Memoria e identità: i linguaggi dell'immagine

Che la memoria sia una componente fondamentale delle identità personali e collettive è cosa nota, al punto che possiamo affermare, senza paura di essere smentiti, come essa sia non solo ingrediente importante, ma addirittura condizione irrinunciabile di ogni pratica di autorappresentazione e di ogni forma di conoscenza di sé.
Non a caso Duccio Demetrio definisce il pensiero autobiografico come Quell'insieme di ricordi della propria vita trascorsa, di ciò che si' è stati e che si' è fatto, è quindi una presenza che da un certo momento in poi accompagna il resto della nostra vita. (D. Demetrio 1996, p.10). La memoria non è tuttavia solamente qualcosa che riguarda eventi e vissuti precisi, episodi, fatti, immagini riconducibili alla storia condivisa o/e alle storie soggettive.

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Memoria è anche un archetipo, un'idea "astratta" che attraversa e condiziona pesantemente la cultura occidentale: non è solo memoria di, ma anche memoria tout court, memoria come idea della memoria. Inoltre dobbiamo ricordare la memoria come lavoro, come compito, come necessità di scegliere, selezionare, evidenziare nel flusso esistenziale ciò che, fra pulsioni inconsce e scelte progettuali, scegliamo perché non si perda, perché, sottolineato e commentato nel presente, divenga memoria, e dunque storia e "materiale identitario" per il futuro. Questo è ciò che fanno i commentatori storici, ma è anche ciò che ciascuno di noi fa ogni volta che decide di scattare una foto-ricordo.
Il testo autobiografico va inteso soprattutto come strumento per l'elaborazione-costruzione dell'immagine identitaria. E' dunque, da un lato, organizzazione e formalizzazione dell'identità vissuta, dall'altro base di raccolta e organizzazione degli ingredienti costitutivi dell'immagine di sé, capaci di essere strumenti della negoziazione intersoggettiva e della presentazione condivisibile di ciò che ciascuno cerca di essere per sé e per gli altri. Vorrei richiamare l'attenzione sul rapporto oggi più che mai - anche antropologicamente parlando - indissolubile fra dimensione dell'immagine e dimensione dell'autobiografia: il nostro stesso immaginario è oggi carico di figure, di icone, di immagini e lo è anche quando si scrive se è vero che molti giovani scrittori sono riconoscibili da quelli più antichi, la cui tecnica espositiva è più datata proprio perché, il modo di scrivere giovanile è un modo per così dire cinematografico.
Antonio Banfi ha notato come per scrivere la malinconia una volta si sarebbe detto "e la malinconia attraversò il suo cuore" oggi si dice "due lacrime spuntarono dai suoi occhi"; la scrittura evoca una scena paracinematografica.
Ma il testo biografico e autobiografico non è solo linguistico e letterario; la cultura e l'immaginario del nostro tempo sono pieni di testi Visuali: dal "ritratto" rinascimentale alle sperimentazioni, alle provocazioni simboliche dei nostri giorni, dall'uso della fotografia per l'organizzazione e l'incremento della memoria, alla pratica della raccolta di tracce, di memorie visibili come "reliquie" lasciate per il rinforzo e la conservazione transizionale di figure identitarie.
Tutti questi materiali si impongono come autentiche e importanti "pagine" del diario offerto alla relazione e alla condivisione; rivelano una funzione biografica e meta- diaristica.
Per quello che riguarda l'autobiografia, l'irruzione dell'immagine più forte è senz'altro da ricondurre alla fotografia, all'album, alla possibilità di documentare la propria esistenza. Ci sono alcuni album di fotografie che sono dei veri e propri diari in cui la parola è il codice secondario che annota semplicemente date, luoghi e qualche impressione mentre il codice che racconta è quello della successione delle immagini; ma si tratta di diari a tutti gli effetti. Se pensiamo al videoclip possiamo osservare soprattutto un aspetto: molti cantautori di canzoni autobiografiche, nella prima parte del video, presentano l'immagine dell'esecutore che fa il labiale del testo della canzone e canta; nella seconda parte c'è sempre il cantante che invece ascolta la sua voce fuori campo e tace, permettendo una riflessione intimista sul testo. Questa intenzione di ascoltarsi', che corrisponde al leggersi dell'autobiografia, si realizza nel video con l'immagine e la voce che è diventata in qualche modo oggettiva e che permette al soggetto di ascoltarsi. Si tratta dunque di un meccanismo fondamentale di riflessione sulla testimonianza di sé che, utilizzato nel videoclip, diventa un esempio per il pensare e per il riflettere le autobiografie di chi poi guarda il video.
