Editoriale

Mentre si sta chiudendo questo numero il dibattito intorno al prossimo referendum sulla Procreazione Medicalmente Assistita si sta facendo sempre piu’ serrato. Certi politici “predicano” l’astensionismo, poi riaggiustano il tiro a seconda dell’aria che tira. Quelli che hanno il coraggio delle proprie idee, che con coscienza e responsabilità politica cercano di portare avanti, assumono punti di vista variegati, ma almeno si preoccupano di dare elementi sui quali ragionare. Questioni che hanno a che fare con la nascita, la morte e la sessualità, con “Le passioni del corpo” (Lea Melandri, Bollati Boringhieri), con quelle “ Preistorie” (Lea Melandri, Filema Edizioni), fondamenti nella nostra esistenza, vengono utilizzate nell’arena politica non per farne un sereno confronto politico, questo si, tra i sessi (magari!), ma per farne ancora una volta un utilizzo di potere politico. L’attenzione alle questioni piu’ importanti della vita viene sempre rinviata, procrastinata in un tempo senza tempo, ad un giorno che si stenta ad incontrare. Di fronte alla complessità che un tema come questo pone dal punto di vista medico, etico, scientifico, di coscienza personale, le crociate religiose ancora imperversano, e le scelte di vita, che intimamente ciascuno dovrebbe prendere per proprio conto sopportandone le successive conseguenze, vengono perturbate da fantasmi e fanatismi religiosi che poco hanno a che fare con il senso di responsabilità che ciascuno è chiamato ad assumersi. Un senso di responsabilità che può essere conquistato e consolidato solo attraverso un sereno confronto in grado di rimettere al centro il continuo dialogo tra i sessi, dove la libertà e la giustizia, la consapevolezza e l’autodeterminazione abbiano diritto di cittadinanza. Ma a farla da padroni sono i gossip giornalistici. Quando ad esempio si parla di donne che hanno assunto ruoli pubblici di responsabilità, e quindi pubblicamente esposte, le valutazioni sul loro operato raramente vengono considerate sganciate dal loro corpo. Ecco lì ci si ricorda del corpo e del fatto che si è anche un corpo e, magari, bisognoso. Così non è raro, mischiando capre e cavoli, sentire apprezzamenti che nulla hanno a che fare con l’operato di quella lavoratrice, di quella politica, di quella  manager, di quella donna. Se solo non si è troppo brutte e pelose, “con i baffi come la suora Amalia”, come raccontava una mia cara nipotina, capita di essere vagliate come un cavallo di razza. Certe posizioni assunte sul prossimo referendm abrogativo della Legge 40 sulla fecondazione assistita, la dicono lunga di come certi uomini, intimoriti dalle donne (dal loro compito procreativo), faranno fatica a votare Sì anche per il quarto referendum, quello sulla fecondazione eterologa. E non penso che il loro cruccio principale sia il pensiero che tutti i bambini hanno diritto di sapere da chi e da dove vengono. Io ho i miei dubbi. E’ chiaro che si aprono delle questioni delicate e complesse sulle quali occorre una profonda riflessione, ma allora questi quesiti si pongono anche nell’adozione di un bambino, per esempio, e non solo. Mio
padre, che ora ha quasi novant’anni ma è ancora curioso del mondo, quando gli ho spiegato che cosa vuol dire fecondazione eterologa mi ha risposto un po’ stupito e un po’ divertito:”Ma questo è sempre esistito!” La copertina dello speciale di Diario, n. 2 anno V, Fecondazione eterologa? Maria disse sì, è stata da alcuni considerata blasfema, ma almeno ha fatto discutere.

Non dobbiamo avere paura, il dialogo può fare molte cose.

Maria Piacente

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