Abstract – Adolescenti oggi: supereroi fragili?

Abstract dell’articolo di Michele Facci apparso su ADOLESCENTI – Pedagogika.it anno 2013 n. 1.

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Quale periodo più affascinante della vita se non l’adolescenza? Il corpo cresce e la mente cambia, le emozioni esplodono e le passioni incalzano. La voglia e la paura di diventare adulti danzano in una musica che sembra cantare a voci alterne quanto era bello quando la mamma ci rimboccava le coperte e quanto sarà bello quando la mamma smetterà di farlo. Una confusione in cui l’identità si forgia, cresce nel cercare di definirsi in virtù ma anche a prescindere dal contesto in cui è nata. Un periodo in cui la trasgressione, nonostante gli eccessivi allarmismi dei media, è assolutamente normale: sarebbe più opportuno preoccuparsi di giovani adolescenti spenti o che vivono in routine preimpostate, che non trasgrediscono le regole e le accettano supinamente lasciando spegnere i propri sogni. Sono forse proprio questi gli adolescenti – quelli che vivono sommersi tra corsi di arabo, greco, latino, inglese, cinese, spagnolo, scacchi, calcio, danza classica e lezioni di pianoforte precisamente organizzati da mamma e papà – che rientrano come numeri anonimi in quelle statistiche indicanti la depressione come il vero male del nostro secolo. Dovremmo iniziare a rivalutare l’adolescenza e dipingerla con colori meno cupi e più vivi, forse non dovremmo confondere la più che normale trasgressione con il disagio, l’ordinaria rottura delle regole con il mettere in serio pericolo la propria vita, presente o futura. Forse, dovremmo anche smettere di essere adolescenti e iniziare a entrare nell’età adulta: se è infatti vero che l’età in cui i giovani entrano in adolescenza è sempre più anticipata, è vero anche che dall’adolescenza molti adulti di oggi non vogliono – o non riescono – ad uscire.

In questo contesto arriva il web: il bambino che si approccia alla Rete in maniera autonoma e autoregolata (ammesso che un bambino di 5-6 anni possa autoregolarsi) si trova a contatto con un universo all’interno del quale dovrà iniziare a costruirsi un’identità. Internet infatti non è un semplice mezzo, ma è un ambiente, e in un ambiente ci si deve presentare con un’identità (Facci, Valorzi e Berti, 2013). Potrebbe essere questa più o meno verosimile, ma anche quando rappresenta dati reali, riporta comunque un frammento, una proiezione dell’identità concreta della persona. Spesso l’identità online può essere compensativa o complementare rispetto all’identità concreta. In primo luogo è da prendere atto del fatto che è un’identità a tutti gli effetti e che non è corretta la contrapposizione reale vs virtuale. Meglio dire realtà concreta e realtà virtuale (digitale), in quanto sempre di realtà si sta parlando che infatti produce effetti concreti sia a livello psicologico-emotivo, sia a livello legale. L’identità viene quindi in qualche modo proiettata, talvolta distorta e/o frammentata nella rete: il rischio è che questa identità diventi prevalente o che condizioni la vita concreta in maniera insana. Cito con l’occasione il prossimo Convegno Erickson “Supereroi Fragili: adolescenti a scuola tra vecchi e nuovi disagi” che si terrà al Palacongressi di Rimini nel mese di ottobre 2014 da cui ho tratto il titolo di questo articolo e durante il quale avrò il piacere di tenere una relazione.

Internet è forse il mezzo più potente e fantastico che l’Uomo abbia mai avuto, ma è importante prendere atto che non è più un semplice strumento: è un ambiente in cui è necessario guidare i ragazzi. Solo così si potranno sfruttare le potenzialità di internet, imparando a fugarne i pericoli, tra questi, vivere in modo scorretto la sessualità, la quale non può essere ridotta all’immediatezza dicotomica della Rete, alla fruibilità gratuita. Eppure, quando un adolescente non si sente visto, capito, accolto e accettato, quale miglior modo di pubblicare una foto – magari leggermente provocante – per poter poi avere migliaia di visite, di amici, di contatti, di complimenti su un social network? Ecco che si acquisisce la visibilità di cui tanto c’era bisogno. Si diventa Supereroi: tutto è possibile, tutto e subito, tutto è veloce. Non importa la qualità, l’importante è la quantità. L’importante è che almeno qualcuno non si interessi solo alla performance (Che voto hai preso? Cosa hai fatto? Dove sei andata?) ma anche alla persona (Come stai?), poi forse lo fa solo perché prima o poi anche quel qualcuno vorrà arrivare alla performance – sessuale – ma per ora, meglio non pensarci, intanto, lui mi ha capito, ascoltato, mi ha dato… tempo.

