Libertà di scelta negli strumenti digitali educativi

© Il Narciso Viola

Di Ornella Sannazzaro
Pedagogista, Instructional Designer e Media Educator[1]

 

 

Immaginiamo una persona che apra un’app per riflettere su una relazione difficile. La prima schermata le chiede di raccontare un episodio doloroso; quella successiva invita a completare un esercizio. Se manca un comando comprensibile per saltare il passaggio, quella sequenza può diventare una richiesta a cui adeguarsi. La scena è inventata, ma pone un problema concreto di progettazione: quanto controllo mantiene la persona su ciò che lo strumento le propone? Per valutarne la qualità educativa occorre osservare anche le possibilità di fermarsi, comprendere e scegliere.
Questa domanda riguarda da vicino la pedagogia. Un’interfaccia organizza azioni, suggerisce priorità e attribuisce significati alle risposte. Un campo obbligatorio, un promemoria insistente o una sequenza presentata come necessaria possono comunicare aspettative implicite. Per chi progetta risorse sulla consapevolezza relazionale, chiedersi che cosa apprenda una persona attraverso queste interazioni è parte del lavoro educativo. La qualità del contenuto e quella dell’esperienza di utilizzo vanno esaminate insieme.
Il trauma-informed computing offre un riferimento per affrontare il problema. Chen e colleghi[2] hanno adattato alla progettazione tecnologica sei principi: sicurezza, fiducia, supporto tra pari, collaborazione, capacità di azione e attenzione all’intersezione fra condizioni di vulnerabilità e disuguaglianze. Il loro contributo invita a considerare come le tecnologie possano aggravare esperienze difficili e come ridurre questo rischio lungo il processo di sviluppo. Si tratta di un impegno continuativo di progettazione e verifica: adottarne il lessico non certifica la qualità di un prodotto e non trasforma una risorsa educativa in un trattamento del trauma.
Una prima applicazione pedagogica riguarda la libertà di partecipazione. Ogni attività dovrebbe rendere comprensibili il proprio scopo e le alternative disponibili. La possibilità di leggere senza scrivere, rinviare un esercizio o rinunciare a condividere un contenuto merita la stessa attenzione dedicata al pulsante che permette di proseguire. Per esempio, accanto a una domanda personale si può spiegare perché viene proposta e offrire un esempio già compilato. Chi utilizza la risorsa può così comprenderne il funzionamento prima di decidere se coinvolgere la propria esperienza.
Anche il tempo richiede una scelta progettuale. Un percorso di riflessione può essere discontinuo: la persona potrebbe tornare dopo giorni o utilizzare soltanto una parte dei materiali. In questa prospettiva, trasformare l’assenza in una perdita di punti o in un percorso da ricominciare introdurrebbe una pressione di cui valutare attentamente il senso educativo. La continuità di accesso, da sola, dice poco sulla qualità della riflessione. Occorre comprendere se il ritmo proposto lascia effettivamente spazio alle condizioni e alle preferenze individuali.
La comprensibilità comprende inoltre l’accessibilità. Testi leggibili, etichette esplicite, contrasto adeguato, navigazione da tastiera e messaggi di errore chiari appartengono alla qualità del servizio. Le WCAG 2.2 del W3C[3] costituiscono un riferimento tecnico per verificare diversi di questi aspetti. La loro applicazione richiede controlli specifici; la scelta di colori rassicuranti o di un carattere gradevole non è sufficiente a dimostrare l’accessibilità. Nel lavoro educativo, una difficoltà di lettura o navigazione può impedire anche la comprensione di un’informazione necessaria a scegliere.
Nel Narciso Viola, il progetto indipendente che ho ideato, queste domande accompagnano la costruzione di un’app gratuita, disponibile per Android e come webapp. La finalità è educativa e psicoeducativa: sostenere la riflessione sulle dinamiche di controllo, svalutazione e manipolazione nelle relazioni e orientare verso possibilità di supporto. Il progetto non formula diagnosi e non sostituisce l’assistenza dei servizi specializzati. I criteri qui discussi rappresentano riferimenti di lavoro da verificare nell’esperienza d’uso; questa presentazione non equivale a un audit tecnico dell’app.
Il Diario della Realtà permette di annotare episodi, contesto ed emozioni. Reality Track ne facilita l’organizzazione temporale e la rilettura delle eventuali ricorrenze, senza trarre conclusioni automatiche. La domanda educativa riguarda il modo in cui queste attività possono aiutare a formulare osservazioni e interrogativi. Un’annotazione resta un resoconto personale, influenzato dalla prospettiva e dalle informazioni disponibili a chi scrive. La sua utilità per riflettere va distinta dall’accertamento dei fatti o dalla valutazione clinica e giuridica della situazione.
Consideriamo un esempio inventato: «Avevo detto che sabato avrei incontrato un’amica. Quando l’ho ricordato, mi è stato risposto che pensavo soltanto a me. Ho rinunciato all’incontro e ho provato senso di colpa». La traccia consente di distinguere la scelta iniziale, le parole ricordate, ciò che è accaduto dopo e il vissuto associato. Rileggere altri episodi può aprire domande sulla frequenza e sul contesto di risposte simili. Un singolo episodio non consente di attribuire una diagnosi o di stabilire con certezza le intenzioni dell’altra persona.
Questo esempio mostra anche una responsabilità del linguaggio. Un contenuto educativo può invitare a descrivere che cosa è successo prima di proporre categorie interpretative. Formulazioni come «Che cosa ricordi di avere chiesto?», o «Come è stata accolta la tua richiesta?», lasciano spazio alla ricostruzione. Domande che contengono già il verdetto rischiano invece di orientare la risposta. Nel progettare questi materiali, considero essenziale che la persona possa riconoscersi in alcune parti, dissentire da altre e mantenere aperti gli aspetti che non comprende ancora.
La sicurezza digitale impone un’ulteriore verifica. Come ricorda il Safety Net Project del National Network to End Domestic Violence, cercare informazioni o visitare un sito può lasciare tracce. Un comando di uscita rapida può cambiare ciò che appare sullo schermo, ma non elimina la cronologia e non neutralizza il monitoraggio del dispositivo (NNEDV, s.d.). Per questo espressioni come «nessuna traccia» o «sicurezza garantita» possono produrre aspettative infondate. Prima di proporre annotazioni personali, serve rendere comprensibili i rischi legati alle condizioni concrete di accesso.
La responsabilità del progetto riguarda anche quali dati vengono richiesti, dove sono conservati e quali soggetti possono trattarli. Occorre spiegare che cosa accade durante salvataggio, esportazione e cancellazione, distinguendo le funzioni effettivamente disponibili dalle protezioni soltanto previste. Il quadro Safety by Design di eSafety Commissioner, aggiornato nel 2026[4], richiama la responsabilità del fornitore insieme all’autonomia dell’utente e alla trasparenza[5]. Un avviso sui rischi ha senso dentro questo lavoro, accompagnato da scelte tecniche e organizzative verificabili.
Le funzioni che utilizzano intelligenza artificiale richiedono spiegazioni altrettanto precise. Nel Narciso Viola, il Traduttore Sasso Grigio propone formulazioni di risposta mediante IA. Una proposta generata richiede una valutazione della sua pertinenza nel contesto; non permette di conoscere le intenzioni di un interlocutore né di garantire l’esito di uno scambio. Le indicazioni dell’OMS sui grandi modelli multimodali, pubblicate nel 2024 per l’ambito sanitario, richiamano rischi di risposte inesatte, bias e affidamento eccessivo[6]. Pur riferendosi a un altro ambito, offrono ragioni di cautela pertinenti anche alla riflessione educativa sull’uso dell’IA.
In termini progettuali, questo significa chiarire quando interviene un sistema generativo, quali informazioni riceve e quali limiti presenta. Significa inoltre rendere semplice ignorare o modificare il suggerimento. La finalità di una funzione di riscrittura dovrebbe restare circoscritta e riconoscibile. La persona deve poter valutare anche la possibilità di rinviare lo scambio o cercare un confronto con un servizio, in relazione alla propria sicurezza. La scelta di introdurre IA merita quindi una motivazione educativa specifica e verifiche sulle risposte prodotte.
Per valutare un progetto di questo tipo servono domande diverse dal solo conteggio degli accessi. La persona comprende lo scopo di un esercizio? Riesce a interromperlo senza perdere involontariamente ciò che ha scritto? Distingue un suggerimento generato da una valutazione professionale? Sa dove trovare informazioni sui dati? Queste sono possibili domande di usabilità e comprensione, da tradurre in prove definite e in una raccolta di osservazioni proporzionata. Visibilità, apprezzamento e download documentano aspetti della diffusione; non dimostrano, da soli, benefici educativi o clinici.
Un percorso di verifica può coinvolgere competenze educative, tecniche e dei servizi antiviolenza. La partecipazione di persone con esperienza diretta richiede volontarietà, attenzione ai dati e possibilità di contribuire anche senza raccontare vicende personali. È opportuno partire da scenari fittizi per osservare le interazioni e chiarire che cosa si sta valutando. Per il Narciso Viola, considero questo confronto una direzione di sviluppo; le proposte formulate qui non descrivono una sperimentazione già conclusa né risultati già acquisiti.
Il contributo della pedagogia consiste anche nel rendere discutibili le scelte del prodotto: perché chiedere quel dato, perché suggerire quell’attività, perché usare quella parola. La libertà di scelta diventa concreta quando la persona comprende le proposte, può rifiutarle e trova alternative accessibili. Un progetto educativo digitale ha bisogno di mantenere aperto questo esame nel tempo, ascoltando le difficoltà d’uso e traducendole in modifiche documentabili. È su questa capacità di revisione che intendo continuare a lavorare nel Narciso Viola.

