Nuove famiglie, nuovi compiti di sviluppo, nuovi costrutti di analisi

Nuove famiglie, nuovi compiti di sviluppo, nuovi costrutti di analisi

Si tratta di modi diversi di organizzare i rapporti primari, ognuno dei quali ha proprie caratteristiche specifiche, ma tutti potenzialmente in grado di provvedere alle funzioni familiari, cioè di garantire cura e protezione, insegnare il senso del limite, favorire tanto l’esperienza dell’appartenenza quanto quella dell’autonomia, negoziare conflitti e divergenze, sviluppare la capacità di condividere gli stati emotivi, superare le incertezze.

Laura Fruggeri*

Nuove famiglie, nuovi compiti di sviluppo, nuovi costrutti di analisi

Si tratta di modi diversi di organizzare i rapporti primari, ognuno dei quali ha proprie caratteristiche specifiche, ma tutti potenzialmente in grado di provvedere alle funzioni familiari, cioè di garantire cura e protezione, insegnare il senso del limite, favorire tanto l’esperienza dell’appartenenza quanto quella dell’autonomia, negoziare conflitti e divergenze, sviluppare la capacità di condividere gli stati emotivi, superare le incertezze.

Laura Fruggeri*

Non crisi, ma trasformazione dell’universo “famiglia”

“La crisi della famiglia” è l’espressione più frequentemente evocata per connotare la situazione delle famiglie contemporanee. Eppure si tratta di un’espressione inadatta a cogliere la complessa realtà delle famiglie contemporanee per due ordini di motivi.

Innanzitutto, si parla di “famiglia al singolare”, perpetuando in modo più o meno consapevole l’idea che esista soltanto un tipo di famiglia, che nell’immaginario collettivo è quella nucleare, composta da coppia eterosessuale e figli biologici. La riproposizione di questa idea attraverso il linguaggio comune, e, a volte, anche attraverso quello scientifico, conferma il processo di naturalizzazione in base al quale una forma di famiglia è erroneamente considerata “la famiglia”, conferendole una superiorità funzionale e morale mai dimostrata sul piano empirico. La ricerca scientifica ha documentato che le famiglie possono avere forme diverse e che tali diversità non influenzano negativamente lo sviluppo dei loro membri.

Oggi, in Italia, a fianco delle famiglie nucleari tradizionali troviamo famiglie con un solo genitore, quelle con genitori separati o risposati; famiglie omogenitoriali, famiglie adottive, quelle interculturali o inter-religiose; e anche famiglie che hanno fondato la genitorialità sul ricorso alle biotecnologie. La ricerca psicologia ha dimostrato come il benessere psico-sociale dei membri di un gruppo familiare non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In particolare, la ricerca psicologica ha mostrato come i figli che crescono in famiglie con genitori conviventi, separati, risposati, single o omosessuali, non corrono più rischi di sviluppare dei problemi di quanti ne corrano i figli che crescono in famiglie con genitori sposati e eterosessuali. Si tratta di modi diversi di organizzare i rapporti primari, ognuno dei quali ha proprie caratteristiche specifiche, ma tutti potenzialmente in grado di provvedere alle funzioni familiari, cioè di garantire cura e protezione, insegnare il senso del limite, favorire tanto l’esperienza dell’appartenenza quanto quella dell’autonomia, negoziare conflitti e divergenze, sviluppare la capacità di condividere gli stati emotivi, superare le incertezze[1].

A chi giova dunque la reiterata evocazione della presunta naturalità della famiglia nucleare tradizionale? Certo non fa bene a chi si trova a vivere in situazioni diverse da quella definita naturale, ma non fa neanche bene a chi vive in famiglie nucleari tradizionali.

Non fa bene alle famiglie non tradizionali, perché queste si trovano a garantire le funzioni familiari in un clima di giudizio negativo, spesso anche interiorizzato, cioè rivolto verso se stesse. Con due conseguenze sul piano psicosociale: invece che sostegno, queste famiglie trovano giudizio, e invece di mobilitare risorse per vivere positivamente quello che sono, attivano processi difensivi per tentar di essere quello che non sono.

