Non sarà la tua copia

Cosa avremmo voluto fare da grandi? Che educazione ci è stata data? Da qui dipende la vita di ciascuno. L’educazione ricevuta è come un abito adeso sulla pelle: non si riesce a togliere senza dolore. Tanto più con certi “tessuti”, cioè con vissuti quali sono raccontati in questo numero monografico dedicato alla realtà penitenziaria. L’educazione, in una parola, è vitale perchè dà forma alla vita. In occasione della pubblicazione del suo ultimo saggio (Non sarò la tua copia, Rizzoli 2024), Daniele Novara ci aiuta a compredere cosa, dell’educazione ricevuta, si può tenere; e cosa, invece, è meglio lasciar andare…

di DANIELE NOVARA
Pedagogista, Direttore del centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti (CPP)

Questo libro rappresenta una svolta nella mia produzione, solitamente destinata ai genitori. Dopo averlo tenuto in un cassetto per trent’anni, mi sono dedicato a un testo sulla nostra educazione e su come riconoscere non solo i modelli educativi dei nostri genitori, ovvero l’educazione ricevuta, ma anche il copione educativo, che è qualcosa di più raffinato, di subdolo, che si trova sottotraccia, ma lascia segni inequivocabili perché ci porta dove i loro desideri sotterranei hanno voluto portarci. Lo spiego con un esempio che appartiene alla mia storia personale: per anni sono stato convinto che il mio interesse e la passione per le questioni educative e pedagogiche mi venissero da mia zia Pina, classe 1899, un vero e proprio demonio con la vocazione per l’insegnamento. Ma qualche anno prima che morisse, osai chiedere a mia madre, donna da sempre molto conflittuale che si arrabbiava spesso e odiava le domande (bastava quella sbagliata e usciva di senno): «Cosa avresti voluto fare da grande?». Poiché era in un momento di buona, rispose semplicemente: «La maestra». Tutto mi fu chiaro: c’era in lei un desiderio sotterraneo, subliminale, inconscio che ha lavorato e mi ha raggiunto. Un copione ben visibile, non solo per il fatto che lei voleva fare la maestra e io ho finito con l’occuparmi di educazione fin da giovane, ma anche per quel suo aspetto collerico che in qualche modo mi ha portato a occuparmi di conflitti, di litigi e di saper litigare bene.

Immaginiamo l’educazione ricevuta come un tessuto senza forma che ci viene consegnato, il copione educativo è ciò che facciamo con quel tessuto. Un abito cucito da altri o una «creazione» tutta nostra?

Lo scopo del libro è far comprendere al lettore che è inevitabile che qualcosa dell’educazione ricevuta rimanga perché quello si è vissuto e si è respirato. Il mio consiglio è di porre estrema attenzione: cosa si può tenere e cosa si può lasciare andare? È in gioco la vita di ciascuno di noi, occorre cercare di viverla secondo i propri desideri e non quelli degli altri. Serve cambiare strada e vedere un punto di vista diverso. Ognuno di noi ha la possibilità di indagare la propria storia e di riappropriarsene per viverla. Non sarò la tua copia è arricchito di storie reali (raccolte in tanti anni di consulenza pedagogica e corsi di formazione), di esercitazioni ed esempi pratici che accompagnano chi legge nell’analisi della propria educazione ricevuta e nella scoperta del proprio copione educativo.

Ho scelto di dedicare il libro alle donne del mondo pensando a tutte quelle che non hanno potuto, come mia madre, realizzare i propri sogni, desideri e aspettative. A tutte quelle donne che per secoli sono state controllate dal patriarcato e a tutte quelle donne nate e cresciute in culture in cui sono considerate al pari di un oggetto. Ma il copione educativo riguarda anche i maschi che riconosco molto in crisi in questo momento storico. Il libro farà molto, molto bene!


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