[1] Ornella Sannazzaro è pedagogista, Instructional Designer e Media Educator. È ideatrice de Il Narciso Viola, progetto educativo indipendente e gratuito dedicato alla consapevolezza delle dinamiche di controllo, manipolazione e violenza psicologica nelle relazioni. https://info.ilnarcisoviola.it/
[2] Chen, J. X., McDonald, A., Zou, Y., Tseng, E., Roundy, K., Tamersoy, A., Schaub, F., Ristenpart, T., & Dell, N. (2022). Trauma-Informed Computing: Towards Safer Technology Experiences for All. In CHI Conference on Human Factors in Computing Systems (CHI ’22). ACM. https://doi.org/10.1145/3491102.3517475
[3] World Wide Web Consortium. (2024, 12 dicembre). Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) 2.2. W3C Recommendation. https://www.w3.org/TR/2024/REC-WCAG22-20241212/
[4] National Network to End Domestic Violence, Safety Net Project. (s.d.). Designing Websites to Increase Survivor Safety and Privacy. Consultato il 22 ottobre 2026. https://www.techsafety.org/agency-website-safety-tips
[5] eSafety Commissioner. (2026, 6 marzo). Safety by Design foundations. https://www.esafety.gov.au/industry/safety-by-design/foundations
[6] World Health Organization. (2024). Ethics and governance of artificial intelligence for health: Guidance on large multi-modal models. ISBN 978-92-4-008475-9. https://iris.who.int/items/c922c8de-c1af-498a-94db-da1e202994a3

 


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