Spazi geografici e psichici del mutamento

Spazi geografici e psichici del mutamento

Cambia, todo cambia

 Mercedes Sosa

Le generazioni attuali devono fare i conti con il cambiamento che è divenuto la regola e non l’eccezione e con la necessità di imparare ad essere flessibili ed adattabili, così da poter affrontare la complessità odierna. Cambia il tempo, cambiano il lavoro e l’economia, cambiano gli stili di vita e cambiano le famiglie. Cambiano i luoghi, e cambiano, tanto, anche le città. Sempre più si incrociano diversi spazi geografici e relazionali che mettono a confronto e modificano strutture psichiche, atteggiamenti, culture e linguaggi.

Ma non si cambia da soli, si cambia sempre rispetto ad un Altro da sé, attraverso le relazioni, la comunità, le esperienze, i principali motori dei processi di mutamento. E si cambia attraverso le modalità con cui si mettono in gioco le relazioni. Si pensi ai social network che permettono ad individui, gruppi o comunità dislocate in diverse parti del mondo di condividere grandi quantità di scambi in modo immediato. Le agorà, luoghi di produzione di cultura, di partecipazione e quindi di formazione di soggetti pubblici e politici, sono state sostituite oppure sono state integrate, ampliate dagli “spazi virtuali” creati dalle nuove tecnologie? E quali sono oggi gli spazi per una socialità progettuale e del desiderio? Come la comunità, virtuale o meno, favorisce ancora la nascita di processi di mutamento ed è strumento del cambiamento?

Anche gli spazi pubblici delle città stanno cambiando, sempre più attraversati da diverse etnie e culture ma forse sempre meno legati ad un’idea del “vivere insieme” in cui ci sia il desiderio dell’incontro. Quali sono gli spazi della città che oggi potrebbero essere deputati alla creazione di relazioni, socialità, identità?

E’ inoltre lecito chiedersi quanto le agenzie educative formali ed informali siano esse stesse luoghi di cambiamento e quali siano le caratteristiche che gli spazi relazionali di carattere pedagogico devono avere per promuovere il cambiamento. Se il cambiamento è soprattutto un percorso non lineare, fatto di deviazioni, imprevisti e sorprese come ci rapportiamo con le “mappe” precostituite ed i modelli predominanti che propongono un cammino-pensiero unico, che sembrerebbe escludere la possibilità di scoperta e sperimentazione di alternative?

Geographical and psychic changes

Cambia todo cambia

Mercedes Sosa

The current generations have to deal with change, that has become the rule rather than the exception, and to face the need to learn to be flexible and adaptable in order to manage today’s complexity.

Time changes, jobs and communities change, lifestyle changes and also families change. Places and cities change a lot, too. We meet more and more different geographical and relationship spaces that compare and modify psychic structures, attitudes, cultures and languages.

Yet we don’t change alone, but always in relation to the Other through a relationship, a community, the experiences, the main engines of change processes. And you change through the ways  in which relationships take place. Think about social networks allowing people, groups and communities displaced in different parts of the world to share large amounts of exchanges in an immediate way. The Agorà, the places of culture production, participation and therefore of formation of public and political subjects, have they been replaced or have they been integrated, widened by “virtual spaces” created by new technologies? And which are nowadays the spaces for a planning sociality and for a sociality of the desire? How does virtual or real community still favour the emergence of change processes and how are they instrument of change?

Even town public spaces are changing, more and more crossed by different ethnic groups and cultures, but maybe less and less connected to a “living together” idea in which there is desire to meet other people. Where could relationships, sociality and identity grow in our towns? We should also ask ourselves how formal and informal educational agencies are themselves places of change and which are the features that relational spaces in education must have to promote change.

If change is mainly a not-linear way, made of deviations, accidents and surprises how do we relate ourselves to preconceived maps and predominant models proposing a single road and a single thought, that seem to exclude the chance to discover and experiment alternatives?