Ma per la ragione uguale e contraria, non fa bene neanche alle famiglie tradizionali essere relegate nell’area della normalità o della naturalità, in quell’area cioè in cui tutto è dato per scontato, riducendo l’attenzione e la mobilitazione di risorse che l’esercizio delle funzioni familiari sempre comportano. L’evocazione della naturalità e della normalità colloca la famiglia nucleare tradizionale in una posizione d’indiscussa adeguatezza, che impedisce a chi ne è fuori di intercettare le preoccupazioni, le inquietudini, le insicurezze che anche in questo tipo di famiglie sono presenti, e trattiene chi è dentro dal mostrare le difficoltà e chiedere aiuto.

Anche il termine “crisi” è fuorviante per comprendere i processi, le dinamiche e i bisogni delle famiglie contemporanee. E’ fuorviante poiché finisce col collocare la diversità nella marginalità o addirittura nella devianza. La pluralità che caratterizza oggi l’universo familiare non è espressione di crisi, essa è semmai un sintomo della trasformazione di ciò che definiamo “famiglia”.

La famiglia nucleare storicamente affermatasi è composta dalla coppia coniugale eterosessuale, che genera biologicamente i figli e li alleva in uno spazio e un tempo comuni. La famiglia nucleare tradizionale è caratterizzata cioè dalla sovrapposizione di diversi ruoli, funzioni e livelli di rapporto: la coppia genitoriale coincide con quella coniugale; i ruoli familiari coincidono con quelli di genere (maschio-marito-padre e femmina-moglie-madre); ciò che è considerata famiglia coincide con il nucleo che coabita, ovvero i confini spaziali e quelli simbolico-affettivo si sovrappongono; la cultura familiare è omogenea alla cultura della comunità sociale di appartenenza, e c’è consequenzialità tra biologia e affetti.

Nelle forme familiari diverse da quella nucleare sviluppatesi negli ultimi quaranta anni, invece, questa coincidenza di ruoli, funzioni e confini viene meno e non può più essere data per scontata. I molteplici tipi di composizioni familiari presenti oggi nel contesto sociale si caratterizzano tutti per una discontinuità rispetto a uno o più degli elementi sopraelencati. Può capitare che la funzione genitoriale sia esercitata in assenza della relazione coniugale, o che l’asse genitoriale sia disgiunto da quello coniugale; può anche accadere che le famiglie si articolino attraverso nuclei diversi tra loro intersecati, o che i ruoli familiari non coincidano con quelli di genere. Alcune famiglie inoltre sono attraversate da differenze culturali e in altre i genitori allevanti possono essere diversi da quelli biologici ed essere entrambi compresenti nella vita delle persone[2]. Questo significa che alcune famiglie contemporanee si trovano a svolgere le loro funzioni di base in condizioni che sono nuove rispetto al passato.

La condizione della plurigenitorialità caratterizza tutte quelle famiglie in cui sono presenti più di due figure che devono coordinarsi per esercitare la funzione genitoriale (ad es.: genitori affidatari e biologici, genitori biologici e acquisiti attraverso una seconda unione). In altre famiglie la genitorialità è esercitata senza una corrispondente funzione coniugale: i genitori separati devono “danzare insieme” per “danzare insieme ai figli”, senza poter contare sulla facilitazione che può derivare dall’assiduità coniugale; in altre ancora è presente la condizione di mono-genitorialità. Le famiglie con genitori separati, le famiglie ricomposte, quelle coinvolte in un intervento di affido, articolandosi in diversi nuclei o convivenze devono fare i conti con la plurinuclearità; in questa condizione il coordinamento tra le diverse parti, necessario per la realizzazione delle funzioni familiari, attraversa i confini, e le identità dei membri della famiglia si sviluppano in un contesto di pluri-appartenenza. Alcune famiglie, inoltre, sono profondamente toccate dalla discriminazione sociale dovuta alla loro appartenenza a gruppi minoritari e stigmatizzati quali gli omosessuali o i migranti. Le famiglie di migranti e a quelle interculturali, infine, assolvono le loro funzioni in un contesto di multiculturalità ovvero di negoziazione fra diverse appartenenze, identità e valori.

