Connessi tra di noi, cioè? L’esempio di Connect The .Dots

A cura di STRIPES DIGITUS LAB

 

In un mondo dove l’intelligenza artificiale è presente in sempre più ambiti della vita quotidiana, il rischio di lasciare indietro fasce importanti della popolazione è più reale che mai. A Settimo Milanese c’è un progetto nato proprio per colmare tale divario digitale e generazionale: si chiama Connect the .DOTs ed è promosso da Stripes Coop e Stripes Digitus Lab[1], con il sostegno di Microsoft e di ChangeX (piattaforma che promuove progetti di innovazione sociale a livello internazionale). L’iniziativa è stata inaugurata il 22 marzo 2025 e, per un anno, si è dedicata a coinvolgere cittadine e cittadini di tutte le età in attività gratuite.
Come la tecnologia può essere uno strumento di inclusione, puntando a coinvolgere tutte le fasce di età in laboratori e attività formative? Unendo i puntini, suggerisce il titolo Connect the .DOTs: cioè mettendo in relazione esperienze, competenze e bisogni delle diverse generazioni. Ecco allora che, per i più piccoli si passa da laboratori sensoriali eco-digitali pensati per i bambini da 0 a 3 anni, a percorsi di digital storytelling per la fascia 3-6 anni. Per i giovani dai 6 a 18 anni a officine di robotica educativa, coding, stampa 3D, realtà aumentata, video mapping, attività di sensibilizzazione sulla sicurezza online e cyberbullismo. Infine, per gli over 65, i più “diffidenti” verso le nuove tecnologie, a corsi di alfabetizzazione digitali e utilizzo efficace dello smartphone.
Così divise per target di età, tutte le proposte hanno originato efficaci esperienze di apprendimento digitale. D’altra parte, l’unico modo per imparare ad usare qualsiasi strumento, a maggior ragione quelli digitali, è mettere le mani in pasta… cioè provare e riprovare, sotto la guida di validi maestri, le varie opzioni di utilizzo. In questo apprendimento esperienziale si sviluppano moltissime competenze: dal pensiero computazionale (capacità di scomposizione di un problema), al problem solving, alla creatività, al lavoro di gruppo e, non da ultimo, all’inclusività.
Rendendo la cultura digitale accessibile a tutti, infatti, le proposte di Connect the .DOTs hanno contribuito a ridurre le disuguaglianze, cioè hanno avuto un effettivo valore sociale. Ciò non sarebbe stato possibile senza l’alleanza tra il Comune di Settimo, ChangeX, Microsoft e Stripes Coop: tale alleanza, infatti, ha dimostrato che è possibile unire realtà (educative, familiari, pubbliche o private) determinate a superare le barriere (anagrafiche, formative, ambientali). Si tratta di un modello replicabile il cui impatto non sarebbe da sottovalutare: tra beneficiari diretti e indiretti, educatori e formatori, Connect the .DOTs ha coinvolto oltre 1300 persone.
Qualche altro numero è interessante. Le oltre 200 ore laboratoriali hanno coinvolto circa 1200 persone: circa 460 nella fascia 0-6 anni; 525 nella fascia 6-18 anni; circa 280 nella fascia over 65.
Il progetto ha favorito lo sviluppo di competenze non solo digitali, ma per la vita, come la creatività, la collaborazione, l’inclusione, promuovendo la partecipazione attiva e il pensiero critico.
Mettendo a disposizione tablet, pc, penne 3D e più di 20 tipi diversi di robot[2], nei laboratori i partecipanti hanno imparato progressivamente ad usare piattaforme online di programmazione, progettazione grafica e comunicazione visiva, hanno preso dimestichezza con diversi strumenti di intelligenza artificiale (tra cui Copilot, Canva AI, ChatGPT, MagicSchool e Gemini).
A monitorare i laboratori e a partecipare agli incontri formativi, un totale di 120 insegnanti, oltre a 100 genitori e nonni (accompagnatori dei ragazzi minorenni), circa 20 educatrici della prima infanzia e un’ equipe di progetto, composta da educatori, tecnici informatici, esperti di comunicazione e grafici.
Le attività hanno avuto luogo in 12 scuole (5 asili nido[3], 5 scuole dell’infanzia[4], 1 scuola primaria[5], 1 secondaria di 1° grado[6]) e negli spazi del progetto RiScossa sito nel Palazzo Granaio di Settimo.
