L’IA entri nella geopolitica mondiale
Di IGOR GUIDA
Direttore scientifico Stripes Digitus Lab
I progressi nel campo dell’IA stanno trasformando interi settori produttivi, seppur con molte preoccupazioni che vanno dalla disinformazione alla sicurezza informatica, fino agli impatti sull’occupazione. Non solo: visto che l’IA è ormai considerata una risorsa strategica al pari di quelle energetiche primarie per la vita quotidiana, i Paesi con minori capacità tecnologiche risultano penalizzati. Come ridurre tale divario di conoscenza e, soprattutto, come produrre valutazioni autorevoli sullo stato dell’arte dell’intelligenza artificiale?
Per rispondere a queste esigenze, con 117 paesi favorevoli e 2 contrari (Stati Uniti e Paraguay), l’ONU ha istituito un organismo scientifico internazionale – l’Independent International Scientific Panel on Artificial Intelligence (IISPAI) – incaricato di analizzare lo sviluppo della tecnologia, valutarne benefici e rischi e così fornire ai governi una base scientifica condivisa per le future politiche globali sull’IA. D’altra parte, al pari del cambiamento climatico, l’IA ha ormai effetti planetari che richiedono forme di cooperazione internazionale (tanto che molti osservatori hanno paragonato questa nuova struttura all’Intergovernmental Panel on Climate Change: il gruppo scientifico istituito dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1988 per sintetizzare le ricerche sul cambiamento climatico).
L’istituzione dell’IISPAI risale ad agosto 2025, ma solo il 3 febbraio 2026 – dopo la nomina dei suoi 40 membri (selezionati tra oltre 2600 candidature e provenienti da 37 Paesi) – ha iniziato l’operatività e ne è stata data notizia al mondo. Il mandato dei 40 esperti durerà tre anni, fino al 2029, e porterà alla pubblicazione di rapporti periodici nei quali ci si attende vengano distinte le evidenze scientifiche da quelle narrazioni amplificate che rischiano di influire nelle decisioni politiche.
Provenendo da ambiti diversi (ricerca informatica, economia, scienze sociali e governance tecnologica), per evitare che il dibattito sull’IA sia dominato esclusivamente dagli sviluppatori tecnologici, alcuni di questi esperti sono molti noti. Basti pensare a Yoshua Bengio (in Canada, uno dei padri del deep learning); a Diane Coyle (nel Regno Unito, specializzata nell’impatto delle tecnologie digitali sull’economia e sul mercato del lavoro); a Ya-Qin Zhang (in Cina, già presidente di Baidu e dirigente apicale di Microsoft Research Asia); negli USA a Stuart Russell (autore del manuale universitario[1] di riferimento sulla sicurezza dell’IA e ad Amba Kak, direttrice esecutiva del centro di ricerca AI Now Institute).
Integrando quindi analisi tecniche, economiche e sociali, questi esperti avranno il difficile compito di svincolare l’IA dalla competizione tra le grandi potenze. Ci riusciranno? Difficile rispondere, tenendo conto che la distribuzione geografica degli esperti rivela molto chiaramente dove oggi si concentra il potere scientifico e tecnologico nel campo dell’intelligenza artificiale. Tale “potere” si divide in effetti tra: Nord America (dove si trovano i più grandi laboratori industriali: Google DeepMind, OpenAI, Microsoft, Meta); Europa (con università e centri pubblici di ricerca di altissimo livello); Asia orientale (soprattutto in Cina, Giappone, Corea del Sud e Singapore, che dispongono di enormi quantità di dati, grandi piattaforme tecnologiche e forti investimenti pubblici). Preso atto che il 70% della ricerca avanzata sull’IA è prodotta tra Stati Uniti, Cina ed Europa occidentale, il panel vuole evitare il rischio di un monopolio politico e per questo tenterà di includere paesi come India, Brasile, Sudafrica, alcuni anche del Medio Oriente e dell’America Latina.
In prospettiva, la sfida di questo organismo sembra epocale: la comunità scientifica saprà realizzare quell’unione geopolitica così francamente sconveniente alle grandi potenze economiche e tecnologiche…?
Difficile fare previsioni, soprattutto in questi tempi così guerrafondai.
[1] Stuart Russell, Artificial Intelligence: a Modern Approach, Pearson, 2020 (4° edizione).


