La relazione tra bambino e animale e l'apprendimento dei codici

Per scrivere dell'importanza formativa che ha per un bambino il rapporto col mondo degli animali non basterebbe un trattato. Il fascino, pieno di mistero, che essi suscitano nei piccoli e anche negli adulti è confermato dall'interesse che riscuotono le trasmissioni e i documentari televisivi su questo tema e le pubblicazioni di vario genere (enciclopedie, libri, inserti di quotidiani) sugli animali.

 

Marco Taddei


Tutta questa attività editoriale, soprattutto quella scientificamente corretta, ha indubbiamente grandi meriti, ma in questa sede vorremmo affrontare alcuni aspetti del valore educativo che ha un rapporto diretto del bambino con gli animali domestici più comuni (cani, gatti, cavalli).
Paradossalmente, è proprio il nostro modello sociale e di vita attuale che può garantire una certa completezza del rapporto dal punto di vista qualitativo, anche se esso può svilupparsi solo entro archi di tempo ben precisi. In altre parole, cioè, significa che, mentre nella società contadina gli animali domestici avevano soprattutto un uso funzionale e strumentale, oggigiorno chi sceglie la compagnia di un cane, di un gatto o di un cavallo, spesso lo fa senza altri fini che non quello di godere di tale vicinanza, anche se solo in momenti ben precisi della giornata, è una sorta di recupero, ora che ci sono le possibilità anche economiche, di antichi bisogni affettivi che vanno oltre la sfera umana.
Per un bambino, la presenza di un animale domestico, significa, prima di tutto, attenzione al suo accudimento: preoccuparsi di dargli da mangiare e da bere nella quantità e nelle ore giuste, fare attenzione alle altre sue necessità fisiologiche, al suo stato di salute e all'umore, dedicargli comuque del tempo sono esperienze di grande impegno e di grande responsabilità. Sono esperienze che possono rendere per la prima volta il bambino consapevole che un altro essere è in una condizione di dipendenza da lui e che quindi la sua presenza gioca un ruolo attivo e determinante per la sopravvivenza e il benessere di qualcun altro.
In questo senso, i comportamenti dei genitori sono fondamentali, a partire dalla convinzione con cui si decide di aggiungere alla famiglia un nuovo compagno. Non è una cosa di poco conto, perché questa decisione dovrebbe essere definitiva, nel senso che l'animale non è un oggetto che può essere lasciato quando ci si accorge dell'impegno che esso richiede (basta pensare a tutti gli animali abbandonati per la strada durante le ferie). Se si hanno quindi forti perplessità sulla possibilità di dedicargli tempo e attenzione, è meglio lasciare perdere.
Anche i criteri di scelta sono importanti: certamente non è corretto affidarsi solo a criteri estetici o di prestigio sociale, sia per la specie che per la razza, senza prendere in considerazione altre caratteristiche come l'indole, le attitudini, la taglia e i bisogni affettivi che il nostro nuovo compagno dovrebbe soddisfare. Tutte queste fasi hanno già per il bambino un alto valore educativo; se affrontate con la piena consapevolezza del loro significato (compreso il rifiuto, motivato, di avere la compagnia di un animale), trasmettono l'idea del rispetto per la vita e per la dignità di un altro essere vivente.
Di sicuro, questi fattori giocheranno un ruolo fondamentale nell'equilibrio del rapporto futuro fra il bambino e l'animale: è da qui, per esempio, che può nascere il riconoscimento che la proprietà di un animale è molto diversa da quella di un giocattolo, che il primo non può essere consumato come si consuma il secondo, che, a differenza delle cose, questo essere ha un?identità e una soggettività ben precise da tenere in grande considerazione.
Alla base di questi comportamenti c?è una sorta di spostamento, di scarto, rispetto a una visione antropocentrica del mondo e della natura, che porta a concepire l'uomo come inserito in un sistema di relazioni paritetiche con ciò che lo circonda (e quindi anche con gli animali) e non come padrone e signore capace solo di fare, disfare, comprare, vendere, sfruttare tutti gli elementi del suo ambiente. In questa concezione, l'essere umano si propone agli altri, all'altro da sé, sì con la consapevolezza della propria intelligenza, ma, allo stesso tempo, riconoscendo l'importanza e la necessità dell'esistenza altrui per la propria vita. È un uomo che sa ascoltare, pensare, si sforza di capire, sa attendere e fa progetti anche a medio e lungo termine; oggigiorno sappiamo quanto questi elementi, nell'ottica più generale dell'educazione ambientale, siano importanti.
Se il rapporto con l'animale mostra questi aspetti di equilibrio, per il bambino esso assume soprattutto il significato di un'importantissima esperienza sul piano della comunicazione e in particolare della relazione.
