Editoriale

E invece no. Il dialogo che pure c’era stato, non ha saputo coinvolgere gli strati piu’ ampi della popolazione italiana; oppure si è trattato di una dialogo tra sordi, e qui mi riferisco ai sordi udenti:

non c’è piu’ sordo di chi non vuol sentire”, dice un famoso detto popolare. Così la stragrande maggioranza degli elettori della recente consultazione sulla Legge 40 non si è preoccupata di lasciare il proprio segno sulle schede referendarie; incapace di comprendere i significati di certi termini medici e scientifici, oggettivamente poco conosciuti, ha di fatto reso possibile il grande fallimento facendosi convincere, senza pudore, all’immobilità. Tutto era già stato deciso prima, da altri che sapevano.

Chi se ne frega, tanto io non ricorrerò mai alla fecondazione medica assistita”. “E poi, signora” – raccontava una donna nel bar dove a mezza mattina entriamo a prendere il caffè – “le sembra giusto che con questa legge si dia la possibilità ai genitori  di volere figli tutti belli, biondi e con gli occhi azzurri? ”.

Insomma, non c’è sta alcuna assunzione di responsabilità; non solo non è stato raggiunto il quorum, ma soprattutto non è stata raggiunta la  consapevolezza dell’esserci e del fare parte di un sistema piu’ allargato che ci coinvolge tutti e che dovrebbe essere poi la società civile. Oggi, con la coda tra le gambe,vediamo bene che “Maria si astenne”.

E Giuseppe? Possibile che quando c’è qualcosa di importante da decidere Giuseppe è sempre in giro, impegnato nell’agone politico, seppure nell’iconografia religiosa egli si mostri compagno amorevole e sollecito?.

Nel frattempo vediamo che in Spagna il Parlamento ha approvato la legge relativa al matrimonio tra omosessuali. In una recente intervista apparsa su La Repubblica del 1 luglio, il regista spagnolo

Pedro Almodovar alla domanda che gli era stata posta sul contributo che egli come regista aveva potuto portare per costruire la Spagna di Zapatero, risponde dicendo che: “…non sono il cinema e  l’arte a determinare il cambiamento, semmai è il contrario …perchè la gente è sempre piu’ avanti della politica”. Se la società è sempre più avanti della politica, ed io questo lo penso, vuol dire che in Italia noi questo ci meritiamo. E’ da qui che bisogna ripartire per interrogarci e ricominciare a costruire percorsi di riflessione che aprano nuovi orizzonti di senso capaci di spaziare oltre i soliti confini e di cercare di capire dove stiamo andando e con chi. E, abbandonando i sogni, affrancandoci dalle solite certezze, di fare più leva sul principio di realtà. Quello che abbiamo immaginato sull’esito del referendum è una cosa, ma la realtà è un’altra. Nel nostro Paese dove la fuga dei cervelli, e qui mi riferisco in particolare agli scienziati, è sempre più imponente, i quesiti che la scienza pone intimidiscono ed intimoriscono la maggior parte delle persone. E’ questo un male, un grande male, perché la scienza, come ci ricorda da queste pagine Edoardo Boncinelli, è cultura: la scienza è cultura, è maestra di tolleranza e di democrazia. La scienza, che si basa sul relativismo, ha dovuto fare i conti con un Paese che criticando il relativismo, critica un principio di realtà. Al centro di tutto ciò che è libertà e democrazia sta il fondamento irrinunciabile che nessuna verità è piu’ verità di un’altra , a meno di non volere stravolgere la famosa affermazione di Einstein: “Nella misura in cui sono certe (le verità) non si riferiscono alla realtà”. L’impresa scientifica, opera collettiva, maestra della predizione, non può arrestarsi, né tornare indietro. Solo attraverso la scienza potremo disvelare il mondo e noi stessi. E la democrazia, che rende controllabile l’operato scientifico, è l’unica via possibile; ci trattiene da quella “sfiducia nella ragione” che Marcello Buratti, nell’intervista ospitata su questo numero, così definisce: “Non direi che ci sia sfiducia nella ragione. Penso piuttosto che lo “spirito del tempo”, fondato sulla rimozione del passato e del futuro, su una strana convinzione di immortalità, sulla vita vissuta minuto per minuto in azioni non collegate fra di loro, influisca negativamente sul pensiero….

Speriamo che l’approccio della nostra rivista rispetto al sapere scientifico possa dare un contributo alla riflessione sui temi proposti all’interno del dossier.

Maria Piacente

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