Differenze pesanti

AA.VV.

Con voci diverse

Un confronto sul pensiero di Carol Gilligan

Baldini Castoldi Dalai editore, 2005,

pp.144, e 13,20

Due anni fa, il Centro studi differenze di genere di Milano (Facoltà di Scienze politiche, Università Statale) organizzava un convegno sull’influsso del pensiero di Carol Gilligan in psicoanalisi, sociologia, diritto, pedagogia. Il volume che ne raccoglie gli interventi (Con voci diverse. Un confronto sul pensiero di Carol Gilligan, La Tartaruga, 2005) è stato presentato venerdì 23 settembre alla Casa della Cultura di Milano, presenti la stessa Gilligan, Ida Dominijanni e le curatrici del libro, Bianca Beccalli e Chiara Martucci.

Nel titolo, questo testo riprende quello del 1984, In a different voice (psychological theory and womens development), con cui il pensiero di Gilligan influenza non solo il femminismo nelle sue articolazioni, ma anche i percorsi soggettivi di molte giovani donne che per età non avevano preso parte al movimento politico delle donne del decennio precedente. In questo lavoro, l’autrice mette in discussione le teorie più affermate in ambito psicologico sullo sviluppo del soggetto morale, rivelandone il difetto di metodo, essendo queste fondate su ricerche svolte solo su individui di sesso maschile. Gilligan, avvia le proprie ricerche ascoltando le voci di donne che avevano scelto di abortire. Sulla filigrana di silenzi e autocensure, nelle pieghe del flusso di coscienza, la loro voce emerge chiaramente.

Maschi e femmine hanno mappe differenti per orientarsi nelle scelte morali. L’ascolto e la lettura di queste differenze porta Gilligan a riconoscere i tratti di un paradigma sociale che si riproduce nei comportamenti soggettivi. Per entrambi, maschi e femmine, la voce radicata nell’esperienza è messa a tacere con l’interiorizzazione di modelli di comportamento nel corso di una vera e propria “iniziazione al genere” che avviene per i maschi intorno ai cinque anni, per le femmine nella pre-adolescenza. Le ragazze possono razionalizzare e verbalizzare il disagio psichico indotto dall’iniziazione al genere e per questo la loro voce può essere ascoltata. Gilligan indaga come il passaggio dall’infanzia all’adolescenza sia per le donne marcato da segni di dissociazione: le ragazze imparano a “scindere la mente dal corpo, i pensieri dalle emozioni, loro stesse dalle relazioni”. Gilligan ha analizzato il trauma provocato da questa scissione e i diversi effetti nello sviluppo e nel comportamento. Per le giovani donne, il trauma consiste nel fatto che per poter avere relazioni, devono tacitare la propria voce, poiché quello che direbbero se fossero libere di parlare distruggerebbe le relazioni stesse. Il dilemma è che “qualsiasi cosa scelgano, sacrificare la propria voce per salvare le relazioni o sacrificare le relazioni per mantenere la propria voce, perderebbero entrambe, voce e relazioni”.

E’ la stessa Gilligan a delineare i tratti del proprio percorso intellettuale e politico in un saggio autobiografico contenuto nel volume citato. Da qui Dominijanni prende avvio per precisare che il “pensiero della differenza sessuale” non è da intendersi in senso “essenzialista”. Nel percorso di Gilligan, la teoria è “pratica teorica” legata al mutamento della propria soggettività. La teoria non solo nasce dall’esperienza, ma modifica il soggetto nel momento in cui è sviluppata. Così il pensiero della differenza è “differenza pensante”, cioè la differenza che si pensa, non richiudibile in una definizione o identità. E’ anche saper riconoscere la resistenza femminile nell’apparente subordinazione. “Ho rinunciato ad entrare nella gestione del mio giornale e a cariche in Parlamento per essere libera di scrivere quello che penso”, dice Dominijanni, indicando in questo un esempio di come la non partecipazione al potere possa essere un esercizio di libertà.

Nell’epoca in cui ho iniziato a lavorare era abitudine per le donne pensare che quello che sentivano e pensavano doveva essere messo da parte”, dice Gilligan. Anche oggi il paradigma riproduce se stesso: la voce dell’esperienza è messa a tacere in base al genere. Negli Stati Uniti, la propaganda di guerra ridicolizza le molte voci che chiedono un paradigma non patriarcale, fondato sulla cura e sulla relazione piuttosto che sulla gerarchia. Eppure non mancano i segnali di una resistenza psichica che può tradursi in resistenza politica. Ne è esempio l’azione di una donna che per giorni rimane di fronte all’abitazione di Bush chiedendo perché il proprio figlio sia dovuto morire in guerra. Il presidente la ignora, come se la voce di lei non esistesse. Ma lei insiste, non tace, fino ad aggregare attorno a sé un movimento di persone. Come il corpo resiste alla malattia, così la mente. E così le società.

Saggista