Le situazioni sopra elencate sono caratteristiche di molte famiglie contemporanee e comportano compiti di sviluppo nuovi rispetto a quelli delle famiglie tradizionali.

I compiti di sviluppo delle famiglie contemporanee

Tutti i compiti di sviluppo e gli eventi critici comportano un qualche grado d’incertezza, ma ci sono alcuni compiti che sono ormai integrati nel corpo delle conoscenze comuni e nei repertori di azione familiare previsti dentro una certa comunità, ed altri che invece non sono ancora annoverati tra questi. La distinzione è importante perché i compiti che sono già inclusi nel patrimonio delle conoscenze comuni sono riconducibili a dei repertori di azione noti ai quali ricorrere per affrontarli. Una malattia grave è un evento che nelle famiglie arriva in modo imprevisto e certo non costituisce un evento desiderabile, eppure una famiglia che debba affrontare tale compito ha dei punti di riferimento circa quali risorse personali, interpersonali e sociali sia opportuno attivare; ha, cioè, a disposizione dei repertori di azione che, per quanto accompagnati da sofferenza e disagio, permettono di attivare i necessari processi di coping. Esistono invece compiti che, non essendo ancora integrati come fatti fisiologici nella vita delle famiglie, sono privi di strategie note con cui affrontarli. Sono questi gli eventi e i compiti di sviluppo che possiamo definire inconsueti[3]. Se una donna separata con figli s’innamora di una persona, deve comunicarlo o no ai propri figli? Se sì, come? Che ruolo va a ricoprire il nuovo partner di genitori separati nella famiglia allargata o nel nucleo convivente? Come possono coordinarsi due persone in conflitto, legate da sentimenti negativi di rabbia, delusi nelle reciproche attese, per gestire la genitorialità?

I compiti di sviluppo familiari qui definiti inconsueti hanno la caratteristica di risultare nuovi sia per le famiglie che li devono affrontare sia per i professionisti dei servizi che accompagnano, sostengono, aiutano, curano le famiglie nei loro percorsi evolutivi. Quindi la domanda che s’impone è: come possono i servizi accompagnare, sostenere, aiutare, curare le famiglie mentre affrontano compiti di sviluppo che risultano inconsueti anche per i professionisti e per i quali non si conoscono le strategie più adatte per assolverli?

In questa fase di passaggio in cui non esistono ancora chiari modelli di riferimento, uno dei rischi maggiori è che i servizi scambino per patologia l’inconsuetudine delle condizioni entro cui le famiglie contemporanee crescono e si sviluppano. Allo scopo di evitare questa deriva, i “professionisti dell’aiuto” hanno il compito di interrogarsi su quanto gli strumenti concettuali e analitici utilizzati permettano loro di accompagnare adeguatamente le famiglie attraverso i nuovi processi di coping richiesti dalle trasformazioni in corso.

Elaborazione di nuovi concetti e costrutti di analisi

La trasformazione dell’“universo famigliare” comporta l’adozione di lenti nuove, di strumenti concettuali adatti. La riflessione sulla dimensione culturale dei rapporti familiari costituisce un esempio a questo proposito. Essa ha ampiamente mostrato come un approccio universalistico impedisca di cogliere le specificità implicate nei rapporti familiari caratterizzati da diverse appartenenze culturali. Ma la dimensione culturale è soltanto uno degli aspetti emergenti dalla variabilità delle famiglie contemporanee.