Quindi oggi nella scrittura è presente l'immagine che vi entra in maniera dominante o come codice a latere o semplicemente come ingrediente di alcune delle pagine della scrittura diaristica : i giovani che oggi scrivono diari difficilmente non hanno ritagli di giornale, foto, reperti che diventano patrimonio visivo del testo della memoria.
Nell'arte moderna e contemporanea si possono ritrovare diari visivi, autoritratti concettuali, libri d'artista utilizzati come paradigmi della presentazione e della rappresentazione identitaria; gli artisti possono darci suggerimenti, possono diventare materiale didattico non solo per capire il senso di alcune scritture più umili, ma anche per un contributo ad un laboratorio di autobiografia in cui l'immagine entri come proposta autobiografica.
Se poniamo attenzione a Luca Caccioni, nel suoi quadri c'è spesso una parte occupata dalla scrittura che diventa la testimonianza della presenza gestuale del corpo e dell'anima dell'artista che resta dentro l'opera. Nel passato l'opera pretendeva, desumendo il suo senso culturale da una concezione estetica di tipo idealistico, di trascendere l'artista e di trascendere il pubblico; oggi l'estetica che fa riferimento alla concezione ermeneutica richiama il corpo dell'artista e la sua presenza visibile dentro l'opera e assegna una fortissima funzione anche allo spettatore. Il momento dell'interpretazione e dell'assegnazione di senso che noi possiamo dare all'opera è oggi altrettanto importante di quanto non sia l'opera in sé il rapporto fra artista, oggetto e fruitore diventa fenomenologicamente determinante nell'attribuzione del senso. Quando nell'opera di un artista entra un suo gesto di scrittura, la firma, la data, quella tela, diventano una pagina di diario e l'opera non ci consegna più un immagine che vuole diventare oggettiva, atemporale, atopica ma diventa una pagina di autobiografia che l'artista ci invita a condividere con lui.
Un altro artista contemporaneo, Gastone Novelli inonda le sue opere di scritture e disegni: la scrittura è quasi automatica, non racconta una storia sensata ma è il risultato di associazioni, di impressioni momentanee; la scrittura diventa testo dell'identità dell'artista più per come è scritta, per il gesto, per la testimonianza del movimento, del rapporto con la tela piuttosto che per quello che esplicitamente dice; si tratta di un vero e proprio autoritratto, di questo limite fra conscio e inconscio. A volte Novelli rappresentava dei taccuini, riportava un suo diario fatto di associazioni, diario non sistematico, ma vissuto che ridiventa schizzo.
Per richiamare l'importanza della memoria, Concetto Pozzani negli anni '70 ripescava nel cassetti della sua memoria familiare, collettiva e soggettiva, reperti, foto, scritti, pezzi di lettere e dava ad essi forma di memoria identitaria dell'artista. Metteva nel suoi assemblage anche delle buste, alcune contenenti qualcosa, altre vuote, e lui stesso dava una chiave di lettura di queste opere: diceva che erano come un cimitero in cui parte delle tombe sono già piene, hanno una foto, una scritta, sono memoria di qualcosa che è già avvenuto, altre rappresentano il futuro, devono ancora essere riempite, sono pagine che devono ancora essere scritte dalla storia di quel luogo. t un'immagine efficace che ci riporta all'identità che è fatta di spazi pieni, spazi e vuoti che devono essere ancora riempiti da un progetto, da un'attesa.
Gil Dine ha rappresentato la camera del bambino non come spazio progettato per la vita del bambino, ma come insieme di tracce della vita del bambino; le impronte della sua vita, il suo impermeabile, dei giochi, un trenino, uno spazio nel quale un bambino che non sa ancora scrivere potrebbe ricevere il testo della sua identità autobiografica. Infine, sempre sul filo del rapporto arte-autobiografia, non possiamo dimenticare la Mai] art, arte di scrivere a se stessi, molto utilizzata negli anni 70, che è anche il momento dell'invenzione concettuale di coloro che spedivano a casa propria delle cartoline con pensieri e collage nei quali ricostruivano a distanza la storia di un viaggio e delle loro impressioni. Si tratta di autobiografie che richiamano ancora l'idea dello sdoppiamento, del dialogo con se stesso, testi utili e significativi con i quali confrontarsi per mettere a punto progetti di costruzione di testi autobiografici.

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