Editoriale

Questo numero di Pedagogika.it contiene approfondimenti su temi e concetti che hanno attraversato, come per caso e senza apparenti enfasi, molti altri dossier monografici della nostra rivista: intendiamo riferirci a alle diverse declinazioni ed accezioni contestuali che assume il termine linguaggio; ma anche alla rivalutazione del termine “conflitto”, troppo spesso fatto coincidere, semplicemente, con guerra-violenza-annullamento.

A proposito di linguaggio-linguaggi, termini fin troppo ricchi di valenze semantiche generaliste o, se si preferisce, presuntivamente condivise dai più, abbiamo preferito accogliere contributi che evidenziassero rapporti, a nostro avviso, poco esplorati, come quello che unisce (o divide) il linguaggio e la parola, comunque intesa, con gli spazi, con la matematica, con la sessualità, con la tecnologia e le nuove didattiche.

Il dossier si presenta, dunque come un riflettore teatrale in movimento, un “occhio di bue” che illumina, volta a volta, diversi contesti e peculiari modi di intendere il concetto stesso di linguaggio come riflessione per noi e come suggestione ai lettori perchè , in proprio, riflettano e “si riflettano” nelle proprie esperienze, nelle proprie competenze e nelle proprie latenze, proponendoci altre, e diverse, letture.

Il conflitto poi, in altra parte di questo numero, viene  trattato ed inteso nella sua accezione, di per sé, di carattere formativo, in quanto può, e deve, essere capace di  dettare le regole di una educazione al conflitto. “Ovverosia di una consapevolezza pedagogica che, nella concretezza delle pratiche formative, sappia ricondurre la coscienza soggettiva ad un grado di maturazione storico-esistenziale …”, capace di muoversi fronteggiando tensioni ed aggressività, leggendole come segni di una esigenza di responsabilità sociale che, solo tramite l’impegno del singolo, può evocare una qualche coerente aspirazione ad un “mondo-degli-uomini”.

Maria Piacente