Facci M., Valorzi S., Berti M. (2013), Generazione Cloud: essere genitori ai tempi di smartphone e tablet, Erickson, Trento.

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Fragile Superheroes: teenagers today (4.500 battute)

What period of life could more beautiful and fascinating than adolescence? Body grows and mind changes, emotions and passions explode. The desire and the fear of becoming an adult seems to sing in alternating voices how nice it was when mum used to tuck you up in bed and how it will be nice when she’ll stop doing it. This confusion is the confusion in which identity grows. Teenagers try to define their identity by taking inspiration from the framework in which they were born and, at the same time, trying to grow apart from it, in the proud attempt of demonstrating to the world that they are now able to stand alone. A period in which transgression is absolutely normal: it would be better worrying about young teens who live following daily routines, who never break the rules and, instead, accept them passively letting their dreams away. Those teenagers -who live submerged in Arabic, Greek, Latin, English, Chinese and Spanish courses, chess, football, dance and piano lessons strictly organized by Mom and Dad- are probably the ones that fall as anonymous numbers in the statistics, showing depression like the real evil of our century. We should begin to re-evaluate adolescence, starting by painting it with lighter and more colourful shades. Maybe we shouldn’t confuse teen’s absolutely normal transgressions-which are part of the growing process- with the real danger: their breaking the ordinary rules is totally different from seriously endangering their own lives. Perhaps, we should stop being teenagers and start being truly adults. If it is true that the age at which young people enter adolescence is getting more and more early, is also true that many adults today don’t want to – or just cannot – get out of it.

In such a background we find the web: the child who approaches the network in an autonomous and self-regulated way (if a child of 5-6 years could ever regulate himself) is in contact with a universe in which he has to start building an identity. In fact, the Internet is not just a tool, but it is a proper environment, and in an environment you must show an identity (Facci, Valorzi and Berti, 2013). Even if it is a true data to be represented, however, this data shows only a fragment, a projection of the identity of the real person who stays behind the screen and not his/her entirety identity. An avatar defines the projection of people in the digital world and it could be an ogre, an elf or even a person of the opposite sex, with a completely made-up identity. Often, the online identity can be compensatory or complementary to the real identity. It is necessary to consider the online identity lime a real identity: that the opposition “real vs. virtual” is totally wrong. It is much better to say “reality” and “virtual reality” (digital): this produces concrete psychological, emotional and legal effects. The identity is then projected in some way, sometimes distorted and/or fragmented in the network: the risk is that this identity could prevail on real life and, if this happens, it can end up in an addiction to this virtual reality or in psychological disorders.

The Internet is perhaps the most powerful and wonderful discovery that man could have ever made, but it has to be considered that it is no longer a simple tool: it is like an environment in which it is necessary that children and young people are guided. In this way you’ll be able to exploit the whole potential of the internet, learning to recognize and stay away from its dangers.

When a teenager doesn’t feel listened to, he doesn’t feel understood, nor welcomed or accepted either. What better way to feel important than posting a picture – maybe slightly provocative – in order to get thousands of comments, friends and contacts on a social network? It’s here that you become a showgirl, a showgirl of the web. Here you gain all the visibility that you need. You become a Superheroes, anything is possible, all at once, everything is fast. The quality of the (virtual) relationships doesn’t matter: quantity is much more important.

What matters is that at least someone is not interested only in the performance (What mark did you get at School? What did you do? Where are you going?) but also in the person you are (How are you?). Probably that someone is interested in you just because he wants to get to the performance too – this time sexual – but it’s better not think about it now.. meanwhile, he understands you, he listens to you, he gives you…his time.

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