Fenomeni che inducono paura e insicurezza

© P. Davigo

Di Piercamillo Davigo
È stato Presidente di Sezione della Corte Suprema di Cassazione, Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati e Consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura. Negli anni Novanta membro del pool “Mani Pulite”.

 

La paura negli esseri umani può essere innescata da varie e diverse cause: catastrofi naturali, epidemie, guerre e insicurezza interna.
Quanto alle catastrofi naturali Simona Lauri[1] rilevava che: «Telegiornali e mass media, riportano frequentemente, tra i numerosi fatti di cronaca, disastri naturali come alluvioni, terremoti, tsunami. Fatti relativamente recenti sono, per esempio, le numerose scosse di terremoto che frequentemente interessano diverse regioni dell’Italia che, pur non avendo provocato danni a persone o cose, hanno causato ansia e preoccupazione, generando una vera e propria paura dei terremoti. Fenomeni naturali di questa portata sono in grado di suscitare, anche fra le persone più calme, un profondo senso di agitazione e di preoccupazione costante che il fenomeno possa ripresentarsi».
Secondo la psicologa e psicoterapeuta l’attivazione fisiologica della paura e lo stress generato da situazioni pericolose come terremoti, alluvioni, disastri naturali, può condurre verso attacchi e disturbi post traumatici da stress.
Taluni disastri naturali possono essere evitati o contenuti (ad esempio le alluvioni con opere idrauliche, i terremoti con costruzioni antisismiche), altri come tsunami o eruzioni vulcaniche sono più difficili da prevedere o contenere.
Le catastrofi naturali sono talora narrate come di dimensioni spaventose: il racconto biblico del diluvio universale si trova anche in altre fonti quali l’Epopea di Gilgameš, la mitologia greca (Deucalione) e altri testi come il Poema di Atrahasis, la versione paleo babilonese in lingua accadica del mito del diluvio universale, risalente al XVII secolo a.C.
Nel 1908 vi fu il terremoto e maremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908. Secondo il Dipartimento della Protezione Civile: «Alle 5.20 del 28 dicembre 1908 una violenta scossa di magnitudo 7.1 colpisce la Sicilia orientale e la Calabria meridionale. L’evento rappresenta una delle più gravi catastrofi sismiche verificatesi in Italia. Il sisma distrugge quasi completamente le città di Messina e Reggio Calabria e provoca danni molto gravi su un’area di circa 6mila chilometri quadrati. La maggior parte della popolazione è sorpresa dal terremoto nel sonno.
I danni sono in gran parte causati dalla scarsa resistenza dei terreni di fondazione e dalla scadente qualità delle costruzioni. A Messina il terremoto colpisce con particolare violenza il nucleo storico e la zona costiera della città. Importanti edifici sono rasi al suolo, tra cui la famosa “Palazzata”, la sequenza di fabbricati lungo il porto già distrutta e ricostruita dopo il terremoto del 1783.
Circa dieci minuti dopo la scossa segue una devastante onda di maremoto che travolge entrambe le coste dello Stretto. Lo tsunami aggrava enormemente le distruzioni provocate dal terremoto e provoca nuove vittime tra le persone sopravvissute ai crolli che, proprio correndo verso il mare, cercavano una via di salvezza. Le vie di comunicazione sono impraticabili, le strade e le ferrovie distrutte, le linee telegrafiche e telefoniche interrotte anche a causa della rottura dei cavi sottomarini provocata dallo tsunami. Complessivamente, a causa del terremoto e del maremoto, circa 80mila persone perdono la vita»[2].
Un modo curioso di cercare di contenere la paura per i sismi è quello che ho visto in California con i negozi del “Big One” dove si vendevano caschi, piccozze, corde e numerosi altri oggetti in previsione del terribile terremoto che prima o poi si abbatterà sulla faglia di Sant’Andrea.[3]

In ordine alle epidemie è sufficiente richiamare il panico descritto nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni dove si racconta che la paura sfociò nella isterica caccia agli untori, stante la ignoranza dell’epoca sugli agenti patogeni quali batteri e virus.
Secondo il Gruppo di San Donato: «Lo spauracchio del Covid-19, che ci ha traumatizzato ad inizio anno, continua ad incuterci timore e pare non darci tregua. Se molte persone sono riuscite gradualmente a ritornare ad una presunta normalità, molte altre hanno faticato più del previsto. In alcuni casi hanno sviluppato una vera e propria sindrome che prende il nome di sindrome della capanna e che rappresenta il contraccolpo psicologico delle esperienze dei mesi scorsi»[4].

© iStock-aragami123345

Fonte di insicurezza e traumi sono anche le guerre[5] potendo dar luogo anche a traumi di intensità tale da spiegare effetti trans generazionali. Di recente la guerra civile siriana e quella in Libia, l’invasione della Repubblica Ucraina da parte della Federazione Russa, gli scontri in Palestina, gli attacchi aerei all’Iran e le tensioni fra Pakistan e India hanno investito l’opinione pubblica determinando ansia e aumento delle spese militari in Europa.