  È chiaro che, se nei rapporti interumani la relazione classifica il contenuto della comunicazione, in quelli con gli animali la relazione assume un valore preponderante, assoluto. In termini di teoria sistemica della comunicazione potremmo anche dire che questa per l'uomo è fondamentalmente un'esperienza di metacomunicazione, dal momento che essa diventa il mezzo principale per compiere un atto comunicativo di questa sorta.
La relazione si esprime principalmente sul piano affettivo-emotivo e sapersi esprimere in questo senso significa soprattutto acquisire una gamma di codici metalinguistici.
Nella comunicazione fra uomini le complicazioni sorgono molto spesso dal fatto che tali codici non hanno una sintassi e regole ben precise; nella comunicazione uomo-animale l'appartenenza, come animali, a specie diverse che non condividono nemmeno un codice linguistico o un sistema comunicativo, aumenta la complessità del fenomeno. Questi codici linguistici e sistemi comunicativi, però, esistono e, secondo gli etologi, almeno nella comunicazione interna a certe specie, esistono anche sistemi metalinguistici. Sicuramente sono più elementari e più semplici dei nostri ma il problema è quello della loro interpretazione e di trovare moduli metalinguistici nostri in grado di essere compresi dai nostri compagni.
Nel rapporto con l'animale, perciò, da un lato, diventa basilare da parte dell'uomo-bambino saper osservare, fare attenzione, riflettere, imparare ad "ascoltare" i messaggi dell'altro, sapere dare al feedback un valore positivo (nel senso che il messaggio di ritorno dia luogo effettivamente a un cambiamento e a una crescita); dall'altro, tale rapporto implica la capacità di esplorare, di esercitare e controllare il mondo dell'analogico, dal tono della voce alle espressioni del viso, dai gesti (pensiamo alle carezze) alle posture del corpo, alla propria posizione e distanza nei confronti dell'altro.
Il significato più generale di tutto ciò rimangono, tuttavia, l'attenzione e il rispetto per l'altro, per il diverso da sé, per la sua indole, i suoi comportamenti, il suo carattere, senza cadere nel tranello, ahimè così comune per gli adulti, di attribuire agli animali sentimenti, ragionamenti, desideri, emozioni che sono e rimangono solo degli uomini.
Anche se fino da ora ne abbiamo parlato in termini generali, bisogna precisare che fra gli animali domestici, più ci si allontana in termini di dinamiche e gerarchie predatorie dall'uomo, più aumentano le difficoltà della comunicazione con l'animale (sia in senso attivo che passivo) e maggiore, perciò, deve essere l'attenzione a quegli aspetti che prima abbiamo illustrato.
Così, aver a che fare con un cavallo, erbivoro e preda, che ha sviluppato psicologia e comportamenti di chi per sopravvivere deve fuggire e cercare solo pascoli nuovi e più ricchi, è diverso dal rapportarsi con un cane o un gatto che, come noi, sono predatori e per sopravvivere devono fare progetti di caccia, ipotizzare situazioni nuove, prevedere le conseguenze dei propri pensieri e delle proprie azioni. Gli atteggiamenti e i comportamenti comunicativi dei predatori si esprimono in codici più vicini ai nostri e quindi sono più facilmente comprensibili che non quelli dei predati che "parlano" ancora un'altra lingua. Allo stesso modo, le nostre capacità metalinguistiche usuali risulteranno più comprensibili a cani e gatti che a un cavallo, con il quale occorre sperimentare nuove forme di comunicazione analogica.
Se adesso ci domandiamo qual è il contesto più adatto all'esercizio dei comportamenti e degli atteggiamenti sopra descritti, sia da parte degli uomini che degli animali, la risposta può essere ricercata in un'attività comune ed essenziale a entrambi i componenti: il gioco.
Per quanto riguarda l'uomo, questo fatto può apparire abbastanza scontato ma bisogna aggiungere che, secondo i più recenti studi etologici, anche per gli altri mammiferi il gioco riveste funzioni molto importanti per lo sviluppo di capacità relazionali: all'interno della stessa specie, infatti, esso ha una funzione sociale, di adattamento del comportamento a quello di altri individui e una funzione di esplorazione. Nel gioco con l'animale, l'uomo può far leva proprio su queste risorse per sviluppare nel modo più ricco e intenso tutte le potenzialità che un simile rapporto racchiude in sé.

*formatore, esperto di comunicazione

Bibliografia
K.Lorenz, E l'uomo incontrò il cane, Adelphi, Milano, 1973.
F.Dessi, a cura di, Il comportamento animale, Editori Riuniti, Roma, 1976.
D.Morris, Il gatto, Mondadori, Milano, 1988.
D.Morris, Il cane, Mondadori, Milano, 1988.
N.Angelini, A.Antonangeli, R.Fantone, a cura di, Il cavallo a dondolo, Lilith Edizioni, Roma, 1996.

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