Introduzione - Educare allo sport

Educare allo sport


Educare allo sport

 

Ogni 4 anni il fenomeno delle Olimpiadi (e in parte delle Paralimpiadi) riporta alla luce e all'attenzione di miliardi di persone i veri valori che il più grande fenomeno di aggregazione mondiale può e deve trasmettere: lo sport.

Le olimpiadi di Londra 2012 sono state, numeri alla mano, le più viste, le più multietniche e le più social della storia. Spirito di aggregazione, lealtà sportiva, patriottismo, agonismo, cultura della vittoria e della sconfitta, amicizia ed uguaglianza fra genti, razze e religioni... le olimpiadi moderne sono state questo e molto altro ancora.

Ma se la massima espressione del mondo sportivo può essere portatrice di valori così alti ed elevati, come può quello stesso mondo risvegliarsi quotidianamente in episodi di violenza, aggressività e diseducazione?

Parliamo spesso di etica, come un sistema di valori in grado di distinguere e classificare un atteggiamento o un comportamento umano in buono o cattivo, in moralmente lecito o meno, eppure, prendendo ancora una volta in considerazione il vastissimo mondo dello sport e del calcio più in particolare (essendo lo stesso mondo del pallone il più mediaticamente sovraesposto), ci rendiamo conto di come il concetto di etica sportiva sia costantemente messo in discussione, messo da parte e, purtroppo, spesso e volentieri dimenticato. Il concetto di etica sportiva, in realtà, dovrebbe ricoprire un ruolo fondamentale nella vita di una società civile e, soprattutto, nel processo di crescita e di trasformazione bambino-adolescente-adulto. Forse il vasto mondo dell'educazione non ha ancora potuto o saputo abbracciare appieno la profondità della portata educativa che lo sport, qualunque esso sia, può avere su ognuno di noi, adulti, anziani, ma soprattutto bambini.

Lo sport insieme al gioco è generalmente il luogo in cui si impara a stare in gruppo e a collaborare e in cui si viene a contatto per la prima volta con la competizione e, per questo, è necessario scoprire se la competizione sia qualcosa di positivo o negativo. Lo sport di per sé non è democratico, non ha tendenze egalitarie e, anzi, la sua natura è proprio segnare la differenza. Tuttavia attivare delle strategie di avviamento precoce allo sport in stretta collaborazione con le istituzioni educative può diventare un fattore di crescita sociale e di partecipazione civile.

Educare allo sport non è più un'esigenza dovuta alla continua e sempre più evidente sovraesposizione mediatica del movimento sportivo, bensì è un'opportunità di crescita e di sviluppo del mondo pedagogico, scolastico e, più in generale educativo.

 

Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,

non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,

un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.

La Leva Calcistica Della Classe '68

(Francesco De Gregori)

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