{"id":16026,"date":"2022-05-05T09:35:50","date_gmt":"2022-05-05T07:35:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pedagogia.it\/stripes\/questa-di-marinella-e-la-storia-vera-2-3-5-3-3\/"},"modified":"2022-05-05T12:51:12","modified_gmt":"2022-05-05T10:51:12","slug":"zucca-vuota","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pedagogia.it\/stripes\/zucca-vuota\/","title":{"rendered":"Zucca vuota"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><div data-parent=\"true\" class=\"vc_row row-container boomapps_vcrow\" id=\"row-unique-0\"><div class=\"row limit-width row-parent\"><div class=\"wpb_row row-inner\"><div class=\"wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 boomapps_vccolumn single-internal-gutter\"><div class=\"uncol style-light\"  ><div class=\"uncoltable\"><div class=\"uncell  boomapps_vccolumn no-block-padding\" ><div class=\"uncont\" ><div class=\"vc_custom_heading_wrap \"><div class=\"heading-text el-text\" ><h2 class=\"h2\" ><span><span style=\"font-size: 24pt;\"><strong>Zucca vuota<\/strong><\/span><\/p><\/span><span><p><span style=\"font-size: 18pt;\"><em>Elisa Antonella Borhan<br \/><\/span><span><\/em><\/span><\/span><\/h2><\/div><div class=\"clear\"><\/div><\/div><div class=\"divider-wrapper \"  >\n    <div class=\"unseparator divider divider-center-icon border-color-dfgh-color\">\n                <div class=\"divider-icon icon-inactive btn-color-dfgh\">\n            <i class=\"fa fa-pencil\"><\/i>\n        <\/div>\n            <\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><script id=\"script-row-unique-0\" data-row=\"script-row-unique-0\" type=\"text\/javascript\" class=\"vc_controls\">UNCODE.initRow(document.getElementById(\"row-unique-0\"));<\/script><\/div><\/div><\/div><div data-parent=\"true\" class=\"vc_row row-container boomapps_vcrow\" id=\"row-unique-1\"><div class=\"row limit-width row-parent\"><div class=\"wpb_row row-inner\"><div class=\"wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 boomapps_vccolumn single-internal-gutter\"><div class=\"uncol style-light\"  ><div class=\"uncoltable\"><div class=\"uncell  boomapps_vccolumn no-block-padding\" ><div class=\"uncont\" ><div class=\"uncode_text_column\" ><p><span style=\"font-weight: 400;\">Gli abitanti di Serpinia lo sapevano bene che quando arrivava sera dovevano stare tutti chiusi nelle loro stanze e non uscire pi\u00f9. Dovevano mangiare presto e fare poche domande. Nessuno poteva andarsene da Serpinia. Tutti dovevano svegliarsi all\u2019alba e seguire il programma della giornata redatto con meticolosa cura il giorno stesso dal Grande Palomo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il Grande Palomo era un uomo alto e paffuto, con dei baffi ridicoli che sembravano due scivoli e con due lenti a fondo di bottiglia che gli slittavano sempre fino alla punta del naso costringendolo il pi\u00f9 delle volte a non vederci pi\u00f9 niente. Perch\u00e9 se c\u2019era una caratteristica per cui brillava il Grande Palomo era proprio quella di non vedere niente lasciando che qualsiasi avvenimento accadesse senza prestarci particolare attenzione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Gli abitanti di Serpinia erano abituati all\u2019attitudine del Grande Palomo e spesso si divertivano a schernirlo. Ci\u00f2 che si sforzavano di tollerare era piuttosto la superbia di Minerva, la direttrice di Serpinia. Anche lei era alta, aveva un naso a punta, tipico delle streghe e aveva in testa un cesto di capelli neri sgangherati. Era definita dagli abitanti con l\u2019appellativo di \u201cMedusa\u201d, perch\u00e9 col suo sguardo pietrificante intimoriva tutti. Eh s\u00ec, proprio tutti\u2026 tranne uno.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ogni domenica Minerva passava a controllare che tutto si svolgesse secondo i suoi piani e le sue regole e chi diventava disubbidiente veniva spedito di corsa a Isolemme, per giorni o mesi, tutto dipendeva dalla gravit\u00e0 dello sgarro compiuto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Romolino ne aveva passate di giornate a Isolemme. Era arrivato a Serpinia quando aveva solo sei anni e si era improvvisamente trovato di fronte a una realt\u00e0 molto pi\u00f9 grande di lui. Adesso ne aveva il doppio, ma era pur sempre un bambino. Dentro Serpinia era riuscito a stringere un legame speciale con la sua amica Milli, che lo aveva accolto nella sua stanza e lo accudiva \u2013 per quanto riuscisse \u2013 come una nonna. Milli, purtroppo, non era sempre in grado di stare al passo con l\u2019enorme reattivit\u00e0 di Romolino, sia per via dell\u2019anziana et\u00e0 che delle nevrosi che avevano costretto suo marito, con profondo rammarico, a condurla a Serpinia.