{"id":16034,"date":"2022-05-05T09:35:50","date_gmt":"2022-05-05T07:35:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pedagogia.it\/stripes\/questa-di-marinella-e-la-storia-vera-2-3-5-3-3-2-3\/"},"modified":"2022-05-05T12:54:54","modified_gmt":"2022-05-05T10:54:54","slug":"la-cura-senza-fine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pedagogia.it\/stripes\/la-cura-senza-fine\/","title":{"rendered":"La cura senza fine"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><div data-parent=\"true\" class=\"vc_row row-container boomapps_vcrow\" id=\"row-unique-0\"><div class=\"row limit-width row-parent\"><div class=\"wpb_row row-inner\"><div class=\"wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 boomapps_vccolumn single-internal-gutter\"><div class=\"uncol style-light\"  ><div class=\"uncoltable\"><div class=\"uncell  boomapps_vccolumn no-block-padding\" ><div class=\"uncont\" ><div class=\"vc_custom_heading_wrap \"><div class=\"heading-text el-text\" ><h2 class=\"h2\" ><span><span style=\"font-size: 24pt;\"><strong>La cura senza fine<\/strong><\/span><\/p><\/span><span><p><span style=\"font-size: 18pt;\"><em>Taniya Illawatura<\/em><\/span><\/span><\/h2><\/div><div class=\"clear\"><\/div><\/div><div class=\"divider-wrapper \"  >\n    <div class=\"unseparator divider divider-center-icon border-color-dfgh-color\">\n                <div class=\"divider-icon icon-inactive btn-color-dfgh\">\n            <i class=\"fa fa-pencil\"><\/i>\n        <\/div>\n            <\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><script id=\"script-row-unique-0\" data-row=\"script-row-unique-0\" type=\"text\/javascript\" class=\"vc_controls\">UNCODE.initRow(document.getElementById(\"row-unique-0\"));<\/script><\/div><\/div><\/div><div data-parent=\"true\" class=\"vc_row row-container boomapps_vcrow\" id=\"row-unique-1\"><div class=\"row limit-width row-parent\"><div class=\"wpb_row row-inner\"><div class=\"wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 boomapps_vccolumn single-internal-gutter\"><div class=\"uncol style-light\"  ><div class=\"uncoltable\"><div class=\"uncell  boomapps_vccolumn no-block-padding\" ><div class=\"uncont\" ><div class=\"uncode_text_column\" ><p><span style=\"font-weight: 400;\">Prendersi cura di una persona, a cura di qualcuno, seguire una cura: sono tutte espressioni che trasmettono un significato diverso della parola \u201ccura\u201d. Offrire il proprio tempo, porre attenzione al dolore altrui, aiutare il prossimo sono modi con cui dimostriamo di avere cura dei nostri cari e del mondo in cui viviamo. Avere cura fa parte della natura umana, \u00e8 uno stato instillato in ogni animo, ma che potrebbe accadere se ci fosse una mancanza di cura o fin troppa cura?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La storia che sto per raccontarvi \u00e8 un\u2019esperienza personale a cui ho modificato alcuni dettagli, affinch\u00e9 le persone coinvolte possano restare anonime. Nella maggior parte dei casi, quando si parla di cura, si considera la guarigione da una malattia oppure \u00e8 la studentessa di medicina che c\u2019\u00e8 in me a pensarlo. Tuttavia, la cura di qualcuno non si limita all\u2019uso di farmaci, ma include la dedicazione del personale sanitario verso i pazienti, le infrastrutture disponibili e i servizi di supporto che vanno oltre le terapie necessarie per un percorso continuo di cura. Ma questo percorso non appare sempre diretto e il \u201cviaggio\u201d di un paziente pu\u00f2, purtroppo, essere alquanto tumultuoso. Questo pu\u00f2 solo essere peggiorato durante una pandemia.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">COVID-19 ha causato la perdita di tante vite. Non dimenticher\u00f2 mai l\u2019angoscia che ho provato durante il mio primo turno notturno da volontaria in terapia intensiva e vedere le conseguenze devastanti di questo virus. Tutti i pazienti erano in uno stato critico ed io avevo il ruolo di contribuire alle cure necessarie rifornendo i carrelli, pulendo e trovando gli strumenti medici. L\u2019incontro con due pazienti mi ha colpito particolarmente. Paziente A era su un ventilatore da circa tre settimane e siccome non c\u2019erano segni di miglioramento negli ultimi due mesi, la sospensione della terapia era la decisione che meglio tutelava il paziente.