Carlton

di Velma Pollard*

traduzione di Tullia Boschi, Giovanna Covi, Elisabetta Nones, Milena Rodella del Laboratorio Nutmeg Princess/Principessa Nocemoscata

“Quelli non c’entrano, non più di quanto ne sai tu.  Dicono solo che cambiano colore.”

“Perché dici così?”

“Conosci il padre?”

“No . . .”

“Non può neanche passare davanti a una rivendita di rum.  Diventa scemo e matto insieme.  Un giorno stavo tornando a casa da scuola.  Tardi.  E sono passata davanti a casa sua.  Ho sentito bing! bang!  ho alzato gli occhi e mi si è frantumato un piatto tra i piedi proprio in mezzo alla strada.  Sembra che lui a sua madre non aveva lasciato neanche una lira è arrivato a casa ha trovato da mangiare così le ha chiesto dove ha trovato roba da cucinare e ha spaccato il piatto e dicono che è il suo amante che le dà da mangiare.”

“Beh, ogni medaglia ha due facce.  Non si sa perché si è dato al bere.”

“A
me non importa.  Se loro si comportano così non devono andare in giro a dire che loro sono meglio degli altri.”

Non passò molto tempo dopo quella conversazione che il passaparola tra i neri mise in giro la voce che Carlton si parlava con Tootsie, la più grande delle ragazze proprio di quella casa.  In realtà la storia era che la incontrava dopo il chilometro 27, quando era troppo lontana perché quelli della scuola la vedessero e lui camminava con lei fino al chilometro 28, subito prima di arrivare al suo cortile.

I cespugli hanno orecchie.  Solo così sua madre può averlo saputo e le ha chiesto se Carlton le parlava.  Ho sentito che ha risposto di sì, poi di no, perché si considerava troppo grande per dire bugie, ma non voleva nemmeno che sua madre cominciasse a discutere perché sapeva che tutti pensavano che Carlton era sì intelligente, ma non aveva altro che cervello.

Miss Marie disse che lei non aveva proprio niente contro Carlton in particolare ma la sua famiglia non valeva niente e anche se è brutto dirlo, non voleva che i suoi bambini si mischiassero con loro.  “Saremo anche poveri, mia cara, ma veniamo da una buona famiglia” sono le parole con cui finì la discussione, o meglio, la predica.

Tootsie non faceva molto più che camminare e parlare con Carlton.  In realtà diceva sempre che la gente che sparlava di loro gli faceva fare cose cui loro non pensavano nemmeno.

Carlton era intelligente. Nessuno poteva negarlo.  Più intelligente di quanto Tootsie sarebbe mai stata ma era molto duro. Su questioni di colore e di classe.  E in un certo senso aveva ragione. In un distretto piccolo dove tutti erano poverissimi, perché cavolo un gruppo di poveri doveva pensare di essere migliore di un altro? E non ha senso tirare in ballo la Storia perché erano stati tutti nella stessa piantagione e il Padrone non si prendeva in casa i figli bastardi.

In ogni caso era dura per Carlton, che una volta portava la croce in chiesa e che tutti dicevano che era tanto alto e bello, credere che loro avevano una persona che era troppo speciale per lui.

A dire il vero, ho perso di vista sia Carlton che Tootsie col passare del tempo.  Lei stava facendo gli esami da maestra, quelli che si possono fare anche senza il college, e lui si era iscritto all’Istituto Pedagogico Mico.  A quei tempi io lavoravo dalle otto alle cinque da Brandt e mi stancavo talmente per tornare a casa che quando arrivavo non facevo altro che cenare e andare a dormire. Il weekend serviva per prepararmi i vestiti, andare in chiesa la domenica e leggere un giallo o due.  Così non ero molto aggiornata sui pettegolezzi e tutto il resto.

Facendo due più due però sembra che si siano scritti e quando lui stava per diplomarsi pare che mandò una lettera alla madre di lei perché nel frattempo il padre ubriacone era morto.  Scrisse che voleva sposare Tootsie.

Allora un giovane diplomato del Mico lo mandavano a fare il direttore in posti sperduti a morire di solitudine, se non era sposato.  Così per lo più si sposavano prima oppure decidevano di rischiare di mischiarsi a ragazze minorenni nel nuovo distretto.

