Gogol Bordello – We Mean It, Man! (13/02/2026)
Gogol Bordello – We Mean It, Man! (13/02/2026)
“Questa è la nostra vendetta post-punk”, ha dichiarato Eugene Hütz descrivendo We Mean It, Man!, ultimo lavoro dei suoi Gogol Bordello. La vendetta prende di mira proprio Hütz con l’obiettivo di riportarlo indietro alle origini della sua carriera, come spiega lui stesso: “Mi sono reso conto che per molti anni abbiamo fatto molta musica semplicemente folle, sguaiata, ad altissima energia, gypsy-punk, hardcore. Volevo riequilibrare le cose e portare in superficie quelle influenze iniziali, le cose che all’inizio mi hanno ispirato a creare la mia musica”. Decimo disco in studio e pubblicato dall’etichetta Casa Gogol Records (di cui è proprietario lo stesso frontman della band), We Mean It, Man! presenta un titolo che riprende un frammento delle parole di God Save The Queen dei Sex Pistols, mostri sacri del punk. Quest’ultimo è sempre stato un ingrediente fondamentale per il gruppo, che lo ha mescolato alla musica gitana, caratterizzata da violini e dalle sonorità tradizionali dell’Est Europa: il risultato, chiamato gypsy-punk, sfoga una rabbia viscerale danzando in un vortice coinvolgente e ipnotico; un genere che manifesta eleganza ma al contempo non nasconde le sue radici popolari. We Mean It, Man! apre proprio con la title-track, brano ad alta intensità accompagnato dall’insolita interazione tra synth e violino. In Life Is Possible Again un’abbagliante speranza cerca di illuminare la profonda oscurità nella quale sembra sia finito il mondo di oggi. Feroce, pungente e sarcastica, No Time for Idiots è un’invettiva punk verso l’inettitudine dei leader politici e verso la difficoltà della gente a sviluppare un proprio spirito critico. Mentre la scatenata Hater Liquidator spara a zero contro chi dispensa odio gratuitamente, la collaborazione con la cantautrice americana Grace Bergere genera il folk melodico di Boiling Point. Il momento di ballare arriva con le sfumature dance di Ignition e con il martellante rock di From Boyarka to Boyaca, metaforico gemellaggio tra Ucraina e Colombia, nato dal contributo con il complesso Puzzled Panther. Mystics è trascinata da spunti techno; We Did Good With the Good We Did suona come un inno solenne, pur conservando un carattere movimentato. Dalla breve scarica di energia dell’orecchiabile Crayons si passa al mix di archi gypsy e chitarre hard-rock nell’ipnotica State of Shock. Solidarity chiude la raccolta con un preghiera intima e accorata verso la nazione ucraina. Rispetto al passato, il suono dei Gogol Bordello si rinnova con artifici elettronici come il sintetizzatore che sostiene il ritmo complessivo, reso sempre incalzante da instancabili percussioni e sferzanti violini. I riff della chitarra conferiscono maggiore spinta e un’ulteriore sfumatura punk-rock. We Mean It, Man! porta con sé un messaggio forte, così espresso da Hütz: “Spiritualmente, questo album parla di perseveranza contro ogni previsione e del tentativo di riunire le persone che sono ancora capaci di un minimo di concentrazione e di pensiero critico. Si spera che, sulle ali di una musica carica positivamente, tutto questo possa volare nel mondo e fare un po’ di bene”.

