilisce la compattezza di un sostegno che lo fa sentire invulnerabile e sicuro.

Se F. Tustin è stata la studiosa che ha ampliamente osservato, nel contesto clinico, tutti i tentativi che il bambino fa di rimanere incollato alla madre o agli oggetti che la sostituiscono secondo un meccanismo di equazione simbolica, onde evitare angosce di natura catastrofica (1990) già S. Freud a questo proposito aveva affermato: “L’Io è prima di ogni altra cosa un Io corpo”(1923) e anche: “L’Io è in definitiva derivato da sensazioni corporee, soprattutto dalle sensazioni provenienti dalla superficie del corpo” (1923).

E’ interessante come nel corso degli ultimi mesi di osservazione si configurino in Luigi delle note comportamentali di carattere aggressivo finalizzate al possesso e all’intrusione agita negli spazi altrui. Come riportato nello spazio dedicato alle note descrittive, sua mamma aspetta un bambino che nascerà nel mese di agosto del corrente anno. Si possono di conseguenza ipotizzare nuove categorie di distacco e di cambiamento già preannunciate da un ventre materno visibile nella sua progressiva estensione.

Seduto durante il lavoro del disegno, Luigi si appresta a compiere la sua opera con una certa distrazione, è come se non riuscisse a prendere gusto in un’attività dove lui è solo, preferisce guardarsi attorno, prolungare lo sguardo sui bambini vicino a lui tenendosi attaccato fisicamente ora all’uno ora all’altro… quindi terminata la propria produzione si alza riponendola dentro ad un cassetto con disinteresse…. si tratta di un cassetto che riveste un’altra funzione…quindi si risiede accanto allo stesso bambino di prima tenendo in mano un nuovo foglio bianco ma senza usarlo…. sembra molto più interessato a ciò che quest’ ultimo sta facendo…. poi non riuscendo a coinvolgere né lui né l’altro bambino seduto al lato opposto, afferra il foglio di uno dei due bambini vicini, poi ancora afferra il cestino dei pennarelli leggermente distante da lui, lo sposta verso di sé ma senza usarlo; esso rimane nelle sue mani in qualità di oggetto inerte, sui cui focalizzare ancora la manovra d’aggrappamento…dopo qualche minuto lascia sul tavolo sia il foglio che il contenitore dei pennarelli. Si alza, comincia a compiere qualche passo in modo piuttosto incerto, riprende quindi a rimescolare con le mani all’interno dell’oggetto che aveva appena interrotto di esplorare fino a trovare un bastoncino che non appartiene all’insieme dei pennarelli (diversamente dagli altri non è rigido bensì risulta di natura duttile e malleabile); subito si accende in lui una nota d’interesse, lo mette in bocca come se si trattasse di un sigaro, lo schiaccia e lo rigira tra i denti con una certa carica d’energia, quindi lo toglie per infilarlo scherzosamente nella bocca di un bambino, riprendendo a sua volta a succhiarlo lungo il lato opposto contemporaneamente a quest’ultimo,,dando di conseguenza origine alla formazione di una coppia che gode la condivisione del piacere legato alla zona orale.

Alla fine di aprile, in un’osservazione dove si presenta una situazione analoga a quella or ora citata, nuovamente Luigi tiene stretto a sé il cestino dei pennarelli che era stato appena distribuito per tutto il gruppo riunito attorno a quel tavolo, con energia ripete il gesto oppositivo protendendosi con tutto il corpo intero, alzando altresì il tono della voce che improvvisamente accentua la sua imperiosità e irruenza condensandosi infine in un “no”accompagnato da uno schiaffo diretto sul “nemico”.

E’ facile immaginare come i primi passi mossi dall’annuncio del fratello rivale nel suo mondo familiare e psichico possa alimentare l’angoscia relativa alla perdita degli oggetti d’amore e di conseguenza interferire nei processi di difesa.

Il morso con cui si appresta a tenere il “sigaro”nella propria bocca simula forse l’attacco al seno che viene così violentemente trattenuto tanto più si profila la sua prossima sparizione?

Si propone come delicata e tenue la linea di discriminazione tra l’eccitamento trionfante e il piacere di una mordace introiezione: l’odio e l’amore in parte si confondono creando un miscuglio di affetti in rapida e crescente evoluzione.

Una sorta di dominio sull’oggetto morbido, che si può modellare con i denti, introduce una variante maniacale più marcata rispetto a quelle denotate in precedenza, altresì aperta al coinvolgimento del coetaneo, complice/avversario di un rinnovato festino.

D. Winnicott fa notare come talora succhiarsi il dito o mordicchiare le unghie sia non solo legato all’erotismo orale ma anche sia indicativo di un attacco all’oggetto, su cui si concentra l’odio che a sua volta si ritorce sul proprio sé sottoforma di una vendetta primitiva ordita dallo stesso.

Di fatto si assiste ad un progressivo traboccare di sentimenti che trovano espressione nelle sequenze dei combattimenti reali, spesso agiti attraverso la mediazione degli oggetti lanciati per aria come se lui fosse il più grande e il più potente.

Più volte schiaccia il rubinetto di plastica sbattendo intanto il lavandino sottostante oppure fa crollare tutto il lavoro messo in atto da altri bambini (quando ad esempio apparecchiano la tavola disponendo sopra altri oggetti supplementari) eccitandosi e facendo eccitare l’altro.

In una fase di lotta/confronto con essi Luigi lotta strenuamente per la conquista dell’oggetto, digrigna i denti con rabbia ma anche con controllata ostinazione.