Dato che lui e Tootsie si parlavano da quattro anni e si scrivevano da tre, era logico che lui pensasse a lei se pensava al matrimonio.  In ogni caso un direttore e una moglie maestra a quei tempi erano una buona combinazione perché significava che potevano abitare in ogni distretto e che tutti e due insegnando a scuola averbbero contribuito a svilupparlo.  Avrebbero abitato negli alloggi per i maestri senza pagare l’affitto così ce l’avrebbero fatta.

Beh, si dice che Miss Marie, che è la madre di Tootsie, prese carta e penna e gli disse di andare a quel paese e ritornò sulla storia della buona famiglia.  Fu un grosso errore.  Perché Carlton, che aveva appena incominciato a studiare la Storia dei Caraibi con tutti i fatti sulle classi dei coloni, ecc. perse la pazienza con quella mezza analfabeta dalla figlia migliore di lui perché cambia colore.

Sempre i soliti asini che dicono che al mondo siamo tutti uguali, ed è vero perché nello stesso tempo Dearest, che amava Carlton da morire da un sacco di tempo, disse che se avesse avuto la pelle chiara come Tootsie, Carlton avrebbe chiesto a lei di sposarlo e disse che era contenta che era finita così: gli stava bene.  Non l’ho mai sentita dire quante volte era stata bocciata al terzo anno e che non sarebbe mai riuscita a prendere posto come maestra.  E non l’ho neanche mai sentita dire che anche se lei amava Carlton, lui non aveva mai detto che lei gli piaceva, neppure come amica.  Primo parlava troppo e poi era stupida.

Ma nessuno mai avrebbe pensato che finisse così e men che meno Miss Neita, la madre di Carlton, perché lui era il maggiore e contava sul suo aiuto per gli altri figli.  Miss Neita ha incominciato a frequentare i pentecostali e tutte le sere riceve lo spirito e adesso si battezza e tutto il resto.  L’ha presa proprio tanto male.  Perché era andata in giro a dire a tutti che la piccola Ettie sarebbe andata a vivere con suo fratello maestro e avrebbe preso una borsa di studio per le Superiori.

Credo che Carlton fumasse erba.  Non poca.  Tanta.  E’ facile trovarla da queste parti e dicono che se la fumi a stomaco vuoto ti sembrano tutti delle lucertole e puoi farli a pezzettini.

Per come è andata, non penso che riuscirà nemmeno a cavarsela con un’accusa di omicidio colposo perché ha tutta l’aria di essere premeditato.

Non sono riuscita ad andare a vedere.  Non ce l’avrei fatta.  Ma chi ci è andato mi ha raccontato che Carlton aveva costruito un tavolino proprio nella parte più nascosta del sentiero che lei di solito usava come scorciatoia di ritorno dal mercato.  Il coltello doveva essere molto affilato perché dicono che solo un pezzetto di pelle dietro il collo ha impedito alla testa di staccarsi dal corpo.  Ovviamente chissà cosa ci attaccano, alla storia.  Perché io non riesco neanche a capire come lui sia riuscito a metterle la testa sul tavolo anche se dicono che l’ha presa da dietro e le ha tappato la bocca perché non gridasse.  Aveva uno straccio in bocca quando l’hanno trovata.

E’ stato un bambino tornando a casa dalla scorciatoia che ha riconosciuto i vestiti di Miss Marie e il suo fazzoletto ed è corso fino al cortile di Tootsie gridando a squarciagola.

Nel frattempo Carlton era già andato alla polizia a mostrare il coltello insanguinato e dire che si costituiva.

Dicono che Tootsie continuò a gridare finché andò fuori di testa.  Adesso è in manicomio.  E Carlton lo impiccano, è sicuro come il giorno segue la notte.  Che assurdità, però, eh.  Che spreco.  E ci perdiamo due maestri in un colpo solo.

*Velma Pollard, linguista e scrittrice di Jamaica, ha pubblicato opere di poesia e di narrativa, fra cui Homestretch e Karl, a novella. Il racconto qui tradotto è tratto da Over Our Way, a cura di Jean D’Costa e Velma Pollard, Longman, 1994.  Si ringrazia l’autrice per la concessione dei diritti.