Cara Lella

Cara Lella,

oggi è uno dei pochi giorni dell’anno in cui mi trovo sola ed è possibile dedicarmi alla lettura secondo i ritmi imposti dal coinvolgimento emotivo con il testo. Preso in mano ‘Come il destino’ mi sono immersa nella tua esperienza terapeutica ed esistenziale, come non mi accadeva da tempo.
Credo che questo libro segni il raggiungimento della tua piena maturità di donna, prima ancora che di psicanalista.
Non solo è scritto benissimo ma la doppia partitura tra prosa e poesia è sempre puntuale e armoniosa.

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Libro felice, mia cara Lella, che dona al lettore saggezza e consolazione.
Passa infatti attraverso le lande desolate della disperazione e le paludi della malinconia senza mai abbandonare la fiducia e la speranza.
Di femminile ha la grazia, la leggerezza e la forza, senza mai scadere nel lezioso o nel manierato.
Si sente che chi scrive ha raggiunto attraverso un percorso non sempre facilissimo un buon livello di integrazione tra gli elementi maschile e femminile, femminile e materno, adulto e infantile. Le immagini dei tuoi pazienti entrano nella stanza d’analisi, evocate dal ricordo, portando con sé lo strazio del tempo irreversibile (La classe morta di Kantor) ma anche la vita alla quale hanno strappato un senso che li trascende.
E, filo rosso del libro, in ogni pagina ci sei tu, la tua famiglia, i tuoi amici, le persone che contano qualcosa per te, come se tu spandessi intorno a te un fascio di luce che ci unisce per il solo fatto di appartenere, poco o tanto, alla tua vita.
E si sente che è una buona vita, che sa prendere e dare, contenere ed esplorare, interrogare e interrogarsi senza timore di mancare la risposta.
Credo che Come il destino andrebbe letto da tutti gli analisti, gli analizzati e gli aspiranti all’analisi … da tutti…
Quanto a me vi ho intravisto quella prospettiva che da tempo andavo delineando come progredire dell’analisi nel nuovo millennio e che tento così di sintetizzare:
* Ridimensionamento della storia, sostituita dall’immediatezza, dall’istantaneità come contatto tra passato e futuro.
* Prevalere della dimensione intrapsichica su quella interpsichica.
* Critica dell’interpretazione come imposizione violenta della ragione.
* Sfiducia nella verità discorsiva a favore dell’equazione bellezza=verità.
* Più attenzione all’emozione che al costrutto narrativo.
* Dal tempo estensivo dell’anamnesi al tempo intensivo della “rivelazione”.
* Privilegio del controtransfert come risonanza emotiva dell’altro in me.
* Rinuncia alla guarigione (in senso medico) a favore dell’esperienza esistenziale.
* Valorizzazione degli aspetti sapienziali del dolore: il dolore ci confronta con la nostra caducità, con la solitudine dell’uomo in quanto tale, con il nulla.
* Scivolamento regressivo dall’edipo al preedipo sino alle origini come soglia del nulla.
* Superamento della contrapposizione nevrosi/psicosi.
* Abbandono della modellistica metapsicologica (le topiche) a favore di una dinamica dei fluidi.
* Svincolamento dai lessici disciplinari.
* Relazione non verticale ma simmetrica tra analista e analizzato: nell’analisi si compie l’incontro di due solitudini.
* Reintroduzione della dimensione del sacro come pura alterità, da Freud erroneamente equiparato alla religione e da Jung ontologicizzato.
* Evocazione delle voci poetiche in posizione di coro della tragedia greca, con funzione di commento e pacificazione degli opposti.
* Intreccio tra esistenza reale e fantasmatica dell’analista e dell’analizzato.
* Pluralità di tempi e di spazi.

* Uso della fiaba come scena fissa del teatro dell’arte, sulla quale evocare una molteplicità di trame rapportabili a una struttura di fondo.

* Rinuncia alla spiegazione ma anche alla comprensione, a favore di un “vedere insieme” e sentire all’unisono.
* Parola poetica come parola piena che non dice o rimanda ma è.
* Reintroduzione delle immagini come detentrici di un senso irriducibile alle parole.
* Coinvolgimento del lettore non nel “caso clinico” ma nella “esperienza clinica”.
* Coraggio di ibridare psicoanalisti di scuole diverse, poeti, filosofi, narratori, pittori, scultori, commediografi, selezionati arbitrariamente in base a una coerenza tutta interna a percorsi esistenziali (tuoi e dei tuoi pazienti) che il lettore è indotto a condividere per effetto della potenza emotiva della scrittura.
* Scrittura e analisi come binomio inscindibile della comunicazione e formazione analitiche.
* Fine degli steccati tra scuole e relativi attestati di appartenenza.

* Libertà metodologica.
* Tentativo di puntare la sonda analitica sulla cerniera mente-corpo.
* Abbandono dell’ organizzatore “evoluzione”, sostituito da una permanenza delle varie età della vita, mai superate una volta per tutte. Ho buttato giù, in disordine, osservazioni che ho eleborato intorno al tuo e ad altri testi di psicoanalisti contemporanei nello sforzo di rispondere al quesito – dove va la psicoanasi?
Accoglili con indulgenza, segno, se non altro, che il tuo lavoro induce a pensare e, anche per questo, te ne sono grata.
Spero che il libro abbia tutto il successo che merita e tu con esso.
Ti abbraccio con l’affetto di sempre.

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