Un segnale al polso, una comunità intorno. Il progetto Zoicare

A cura della Redazione

 

ZoiCare è un progetto innovativo di welfare tecnologico, che punta a migliorare la qualità della vita delle persone over 65 attraverso wearable device, cioè dispositivi tecnologici indossabili. La sostanza del progetto è efficacemente sintetizzata nel suo nome: nella parola greca zoi (vita) unita all’inglese care (cura). Prendersi cura della vita di chi è più fragile, in effetti, non è cosa da poco.

Frutto della sinergia tra 3 realtà del terzo settore – Stripes Coop (Rho), Forme Impresa Sociale (Valfurva) e La Rada Consorzio (Salerno) – ZoiCare è partito il 1° ottobre 2025, selezionato e finanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito del bando InnovaWelfare, che sostiene iniziative capaci di coniugare innovazione tecnologica e impatto sociale. Come migliorare la qualità della vita (sicurezza e indipendenza) delle persone con età over 65? Come incrementare, al contempo, la serenità dei familiari?

I risultati del progetto saranno presentati al festival Culture Link: sabato 10 ottobre, dalle 11.30 alle 13 (presso la Social Innovation Academy). Al tavolo interverranno Igor Guida (Direttore Scientifico di Stripes Digitus Lab e Vicepresidente di Stripes Coop); Alessandro Masciadri (Program Officer di Fondazione Cariplo); Giuseppe Pittari (co-founder e Direttore Tecnico di Squadra IoT); Emiliana Brognoli (Assessore al Comune di Rho con delega ai Lavori Pubblici, Protezione Civile, Innovazione e Smart City, Illuminazione Pubblica); insieme ai partner del progetto Forme Impresa Sociale e Consorzio La Rada di Salerno. A moderare l’incontro Paola Navotti (caporedattrice di Pedagogika.it).

Il cuore del progetto è un braccialetto wearable intelligente, che monitora i parametri vitali dell’utente in tempo reale, trasmettendoli a professionisti sanitari. Sono stati dei medici, insieme agli sviluppatori, a definire quali parametri monitorare e come trattarli: per esempio a decidere che i dati rilevati non vengano mostrati direttamente agli utenti, per evitare di generare ansia e lasciare così l’interpretazione clinica dei dati solo ai professionisti sanitari. I dispositivi wearable precedentemente impiegati nei servizi di assistenza (per esempio per monitorare frequenza cardiaca, pressione sanguigna sonno, passi, calorie bruciate, livelli di ossigenazione nel sangue, temperatura corporea) avevano un’autonomia di sole 8-12 ore, con ZoiCare tale autonomia (cioè il monitoraggio senza interruzioni) è stata portata ad una settimana.

Tecnologie come quelle di ZoiCare sono definite non a caso “tecnologie positive” perchè, usandole, sono gli utenti ad essere innanzitutto responsabilizzati: per esempio non delegando le preoccupazioni sulla sicurezza a tecnologie meramente “controllanti”. I sensori indossabili, in pratica, non sostituiscano la fiducia verso una comunità accudente e premurosa, ma la amplificano. L’orologio di ZoiCare è un esempio molto significativo di questo aspetto e, infatti, è nato per rispondere a tanti – e reali – bisogni personali e comunitari: tutelare la salute delle persone anziane; dare sicurezza ai familiari; raggiungere contesti e ambienti ancora poco connessi; rafforzare il rapporto tra persone assistite, famiglie e caregiver. Tutto ciò nell’assoluto rispetto della protezione dei dati sensibili. L’anima del progetto non è quindi la tecnologia in sé, ma il modo in cui essa può diventare uno strumento di prossimità, prevenzione e accompagnamento: tanto più nel tempo che stiamo vivendo, nel quale l’invecchiamento della popolazione, la solitudine e la complessità dei percorsi di cura pongono serie preoccupazioni sociali. In estrema sintesi, ZoiCare invita a guardare alla tecnologia come a una possibilità concreta di costruire nuovi legami di fiducia tra persone, famiglie, operatori e comunità.

Non stiamo parlando di un tema astratto, è cronaca di questi giorni: a Lecce, l’11 giugno 2026, un uomo che viveva solo è stato trovato senza vita nella propria abitazione dopo che i vicini, insospettiti dal silenzio prolungato, hanno dato l’allarme[1]. Non è la tecnologia, da sola, a impedire la solitudine, ma può accorciare il tempo tra un segnale ignorato e una presenza che arriva. In questo spazio si decide tutto.

[1] https://www.corrieresalentino.it/2026/06/dramma-della-solitudine-anziano-trovato-morto-in-casa-a-lecce/

 

 

 


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