Infine, la diffusa insicurezza interna rispetto alla delinquenza va esaminata alla luce dei dati sulla criminalità. Secondo l’ISTAT: «Nel 2023 si sono verificati 334 omicidi (+3,7% rispetto al 2022): 117 donne e 217 uomini. L’aumento ha riguardato soltanto le vittime di sesso maschile (+10,7% rispetto al 2022), mentre le donne uccise sono diminuite (-7,1%).  Nell’ultimo anno sono aumentati di un punto percentuale i casi in cui è noto l’autore dell’omicidio (dall’88,5% all’89,5%). Nei casi in cui si è scoperto l’autore, l’88,9% delle donne e l’80,6% degli uomini sono vittime di un omicida uomo. Le vittime sono in prevalenza cittadini italiani (74%), per il 26% stranieri.  Il 94,3% delle donne italiane è vittima di italiani, il 43,8% delle donne straniere di propri connazionali. Sono 63 le donne uccise da un partner o un ex partner, quasi tutti (61) sono uomini. A livello europeo nel 2022 l’Italia ha il tasso di omicidi più basso…

© iStock_ DigtialStorm

La ripresa degli omicidi successiva alla pandemia di Covid-19 è continuata anche nel 2023. Dopo il minimo storico registrato all’inizio del decennio gli omicidi volontari consumati hanno registrato due anni in controtendenza. Più precisamente nel 2023 si sono registrati 334 casi (+4% circa rispetto all’anno precedente, +17% rispetto al 2020). Il dato non consolidato 1° gennaio – 7 novembre 2024 indica, tuttavia, un arresto di questa crescita e una lieve diminuzione. Gli aumenti di questi ultimi due anni mantengono comunque il nostro Paese tra quelli storicamente a minor rischio.  La media Ue del tasso di omicidi per 100mila abitanti nell’anno 2022 (ultimo anno disponibile) è 0,9 omicidi per 100mila abitanti. L’Italia dei 26 Paesi che rendono disponibili i dati per questo anno è quello che presenta la più bassa diffusione del fenomeno (0,55) prima di Slovenia, Spagna e Polonia (rispettivamente 0,62, 0,69 e 0,72 omicidi per 100mila abitanti). Al polo opposto si trovano i Paesi baltici, Lussemburgo e Malta, con tassi che vanno dal 3,57 della Lettonia all’1,50 omicidi per 100mila abitanti dell’Estonia. I Paesi europei si distinguono per la diversa composizione demografica delle vittime. Tra gli uomini il rischio di essere ucciso è decrescente con l’andamento dell’età in Francia, Spagna, Germania e Repubblica Ceca. In Francia il fenomeno è molto pronunciato, nei giovani tra i 15 e i 29 anni il tasso di vittimizzazione è, infatti, pari a 3,77 omicidi per 100mila francesi di quella fascia di età, più del triplo della media nazionale. In Irlanda, Danimarca, Paesi Bassi, Polonia e Italia, è la classe di età tra 30 e 45 anni – a prescindere dai diversi livelli che presentano i Paesi – a essere più esposta al rischio (rispettivamente un tasso del 2,08; 2,05; 1,64; 1,38 e 1,06) che scende poi con l’età. Tra le donne Ungheria, Germania, Austria, Croazia e Italia condividono una struttura di età delle vittime in cui sono le più anziane ad essere più a rischio (rispettivamente 1,62; 1,24; 1,16; 1,06 e 0,53 donne uccise per 100mila donne residenti). Al contrario Danimarca e Irlanda condividono un rischio più alto per le giovani donne: 1,09 le donne uccise sotto i 30 anni per 100mila residenti in Danimarca e 0,65 in Irlanda. La Danimarca, l’Austria, la Repubblica Ceca, la Germania, l’Ungheria, l’Irlanda e la Francia – se si escludono i paesi baltici – sono le nazioni europee con un tasso di omicidi delle donne tra 15 e 29 anni sopra la media».[6]
I dati forniti dall’autorità di pubblica sicurezza confermano che non vi è correlazione fra la insicurezza diffusa e delitti commessi. Così la Criminalpol ha affermato: «Il presente documento, predisposto periodicamente, vuole offrire una panoramica degli omicidi volontari consumati, e nello specifico di quelli con vittime donne, nel triennio 2022 – 2024 e nel periodo 1 gennaio 30 settembre 2025, confrontato con periodo del 2024.
Analizzando gli omicidi del periodo sopra indicato, rispetto a quelli commessi nell’analogo periodo dell’anno precedente, emerge che il numero degli eventi è in diminuzione, da 255 a 224 (-12%), come è in calo pure il numero delle vittime di genere femminile, che da 91 scendono a 73 (-20%).
Anche i delitti commessi in ambito familiare/affettivo, fanno rilevare un decremento sia nel numero di eventi da 122 a 98 (-20%), che nel numero delle vittime di genere femminile che da 79 passano a 60 (-24%).
Gli omicidi commessi dal partner o ex partner fanno registrare un decremento, rispetto allo stesso periodo del 2024, passando da 55 a 53 (-4%), così come le relative vittime di genere femminile che da 48 diventano 44 (-8%)…
L’omicidio è il più rilevante crimine violento contro la persona, perché i danni causati sono ovviamente irreversibili e per le sue implicazioni morali e simboliche a livello sociale. È interessante quindi guardare la relazione tra paura percepita e livello diffusione degli omicidi. La paura del crimine può essere misurata utilizzando l’Indagine sulla Sicurezza dei Cittadini, condotta dall’Istat nel 2022-2023, che interroga gli intervistati sulla percezione di sicurezza personale camminando da soli al buio. Se si confronta il dato regionale di chi risponde ‘poco’ o ‘per nulla’ a questa domanda con il tasso di omicidio regionale del periodo corrispondente (gli anni 2022-2023), si ha una blanda relazione positiva, che non risulta però in un’associazione significativa tra i due fenomeni. La relazione è, infatti, quasi interamente riconducibile ai valori di Campania e Puglia, due regioni in cui la percentuale di persone che provano paura è rispettivamente del 15,9% e 13,5% (il valore nazionale è del 12%), e il tasso medio di omicidi sulla popolazione è 0,80 e 0,70 (il valore Italia media 2022-2023 è 0,56). La Campania e la Puglia sono due regioni che hanno d’altronde come capoluogo regionale due importanti e popolose città, caratterizzate da maggiore insicurezza e tassi di delittuosità più alti della media, in reati in cui la relazione col senso di paura percepito è molto più stretta (come lo scippo). La geografia della percezione di insicurezza vede infatti i valori più alti in quattro regioni molto urbanizzate (Piemonte, Campania, Lombardia e Puglia). Tuttavia, ci sono anche molte regioni che disconfermano questa relazione come la Calabria e la Sardegna (le regioni con i tassi di omicidi più alti ma alta percezione della sicurezza) o la Lombardia con bassi tassi di omicidi e livelli elevati di sentimenti di paura. Va detto, tuttavia, che il sentimento di insicurezza non dipende solo dal livello di criminalità quantificato dalle denunce, ma anche da altri fattori determinanti che influiscono sulla paura, come ad esempio la vulnerabilità di alcune categorie di persone: le donne, gli anziani, le persone con basso titolo di studio»[7].

