Dalla Critica alla Creatività

Due giornate per educatori e insegnanti di ogni ordine e grado.

L’1 e il 2 marzo si sono svolte a Roma due giornate nazionali dedicate al mondo della scuola dal titolo “Dalla
Critica alla Creatività”, presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Roma TRE. Un’opportunità per incontrarsi, accendere idee e stimolare un confronto, che ha visto l’attiva partecipazione di circa duecento insegnanti di diverso ordine e grado.

Il pensiero sotteso all’iniziativa riconosce l’insegnante come un professionista con competenze complesse, ma che sta vivendo in questo momento, una fase critica, stretto tra disagi sociali e istituzionali.

Organizzatore e promotore dell’evento è stata l’Associazione Italiana SAT Educazione[1] che fa parte di un progetto internazionale, creato dal prof. Claudio Naranjo[2], per la formazione professionale e personale degli insegnanti e degli operatori del mondo dell’educazione, con la finalità di promuovere un’educazione umana e integrale.

La proposta pedagogica e formativa, ispirata al pensiero di Naranjo, si propone di favorire lo sviluppo di qualità basilari quali l’autenticità, la capacità amorevole e collaborativa, la spontaneità, la responsabilità, per facilitare uno sviluppo armonico della persona nella sua interezza.

Naranjo ha concepito il programma SAT per un’educazione integrale dell’essere umano ispirandosi al pensiero di Rousseau, Dewey, Montessori e Steiner, e elaborando un percorso che integra differenti approcci, dalla tradizione terapeutica alle arti e agli insegnamenti derivanti dalle discipline orientali, che pone l’attenzione sugli aspetti emotivi e spirituali del processo di apprendimento e sugli sviluppi che la relazione educativa può attraversare nell’ambito di questo processo.

La formazione proposta durante le due giornate, è stata prevalentemente esperienziale, mirata a valorizzare e sostenere gli insegnanti nell’esprimere le proprie risorse creative attraverso un processo di crescita personale. Le due giornate sono state una vera e propria occasione d’incontro, nessuna conferenza di esperti e nessuna pretesa di apprendere metodologie e contenuti, ma il desiderio di lavorare insieme ed entrare in contatto con una visione legata all’integrazione delle tre dimensioni fondamentali dell’essere umano: quella istintiva, quella emotiva e quella cognitiva.

I workshop sono stati orientati su tre direzioni: l’auto-conoscenza come capacità dell’insegnante di riflettere sulla propria personalità, sui propri limiti e talenti; le emozioni come elemento conoscitivo della propria verità profonda, dei propri bisogni e via per sviluppare la capacità di prendersi cura di se stessi e l’attitudine all’accoglienza dell’altro; il corpo, perché come sostiene Naranjo, in una società improntata tutta sulla razionalità si trascura, o addirittura si reprime, il piacere e la creatività.

Questo è ciò che può stimolare i ragazzi alla conoscenza, che non vuol dire essere passivi recettori di informazioni, ma arricchire il sapere con la curiosità verso se stessi e verso il mondo. Una scuola a misura dei ragazzi che la frequentano, dove possano veramente sentirsi a casa e sviluppare pienamente il proprio potenziale e la propria dimensione umana.

Gli organizzatori hanno voluto stimolare tutti i partecipanti a fare ricorso alla propria insoddisfazione e alla propria creatività per generare una trasformazione collettiva, indipendente dai cambiamenti legislativi e da riforme che non arrivano o sono inadeguate; un cambiamento legato profondamente all’esigenza di riprendere in mano la propria vita per tornare al valore essenziale dell’educazione.

Il lavoro in piccoli gruppi ha anche riconfermato la necessità e il desiderio degli educatori di creare una rete tra loro, una rete di scambio umano e culturale e di solidarietà.

Un cambiamento da generare dentro le aule, personalmente, in piccoli gruppi, riprendendo in mano, soprattutto, quello che nella nostra società è stato da sempre represso: l’istintualità, la ricerca del piacere, la ricerca del benessere, l’ascolto ma anche l’espressione delle emozioni, tutto quello che fa parte del bagaglio dell’essere umano e che in questa società è squalificato, perché viene data troppa importanza alla ragione, alla competenza o alla competitività.

Ma se vogliamo recuperare la capacità delle giovani generazioni di creare il proprio futuro, dobbiamo riportare l’uomo al centro dell’interesse, nei suoi aspetti organici e umani. Solo così possiamo sperare in un autentico risorgere dei valori umani ed etici e in un cambiamento radicale verso la salute individuale e sociale.

Dai feed-back raccolti è stata riconosciuta l’importanza di centrare il lavoro formativo sull’autoconoscenza, attraverso cui l’insegnante può esplorarsi e conoscere i disagi partendo da se stesso, con risonanze non solo nella vita professionale ma anche in quella personale.

Un altro aspetto che è emerso in maniera evidente è l’eccessiva enfasi che viene data al sistema di valutazione con il voto: non s’impara per sapere, ma per passare prove, avere successo, e questo significa vivere per uno scopo estrinseco, non per una spinta verso la vita stessa. Quando si comincia il percorso scolastico, si dimenticano tutti gli ideali, perché avere un voto, diventa l’unico valore. Un valore che oggi sta sempre più assumendo caratteristiche di ridicolo, visto che nemmeno chi parla di meritocrazia porta avanti riforme in tal senso, e che in generale la mancanza di prospettive lavorative rende vuota ogni promessa di carriera e successo professionale. Sembra che la scuola sia la prima portatrice del paradossale significato di sviluppo di questa società inferma.

Come sostiene Naranjo, in questo momento di profonda crisi l’educazione rappresenta l’unica salvezza per la nostra civiltà malata e, solo gli educatori potrebbero iniziare una rivoluzione per l’educazione, aldilà delle istituzioni conosciute. Le istituzioni dimostrano sempre più un’attitudine elefantiaca alla staticità e una profonda avversione a qualunque trasformazione e non sembrano essere interessate a criticare i disagi e le disfunzioni che esse stesse producono. La reale crisi è un oscuramento che attraversa tutti i cambi sociali e culturali, un restringimento della coscienza che spinge coloro che dovrebbero assumersi la responsabilità di questa crisi a mantenere gli occhi chiusi, o meglio mantenere gli occhi selettivamente aperti solo al mantenimento di se stessi.

La nostra civiltà in crisi ha bisogno di una profonda trasformazione che possa condurre il genere umano ad un’elevazione della propria coscienza. Solo attraverso la trasformazione dell’educazione potremo aspirare ad una società a misura dei valori umani.

Non c’è politica che possa aiutarci, ma forse, insieme possiamo trovare un modo per superare la cecità della coscienza che stiamo vivendo in questo momento per trovare maggior respiro e ampiezza di vita, per formulare progetti e iniziative da realizzare.

*Fondazione Claudio Naranjo

(www.fundacionclaudionaranjo.com)

[1]                    [1] www.satitalia.it sezione Sat Educazione

[2]                    [2] Claudio Naranjo, Cambiare l’Educazione per Cambiare il Mondo, Forum Edizioni, Udine, 2006