\u00a0 I medici contattarono i parenti del paziente ed in mezzo al dolore che avrebbe causato alla famiglia, l\u2019idea di perdere il paziente in questione mi fece sentire impotente. Ricordo ancora di aver pensato alle altre migliaia di persone che hanno attraversato circostanze simili in questa pandemia e un&#8217;immensa ondata di tristezza mi ha avvolto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Mentre lasciavo la stanza del paziente A, una delle infermiere mi sugger\u00ec di parlare con paziente B, l&#8217;unico paziente cosciente del reparto. Dopo aver parlato di quanto gli mancasse la sua famiglia e il profumo di casa, mi chiese se potessi tenergli la mano. Considerando che ero gi\u00e0 scombussolata dall\u2019incontro con paziente A e cercando di evitare che paziente B vedesse le mie lacrime, gli dissi che lo avrei visitato pi\u00f9 tardi, perch\u00e9 dovevo finire di rifornire i carrelli. In retrospettiva, non sono sicura di quanto fossi convincente e sono mortificata per la mia mancanza di coraggio in quel momento. Perch\u00e9 ho permesso alle mie emozioni di influenzare la mia professionalit\u00e0? Rifletto ancora su questa domanda ed \u00e8 stato angosciante apprendere che pi\u00f9 tardi nella notte, la condizione del paziente B era deteriorata dato che aveva bisogno del ventilatore.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le implicazioni della decisione di sospendere la terapia del paziente A si basano sui principi dell\u2019etica medica. Poich\u00e9 prolungare la vita di un paziente (che sarebbe di una qualit\u00e0 di vita inferiore) va contro i principi di beneficenza e non maleficenza e la terapia per il paziente A stava solo estendendo la sua sofferenza. Questa \u00e8 anche una forma di cura: il rispetto per la qualit\u00e0 di vita di una persona.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per quanto riguarda il paziente B, il dilemma etico \u00e8 tra il mio dovere professionale e le mie emozioni. Affrontare il senso di colpa e la vergogna dopo l\u2019incontro con paziente B \u00e8 stato turbolento; ho avuto una piccola tregua soltanto perch\u00e9 ho scoperto che la sua richiesta \u00e8 stata alla fine eseguita da un altro volontario, prima che i medici decidessero di iniziare la terapia ventilatoria. Ripensando alla mia incapacit\u00e0 di tenere la mano del paziente, soprattutto quando aveva bisogno di una connessione umana, la mia paura di essere vista vulnerabile deriva da uno stereotipo nella nostra societ\u00e0 sulla dinamica tra medico e paziente. Ossia l\u2019idea dell\u2019individuo che si prende cura di qualcuno sia infallibile e per questo, in grado di prendersi a carico dei problemi altrui senza ripercussioni. Ma questo concetto ci illude e non rivela la fragilit\u00e0 umana che in fondo \u00e8 anche il nostro punto di forza, siccome \u00e8 lo stesso strumento con la quale proviamo empatia e siamo in primo luogo capaci di dimostrare la qualit\u00e0 di cura verso gli altri.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quest\u2019esperienza \u00e8 stata una lezione di vita che mi ha fatto riflettere sull\u2019importanza della cura in generale, ma non solo da un punto di vista medico. La cura \u00e8 un dono fatto senza altri motivi. Non penso che ci sia un equilibrio tra il tempo dedicato, il concetto di iper cura o l\u2019assenza di cura, perch\u00e9 le storie dei pazienti A e B si intrecciano insieme alla mia: fili intangibili, interconnessi che fanno riflettere sui valori umani e la cura dell\u2019anima, una cura senza fine.<\/span><\/p>\n<\/div><div class=\"empty-space empty-half\" ><span class=\"empty-space-inner\"><\/span><\/div>\n<span class=\"btn-container\" ><a role=\"button\"  href=\"https:\/\/www.pedagogia.it\/stripes\/premio-100-linguaggi\/\" class=\"custom-link btn border-width-0 btn-color-dfgh btn-round btn-icon-left btn-ripple-in btn-border-animated\" title=\"Premio 100 Linguaggi\">SCOPRI TUTTI I RACCONTI<\/a><\/span><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><script id=\"script-row-unique-1\" data-row=\"script-row-unique-1\" type=\"text\/javascript\" class=\"vc_controls\">UNCODE.initRow(document.getElementById(\"row-unique-1\"));<\/script><\/div><\/div><\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La cura senza fineTaniya Illawatura Prendersi cura di una persona, a cura di qualcuno, seguire una cura: sono tutte espressioni [...]","protected":false},"author":235,"featured_media":12760,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"give_campaign_id":0,"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[384],"tags":[],"class_list":["post-16034","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-raccontipremio2022"],"aioseo_notices":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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