Dopo aver posto fine alla diatriba in corso, da cui esce vincitore, il gioco giunge al culmine, così che egli alza di scatto la tovaglia, fa cadere tutto, ma poi la rimette subito dopo a posto, in ordine, ornandola pure con la piantina di fiori posizionata al centro, la stessa che poco prima aveva succhiato con la bocca.

Ma se a scuola Luigi non trova contenimento rispetto al caos primordiale, a casa egli si trova ad essere trattenuto da una mamma che eccede nell’azione di controllo e regolazione.

E’ lei in primis a riproporre e modellare la rigidità di un ordine espressivo e comportamentale in qualsivoglia registro di esperienza ludica infantile.

La mamma ha appena disegnato un’astronave ricopiandola da un giornaletto posto a fianco; ora tocca a Luigi colorare l’opera materna ma lui, dopo aver brevemente tentato di usare due pennarelli sbattendoli tra di loro, invitato dalla mamma ad usufruirne in maniera corretta, si schernisce dicendo: “Fai tu” oppure “facciamo assieme”,la mamma cerca di insistere, di indirizzare il bambino verso il completamento del disegno mettendo in evidenza il fatto che lei ha lavorato e ora anche lui deve fornire il suo importante contributo. Per parecchio tempo assisto ad una sorta di contrattazione, la mamma tenta di definire delle regole rispetto al colore che deve essere usato, alla scelta del pennarello, al modo di distribuire i vari colori in una area dell’astronave anziché un’altra ecc…

All’inizio Luigi colora di rosso in un punto in cui l’astronave sarebbe stata di colore azzurro, richiamato dalla mamma egli aderisce all’indicazione cercando di passare con il rosso sopra l’azzurro, lei gli fa notare come si creerà un pasticcio se si usa un colore e poi un altro ancora diverso direttamente sopra, allora Luigi si scosta con il pennarello sulla zona bianca e un po’ svogliatamente conclude il suo lavoro.

Luigi tenta evidentemente di “trattenersi” entro l’ordine stabilito dallo stile materno per poi esplodere nello spazio disinibito dell’istituzione educativa.

Dentro e fuori di lui si riformula la mancata integrazione dei vari elementi che compongono l’incontro tra il potenziale ereditario e le cure materne che rispondono alla sua maturazione.

(Proseguendo nella stessa osservazione condotta a casa)

Luigi persiste in un tono che è tra il “lamentoso” e il “supplichevole”, lavora sul suo disegno cercando di coinvolgere più attivamente e concretamente la mamma dentro l’attività stessa, ma di fatto non riesce a veder esaudita in toto questa sua richiesta che sembra altresì diventare sempre più impellente e irrinunciabile.

Concluso il lavoro, Luigi, che per tutto questo tempo era comunque rimasto collegato alla mamma attraverso i propri piedi appoggiati sulle gambe di lei, accentua la sua cantilena lamentosa quindi si infila sotto il tavolo fino a raggiungerla completamente e in qualche modo ad aderire in un contatto più ravvicinato e passionale. Compiendo queste rapide manovre, inciampa facendo anche cadere tutti i pennarelli, lui sembra eccitato ma non del tutto appagato e soddisfatto. Si tratta di una sequenza che dura pochi minuti in cui Luigi, baciato dalla mamma con affetto ma in modo quasi furtivo e forzatamente scherzoso, sfugge nuovamente all’abbraccio, ritorna presso il disegno e lo strappa in parte; dopo aver parzialmente distrutto la propria opera d’arte si mette a piagnucolare, la mamma lo rassicura comunicandogli che avrebbero disegnato un’ altra astronave; ella, rivolgendosi al bambino in tono serio e partecipativo,gli chiede: “Ma sei triste?” cambiando tono un attimo dopo aggiunge con una sorta di festosa sollecitudine: “Eh ma che tragedia!”

Nuovamente c’è un ritorno nella braccia della mamma ma Luigi non si ferma mai fino in fondo in questa situazione, non si abbandona nell’incontro, ma come lui neanche la mamma, sembra quasi che ambedue non possano godere fino in fondo il piacere che scaturisce dallo stare insieme.

La mamma non può dunque sciogliersi in un abbraccio passionale dove trasformare l’irruenza originaria dell’affetto proiettato da Luigi dentro la sua mente, restituendolo come un alimento che bonifica le inquietudini e le ansietà.

Il corpo, la parola che chiama o richiama inizialmente a sé, diventa subito dopo una materia dura che reprime o in qualche modo ostacola la fisiologica spinta ad usare la potenza del movimento libidico e oggettuale.

Sullo sfondo l’immagine della navicella spaziale che va in alto ci fa intravedere una soluzione di separazione e distanziamento difensivo rispetto alle insidie confusive introdotte dall’istinto e dalla sua potenziale libertà.

Con la scissione tra “terra” e “cielo” si riformula quindi l’ordine, il controllo, l’organizzazione delle emozioni che circolano nell’ambiente abitato dai bambini e dai loro genitori.

Psicoterapeuta Psicoanalitica per bambini, adolescenti e famiglie – modello Tavistock - Centro Studi Martha Harris
 

Bibliografia

S. Freud (1923) “L’Io e l’Es” Ed. Bollati Boringhieri

M. Klein (1935) Scritti “Contributo alla psicogenesi degli stati maniaco-depressivi” Ed. Bollati Boringhieri –Torino

M. Klein Scritti (1940) “Il lutto e la sua connessione con gli stati maniaco-depressivi” Ed. Bollati Boringhieri –Torino

M. Klein (1969) “Invidia e gratitudine Ed. Martinelli-Firenze

F. Tustin (1990) “Barriere artistiche nei pazienti nevrotici Ed. Borla-Roma

W. Winnicott (1975) “Dalla pediatria alla psicoanalisi Ed. Martinelli-Firenze

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