Editoriale

Già il motto degli antichi romani “Mens sana in corpore sano” metteva in evidenza il complesso rapporto tra spirito e corpo. Dopo una lunga giornata di lavoro era consuetudine recarsi alle terme e ristorarsi negli ampi bagni termali. Oggi  possiamo accedere (ma bisogna vedere chi se lo può permettere sia in ordine di danaro, sia in ordine di tempo) a dei surrogati delle antiche terme, centri di benessere e di abbronzatura con i soliti nomi ammiccanti ‘Solebenesseretuttol’anno’, dove le domande che ci vengono rivolte sono: lettino, doccia o trifacciale?

In nome della natura e della sua esaltazione tutto ciò che viene definito natura o naturale esercita di solito un grande fascino e così anche il termine ambiente o ambientale, ridotto, perlopiù, ad un approcio estetico. Questi aggettivi si limitano in un certo senso a nominare pezzi di “vita” senza però entrare dentro le parole pronunciate. E’ forse per questo che il titolo del dossier che all’origine era “educazione ambientale” si è via via andato ridefinendo mettendo al centro l’umano, i pensieri dell’uomo, i suoi comportamenti. Forse perchè la forza della natura che genera è “quell’insieme di qualità insite in ciasun essere e che fanno sì che esso sia ciò che è” (Salvati). Un mix tra sogno e realtà, corpo e spirito, terra ed acqua. Un insieme di caratteristiche e qualità, un intimo legame che occorre curare ed educare. Allora “educare al rispetto della natura non significa pensare che la natura sia il regno delle libertà” (Mantegazza). Anche essa è sottoposta a delle leggi come l’uomo e la donna di fronte alle due grandi tendenze antagoniste del principio del piacere e del principio di realtà.

Nella seconda parte della rivista segnaliamo altri importanti contributi, tra i quali una ricerca condotta con preadolescenti delle culture minoritarie sulla Shoah ed un lavoro sull’improvvisazione nel racconto autobiografico.

Maria Piacente