© Magnific.com/Naeblys

A fronte di questi dati sorge il dubbio se la ritenuta insicurezza interna dipenda da deliberate politiche volte a spaventare l’opinione pubblica per poi tentare di accreditare merito all’autorità politica per interventi protettivi, o scatenare idee di auto protezione (ampliamento delle ipotesi di legittima difesa), peraltro totalmente inutili ai fini della sicurezza reale.
Colpisce che, a fronte di minacce infondate, l’opinione pubblica trascuri quelle reali come le omissioni di governo del territorio per contenere disastri naturali, l’assunzione di rischi straordinari come la costruzione del ponte ad unica campata più lungo del mondo nella zona più sismica d’Italia, il crollo della natalità, lo spaventoso debito pubblico che riduce quasi a nulla la possibilità dei governi di intervenire sull’economia con politiche di bilancio.

 

[1] La paura dei disastri naturali scritto il 27 Marzo 2012 https://www.youtube.com/watch?v=9U4eEjS_Vjg
[2] https://servizio-nazionale.protezionecivile.gov.it/it/pagina-base/il-terremoto-e-il-maremoto-di-messina-e-reggio-calabria/
[3] https://www.geopop.it/faglia-di-san-andreas-come-e-fatta-e-cose-il-big-one/
[4] Gruppo di S. Donato Covid e sindrome della capanna: come affrontarla pubblicato il 05 ottobre 2020; https://www.grupposandonato.it/news/2020/ottobre/sindrome-capanna-covid-come-affrontarla.
[5] Così la psicoterapeuta Elena Simonetta nell’intervento alla trasmissione televisiva “Detto Fatto” su RAI2 9 marzo 2022.
[6] Report 20 novembre 2024.
[7] Ministero Dell’interno Dipartimento Della Pubblica Sicurezza Direzione Centrale Della Polizia Criminale Omicidi Volontari.

IMMAGINI: © iStock.com/hxdbzxyDigtial Storm/aragami123345/LuckyTD/Naeblys

 

 


Sede Legale:
Via Ghisolfa, 32 – 20217 Rho (MI)
pec: cooperativa@pec.stripes.it
P.IVA e C.F. 09635360150




Tel. (02).931.66.67 – Fax (02).935.070.57
e-mail: stripes@pedagogia.it
C.C.I.A.A. Milano REA 1310082




RUNTS N° rep.2360

Albo Società Cooperative N° A161242
Capitale Sociale i.v. € 365.108,00



Redazione Pedagogika.it e Sede Operativa
Via San Domenico Savio, 6 – 20017 Rho (MI)
Reg. Tribunale: n. 187 del 29/03/97 | ISSN: 1593-2259
Web: www.pedagogia.it


Privacy Preference Center