I numeri appena forniti nascono da un comune denominatore: l’esigenza di ridurre il divario digitale tra generazioni, fornendo competenze e strumenti adeguati. È un’esigenza davvero sentita. Tant’è che anche gli over 65 che hanno partecipato al progetto stanno cambiando idea sull’incompatibilità tra loro e il digitale. È vero, commenta un educatore che ha seguito i laboratori “Nonni del futuro” e “Colazioni dei nonni”: «Stanno cambiando idea sperimentando insieme a noi le sfide quotidiane agevolate dalla tecnologia. Incontro dopo incontro, comprendono come utilizzare lo smartphone a loro vantaggio e, per esempio, imparano ad usare spid, whatsapp, email, i social. Scoprono allora che sbrigare le commissioni diventa più facile: più facile comunicare con i medici, o recuperare documenti senza fare lunghe file agli sportelli».
Le fasce giovani hanno una indubbia spontaneità nell’usare il digitale, tuttavia, come sottolinea un altro educatore: «molto spesso è un utilizzo non adeguato. Il nostro focus è stato quello di utilizzare la curiosità e la spontaneità dei bambini per incentivare un utilizzo più creativo, ma anche più critico e consapevole degli strumenti tecnologici». Stando ai riscontri dei giovani coinvolti nel progetto, tale focus è stato raggiunto: e l’originalità di tanti laboratori rimane vivida nella loro memoria. Ne descriviamo due che, in effetti, hanno avuto un notevole apprezzamento: “Quadri cubisti con Matatalab Lite”; e “Beebot: missione colori”.
Matatalab Lite è un robot che, con un pennarello fissato nel centro, lascia traccia ad ogni suo movimento. Dopo averne sperimentato tutti i comandi possibili, i bambini di una terza elementare hanno programmato questi comandi per disegnare segni e forme geometriche e, così facendo, hanno realizzato dei veri e propri quadri ispirati al cubismo. Una volta firmate e titolate, le opere sono state mostrate alla classe, specificando il processo svolto: in sostanza, la descrizione e la successione degli input dati al robot. Creatività, coordinazione, comprensione del linguaggio di programmazione, logica, precisione, senso estetico: tutto ciò è stato favorito da questa esperienza laboratoriale.
Beebot, invece, è un robot a forma di ape che i bambini di una classe dell’infanzia hanno programmato e usato per ricostruire l’immagine di Elmer, l’elefante variopinto la cui storia avevano appena ascoltato e sintetizzato in cartoncini colorati. Dopo una prima fase di scoperta autonoma del funzionamento di Beebot, a turno e in piccoli gruppi i bambini hanno programmato il robot per raccogliere i cartoncini necessari a decorare diverse sagome di Elmer. Una volta completati, gli elefanti sono stati fatti sfilare in una piccola parata, proprio come nel libro.
Qual è in definitiva l’ingrediente fondamentale di Connect the .DOTs? Lo sintetizza Igor Guida, direttore scientifico di Stripes Digitus Lab: «L’ingrediente fondamentale è il punto di partenza: la convinzione che la tecnologia non è un muro che separa, ma un ponte che unisce. Sperimentarlo è possibile, ma occorre essere connessi: connessi tra di noi, prima che ad una rete wifi. Così, collegando i puntini che ci distanziano, si forma una trama innanzitutto umana. Senza questa rete, la connessione digitale a cosa servirebbe?».

 

 

[1] Per sistematizzare tutte le proprie conoscenze e competenze in merito all’uso della tecnologia, al coding e alla robotica nell’educazione, nel 2018 Stripes Coop ha creato Stripes Digitus Lab: Centro Internazionale di Ricerca e Innovazione sulla Robotica Educativa e le Tecnologie Digitali.
[2] Tra i robot usati: Cubetto, BlueBot, Ozobot, Thymio, Matatalab Lite, Vincibot, Sphero.
[3] Il Colibrì, Il Pettirosso e Spazio Terraluna Nido Cipì (a Settimo Milanese), La Cinciallegra (a Seguro), La rondine (a Vighignolo).
[4] Materna Settimo, Causa Pia Settimo, Materna San Giuseppe, Materna Santa Maria Nascente, Causa Pia Seguro
[5] Scuola Primaria NOME di Settimo Milanese.
[6] Scuola Secondaria di 1° grado Paolo Sarpi.

 

IMMAGINI © Stripes Digitus Lab


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