L’idea di nucleo e quella di confine si prestano a studiare situazioni familiari in cui la rete degli affetti si mantiene all’interno di uno spazio fisico condiviso; diventano però concetti meno utili nel momento in cui si debba studiare famiglie che essendo articolate attraverso nuclei molteplici, devono gestire dinamiche poliedriche e appartenenze plurime. La nozione d’interfaccia sembra più appropriata a studiare e valutare lo stile di funzionamento di famiglie in cui i confini sono intersecati e in cui l’identità familiare si esprime attraverso una forma plurinucleare[4]. Una genitorialità esclusivamente definita in base ai ruoli appare un concetto di scarsa portata euristica quando lo si applichi alla genitorialità senza coniugalità o alla monogenitorialità o alla multigenitorialità, che invece suggeriscono l’adozione di una definizione di genitorialità fondata sulle funzioni familiari[5] ed emergente da reti relazionali[6]. Nonostante, i diritti delle persone omosessuali in tema di matrimonio, unione civile, e adozione siano stati riconosciuti in numerosi paesi, l’eterosessismo, cioè dare per scontato che la sessualità di una persona sia unicamente di tipo “etero”, è un atteggiamento ancora diffuso nella comunità sociale, in quella scientifica e professionale. Un approccio che prenda in considerazione la coesistenza di diversi orientamenti sessuali e necessario per evitare di adottare modelli di studio e d’intervento discriminanti delle persone omosessuali[7].

Riflessione conclusiva

I modelli consolidati di studio e d’intervento con le famiglie hanno sempre privilegiato la dimensione interpersonale dei rapporti familiari, a prescindere dalle appartenenze sociali, dai rapporti di potere, dalle condizioni materiali dell’esistenza e dalle ideologie dominanti. Eppure l’analisi delle specificità delle famiglie contemporanee ha mostrato come l’intreccio tra dinamiche familiari e fenomeni sociali sia centrale nella strutturazione delle singolarità familiari. L’analisi dei rapporti, dei ruoli e delle dinamiche familiari non può quindi evitare di rivolgere una particolare attenzione al contesto sociale in cui le famiglie sono inserite, ed in particolare alle modulazioni che le dinamiche e i processi familiari assumono in rapporto a problematiche quali ad esempio quelle legate all’identità di genere, alla condizione di marginalità sociale, alla appartenenza etnica, ai cambiamenti connessi a situazioni di crisi socio-economica, ma anche agli stereotipi e ai pregiudizi socialmente condivisi.

*Professore ordinario di Psicologia Sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Parma, dove insegna Psicologia sociale delle relazioni familiari.

Bibliografia

Bastianoni P., Taurino A., Famiglie e genitorialità oggi, Unicopli, Milano 2007.

Byng-Hall J., Le trama della famiglia, Raffaello Cortina, Milano 1998.

Chiari C., Borghi L., Psicologia dell’omosessualità, Carocci Editore, Roma 2009.

Fruggeri L., Famiglie, Carocci Editore, Roma 1998.

Fruggeri L., Diverse normalità, Carocci Editore, Roma 2005.

Fruggeri L., “Le famiglie chiedono aiuto”, In P. Bastianoni, A. Taurino, F. Zullo (a cura di), Genitorialità complesse, Unicopli, Milano 2011, pp. 33-48.

NOTE

[1]             Fruggeri L., Famigli,. Carocci Editore, Roma 1998; Fruggeri L., Diverse normalità, Carocci Editore, Roma 2005.

[2]          Fruggeri L., Diverse normalità, Carocci Editore, Roma 2005.

[3]             Fruggeri L., “Le famiglie chiedono aiuto”, In P. Bastianoni, A. Taurino, F. Zullo (a cura di), Genitorialità complesse, Unicopli, Milano 2011, pp. 33-48.

[4]             Fruggeri L., Diverse normalità, Carocci Editore, Roma 2005.

[5]             Bastianoni P., Taurino A., Famiglie e genitorialità oggi, Unicopli, Milano 2007.

[6]             Byng-Hall J., Le trama della famiglia, Raffaello Cortina, Milano 1998.

[7]             Chiari C., Borghi L., Psicologia dell’omosessualità, Carocci Editore, Roma 2009.