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u00ec non c\u2019erano altri bambini, c\u2019era solo lui, Romolino, che era un vero e proprio diavolo della Tasmania. Non stava mai fermo, era sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da scoprire, ma Serpinia era troppo piccola e angusta per contenere tutta la sua curiosit\u00e0. Ed era proprio a causa della sua incontenibile voglia di esplorare e dei suoi continui capricci che Minerva lo aveva spedito frettolosamente a Isolemme. L\u00ec la vita era dura. Chiunque vi arrivasse sapeva che non avrebbe passato giornate felici. Tutti ne avevano il terrore.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A Isolemme Romolino aveva una sola e unica ora di libert\u00e0 in cui poteva uscire dalla sua stanza, e ovviamente nessuno a cui fosse permesso andare a trovarlo, se non i cosiddetti Caramellai, che si occupavano ogni giorno di portare a Romolino il suo cibo e le caramelle che lo calmavano. Alcune decideva di prenderle, mentre altre non le sopportava proprio, tanto che le buttava a terra, le calpestava o gliele risputava addosso come se al posto della bocca avesse una cerbottana.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ne aveva passate tante Romolino, fin dalla tenerissima et\u00e0. Quando aveva sei anni aveva gi\u00e0 sperimentato sulla sua pelle cosa fosse il dolore. Sotto la folta chioma castana che gli copriva la fronte, celava con grande vergogna una cicatrice che partiva dalla tempia sinistra e correva lungo tutta la fronte fino ad arrivare alla tempia destra. Quell\u2019orrore era tutto ci\u00f2 che gli ricordava di aver avuto una famiglia, una famiglia \u2013 sempre che possa essere definita tale \u2013 che lo aveva privato della sua innocenza riducendolo a un semplice sacchetto d\u2019immondizia. E proprio tra le buste di fetido pattume lo aveva ritrovato un anziano signore qualche mese prima di portarlo a Serpinia.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Romolino aveva avuto la sfortuna di essere nato bambino, ma di essere cresciuto strumento.<\/span> <span style=\"font-weight: 400;\">Strumento di due persone che erano state in grado di riversare contro di lui tutte le loro frustrazioni. E cos\u00ec una sera uno dei due accus\u00f2 l\u2019altro di aver messo al mondo una zucca vuota, ma per esser certo di non cader nel torto volle letteralmente dimostrare all\u2019altro che dentro la testa di Romolino non c\u2019era niente. Nacquero cos\u00ec la cicatrice e la forte convinzione di essere un\u2019autentica zucca vuota che quel bambino portava con s\u00e9. Ed era un vero paradosso che fosse proprio quella convinzione l\u2019unica cosa in grado di riempirgli la testa.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quel pensiero ronzante lo tormentava, lo innervosiva e spesso lo distraeva perfino dalla monotonia dei suoi giochi. Romolino era in grado di dimenticarsene per qualche ora o al massimo per qualche giorno, ma poi eccolo che si insinuava subdolamente come un verme velenoso nella sua razionalit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In verit\u00e0, il pensiero fisso di avere una zucca vuota era diventato talmente assiduo che lo aveva portato a distogliere la sua attenzione da quella che era la cosa pi\u00f9 importante, cio\u00e8 avere un pensiero. Ci\u00f2 di cui Romolino non riusciva proprio a rendersi conto \u00e8 che quel pensiero era la prova lampante del fatto che la sua zucca era fin troppo piena.<\/span><\/p>\n<\/div><div class=\"empty-space empty-half\" ><span class=\"empty-space-inner\"><\/span><\/div>\n<span class=\"btn-container\" ><a role=\"button\"  href=\"https:\/\/www.pedagogia.it\/stripes\/premio-100-linguaggi\/\" class=\"custom-link btn border-width-0 btn-color-dfgh btn-round btn-icon-left btn-ripple-in btn-border-animated\" title=\"Premio 100 Linguaggi\">SCOPRI TUTTI I RACCONTI<\/a><\/span><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><script id=\"script-row-unique-1\" data-row=\"script-row-unique-1\" type=\"text\/javascript\" class=\"vc_controls\">UNCODE.initRow(document.getElementById(\"row-unique-1\"));<\/script><\/div><\/div><\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Zucca vuotaElisa Antonella Borhan Gli abitanti di Serpinia lo sapevano bene che quando arrivava sera dovevano stare tutti chiusi nelle [...]","protected":false},"author":235,"featured_media":12760,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"give_campaign_id":0,"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[384],"tags":[],"class_list":["post-16026","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-raccontipremio2022"],"aioseo_notices":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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