Le parole della pioggia (Laura Imai Messina)
Laura Imai Messina
Le parole della pioggia
Einaudi, Torino 2025
Pp. 138, € 16,00
Con questo romanzo Imai Messina ci trasporta ancora una volta nella sua Tokyo, una Tokyo intima, domestica attraversata da una pioggia che non è solo elemento atmosferico, ma diventa linguaggio poetico, ritmo, voce silenziosa che ci accompagna durante tutta la lettura insieme alle raffinate e suggestive illustrazioni di Emiliano Ponzi, che esaltano la delicatezza e il lirismo di una scrittura capace di cogliere i dettagli, i non detti, le sottigliezze trasformando il tutto in universi ricchi di significato.
Pioggia del cuore o nel cuore, pioggia dell’inquietudine, pioggia sottile come il pelo di gatto, pioggia abitudinaria, pioggia profumata, pioggia privata, pioggia felice, pioggia demoniaca… comunque sia «Tokyo nell’acqua è magnifica». Ed in questo scenario surreale dal “colore di quanto è bagnato”, traendo spunto da un’antica leggenda, l’autrice dà vita ad una sorta di fiaba metropolitana che ha come protagoniste delle potenti, misteriose figure: le donne-ombrello. Le troviamo nei giorni di pioggia, nei luoghi più vari, in attesa, con l’ombrello aperto, pronte a pronunciare la frase “Sono nata in un giorno di pioggia” e a camminare accanto ai/lle clienti fornendo loro riparo e accompagnandoli/e dove desiderano. Sono donne comuni, casalinghe, studentesse, disoccupate, straniere, dipendenti di un’agenzia specializzata in questo servizio. Sono loro che si raccontano usando il “noi” in una pluralità di voci che costruisce una narrazione al tempo stesso lieve e profonda. Il loro è un lavoro, ma è anche un rito, un gesto prezioso di ascolto e condivisione. L’ombrello diventa un oggetto rituale, che accoglie e protegge in uno spazio intimo nascosto al mondo esterno, in cui il tempo è come sospeso. Le conversazioni sotto l’ombrello restano segrete: si parla, si tace, ci si racconta, si accennano confessioni, si esprimono emozioni mentre la donna-ombrello ascolta con discrezione ed empatia, non giudica, non salva, non consola, semplicemente cammina accanto, in un gesto di gentilezza e di cura, che rivela la capacità di stare al passo dell’altro/a, di modularsi sulla sua realtà.
Tra queste donne-ombrello c’è Aya, la più giovane, l’unica nata veramente in un giorno di pioggia, quella che discende da una famiglia di artigiani di ombrelli e ha una vera vocazione per questo lavoro, la sola a credere che «la pioggia non è sciocca che cade e basta«. Lei «adora tutto quello che cade» e adora parlare. Proviene dalla provincia di Kyoto e ha lasciato la famiglia a diciotto anni senza spiegazioni. È una ragazza decisa, attenta al prossimo, gentile e paziente. Porta sempre con sé il suo ormai consunto Dizionario delle parole della pioggia e un taccuino su cui annota le sue osservazioni sulle persone che accompagna. In un giorno di pioggia in cima alla strada più ripida della città che è anche la sua strada preferita, ha conosciuto Toru, un giovane pugile convinto di essere un perdente. Ad Aya non importa perché pensa che nel mondo serva anche chi perde e prova interesse per lui. Tra loro non c’è una storia dichiarata, ma un legame sfumato, che vive di attese, di intermittenze, di silenzi, di dialoghi appena accennati, di sentimenti che non hanno bisogno di essere definiti per essere profondi. In questo intreccio di vicinanza e lontananza Toru impara a rialzarsi dopo le cadute e acquisire consapevolezza di sé, e Aya riesce a trovare il proprio equilibrio e a ricucire il rapporto irrisolto con la madre. Quando alla fine si troveranno insieme sotto la pioggia sarà lui a tenere l’ombrello perché, come Aya gli dice “o la cura è reciproca o non funziona”.
Con questo romanzo l’autrice ci invita a rallentare, ad affinare lo sguardo, ad ascoltare ciò che spesso passa inosservato e ad aprirsi alla possibilità di guardare il mondo da una posizione diversa, dove la fragilità è forza e la gentilezza un atto rivoluzionario. Ma è anche una storia d’amore, un amore che non ha a che fare con il possesso e l’esclusività, ma piuttosto con la cura, la vicinanza, la comprensione, l’aiuto reciproco perché «a volte basta condividere un ombrello per imparare a camminare insieme». Ce la faranno Aya e Toru?
Carla Franciosi

