Parola allo sport - Roberto Samaden

Parola allo sport - Roberto Samaden

In un numero dedicato allo sport (ed al suo ruolo educativo) abbiamo pensato di dare voce anche a coloro che hanno sognato, respirato e vissuto in prima persona l'attività sportiva agonistica. Atleti che, dal calcio alla pallavolo, dal basket al tiro con l'arco senza dimenticare il grande mondo delle discipline paralimpiche, sono impegnati nel sociale e nel promuovere lo sport come esperienza di crescita e di miglioramento di se.


Parola allo sport

In un numero dedicato allo sport (ed al suo ruolo educativo) abbiamo pensato di dare voce anche a coloro che hanno sognato, respirato e vissuto in prima persona l'attività sportiva agonistica. Atleti che, dal calcio alla pallavolo, dal basket al tiro con l'arco senza dimenticare il grande mondo delle discipline paralimpiche, sono impegnati nel sociale e nel promuovere lo sport come esperienza di crescita e di miglioramento di se.

 

Roberto Samaden - Responsabile settore giovanile F.C. Internazionale

Unire F.C. Internazionale e settore giovanile nella stessa frase è spesso sinonimo di successo sportivo. Ma l’immenso mondo del settore giovanile nerazzurro non si limita soltanto alla pur sempre importante componente del risultato. Alle spalle delle grandi vittorie c’è sempre uno staff e un’organizzazione in grado di far crescere e maturare ragazzi per garantire, un giorno, una solida base anche e soprattutto per la prima squadra. L’attenzione della società verso l’intero apparato giovanile è sorprendentemente eccezionale, partendo dalla scuola, passando per l’educazione scolastica e per la lealtà sportiva, fino ad arrivare, ovviamente, al successo sul campo. Il leader del settore giovanile nerazzurro si chiama Roberto Samaden. Ventitré anni su quarantasette all’Inter, Samaden è nerazzurro dal 1990, quando dai campi di calcio dilettantistici ha fatto il grande passo verso il mondo dei professionisti allenando prima i pulcini, poi Giovanissimi ed Esordienti con la maglietta a tinte nerazzurre. Dal 2005 il suo lavoro si sposta alle spalle di una scrivania lasciando il ruolo di allenatore e diventando il responsabile delle attività di base dell’intero mondo interista. Nel 2010, anno in cui Piero Ausilio lascia l’incarico per diventare l’attuale Direttore Sportivo dell’Inter, diventa direttore del Settore Giovanile più vincente d’Italia negli ultimi anni.

 

Lei è da anni il responsabile e il punto di riferimento di un settore giovanile fra i più floridi d’Italia e d’Europa. Qual è la chiave di questo successo?

La chiave è certamente il gruppo di lavoro, coeso e compatto, che nel corso degli ultimi 15 anni non è mai cambiato. La società ci ha permesso di lavorare senza metterci pressione, ma coltivando, insieme a noi, un gruppo coeso che ha saputo portare avanti dei valori e un progetto importante. Qualcuno ha fatto il salto di qualità, come Piero Ausilio che è diventato il Direttore Sportivo della prima squadra o come Beppe Baresi che negli ultimi anni è stato ed è ancora il vice allenatore della prima squadra. C’è una forte interazione fra di noi, ma la solidità di questo gruppo dirigenziale è sicuramente la chiave del successo.

Parlando del processo di crescita dei ragazzi abbiamo parlato di progetto, ma soprattutto di valori. All’interno dell’azienda Inter che deve “formare” futuri campioni che cosa si fa per mantenere alto il livello educativo dei ragazzi prima ancora di quello sportivo?

Come Inter noi cerchiamo di seguire i ragazzi trasmettendo i valori dello sport fin dagli inizi della loro carriera. Noi cerchiamo di seguire, fin dove possibile, l’intero percorso di crescita dei nostri atleti insegnando passione, sacrificio, serenità ed inserendoli in percorsi scolastici che possano garantire la crescita dell’individuo sotto tutti i punti di vista. Questo perché noi crediamo che con queste basi gli allenatori (che sono formati affinché sappiano gestire queste situazioni) possano lavorare meglio anche dal punto di vista sportivo.

Quindi l’Inter segue anche il percorso scolastico dei suoi tesserati?

Ovviamente per quello che riguarda gli atleti che fanno parte del pensionato e di tutte le strutture che offrono un’esperienza lontano dalla casa e dalla famiglia il percorso scolastico è garantito dalla società. Per i ragazzi che invece fanno parte delle nostre squadre, ma che non fanno parte di queste strutture l’Inter si affida alla gestione delle rispettive famiglie.

Nelle strutture citate sono accolti anche i ragazzi cresciuti negli innumerevoli Inter Campus sparsi in tutto il mondo e dimostratisi dei talenti in grado di vestire la maglietta nerazzurra?

Assolutamente no, perché il progetto Inter Campus e più in generale la parte che riguarda tutti quei progetti sociali della società Inter sono completamente slegati dal discorso sportivo. Il presidente Massimo Moratti ha voluto dividere nettamente i due rami fin da subito per poter sottolineare come le finalità di Inter Campus non siano di formare nuovi campioni, bensì di aiutare persone e popolazioni in difficoltà. Lo staff del settore giovanile non va, quindi, a visionare i ragazzi dei Campus perché gli allenatori sarebbero normalmente condizionati nelle valutazioni da queste premesse.

Nel sito ufficiale www.inter.it c’è una sezione intitolata “codice etico”. In che modo questa sorta di contratto influenza il lavoro e la presenza all’interno del mondo Inter di ragazzi, ma anche di allenatori e dirigenti?

Il codice etico è sottoscritto da tutti al momento della firma del contratto vero e proprio con la squadra. La realtà, però, è che ogni giorno, con i propri atteggiamenti e con le proprie espressioni, ognuno deve sottoscrivere costantemente questa sorta di patto. Il codice etico coinvolge tutti, dal primo all’ultimo tesserato, in tutti gli aspetti della vita sociale.

Ogni anno, però, sentiamo clamorosamente parlare di scandali che spaventano genitori e famiglie ed allontanano numerosi bambini dalla pratica del calcio o, addirittura, dalla pratica dello sport più in generale. Doping, calcioscommesse, intercettazioni… Come si può allontanare l’ideale del “campione a tutti i costi” dall’immaginario collettivo?

Credo che questo aspetto non sia assolutamente da sottovalutare e, anzi sia una grande preoccupazione di cui dobbiamo farci carico. Noi proviamo ogni giorno ad insegnare la cultura sportiva ai nostri ragazzi cercando di trasmettere il messaggio che non è necessario arrivare ad ogni costo all’essere il nuovo campione da prima pagina. Il concetto più importante deve tornare ad essere quello che fare sport è più importante del risultato che si raggiunge alla fine. Ammetto che non sempre può essere semplice e che l’integrazione con la famiglia deve essere un passaggio importante. Ma far finta di niente è sicuramente la scelta più sbagliata.

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