Editoriale – Educare non è facile

 

Educare non è facile

 

Salvatore Guida

 

Educare non è facile

 

Salvatore Guida

 

Sono entrato nella scuola, da scolaro di prima elementare, da “primino” in prova, circa 62 anni fa.

L’ho attraversata fino a poco più di vent’anni per rientrarci, poco dopo, da insegnante.

E’ più che una dipendenza: non riesco a smettere! Continuo ad occuparmi di educazione professionalmente, senza peraltro essermi fatto mancare nulla neanche sul versante più personale, come padre e nonno.

Sono più di quarant’anni, pressappoco da quando veniva promulgata la legge n°1044/71, che mi occupo di infanzia, di educazione, di formazione di operatori.

Non è mai passato anno, forse mese, nel quale non abbia dovuto cimentarmi con chi sosteneva, con maggiore, minore o inesistente competenza, che l’educazione fosse “morta”, “impossibile”, “inutile”. Per non parlare di chi, in preda ad eroici e distruttivi furori, sosteneva la necessità di “distruggere la scuola”, bruciarla, abrogarla, rifondarla.

E’ vero che, in qualche caso, si trattava di provocazioni o letture paradossali nell’intento di provocare riflessioni, stimolare al cambiamento. Ma è anche vero che le parole, oltre ad essere pietre, sono anche bombe! Bombe che, in mano agli incompetenti, possono fare danni.

Educare non è facile, perchè non è attività che si possa improvvisare, non è lavoro che si possa fare svogliatamente; gestire istituzioni scolastiche e servizi educativi, organizzare risorse e docenti, tempi e spazi, dinamiche e relazioni, attenzioni di cura e metodologie dell’accoglienza, bilanci e manutenzioni, è ancora più difficile. Da questo a predicarne l’inutilità o l’impossibilità mi pare che il passo sia lungo ed inopportuno.

Piuttosto varrebbe la pena di non smettere mai di interrogarsi come possa essere migliorato il lavoro dell’educare, come rendere compatibili emergenze pedagogiche e levitazione di costi, come adeguare stili educativi e relazionali ai bisogni dei bambini, quelli veri e diversi, che ogni anno ci vengono affidati e non quelli immaginati, ricordati, reinventati ed adultizzati di cui molti a sproposito parlano.

Noi, di Stripes Coop, non abbiamo mai smesso di farlo in oltre venticinque anni come erogatori di servizi educativi e, da diciotto anni, come editori di Pedagogika.it.

Con questo numero vogliamo condividere con i nostri lettori alcune di queste riflessioni, anche ospitando il pensiero e le argomentazioni di chi non si identifica con le nostre posizioni e la nostra esperienza, ma avendo ben chiaro che dal confronto possono nascere positive contaminazioni, reciproci arricchimenti.

E’ un altro dei nostri modi di essere sempre presenti e vigili sul terreno del confronto, non nutrendo presunzioni esaustive nè illusioni autoreferenziali: abbiamo la consapevolezza del fatto che il mondo dell’educazione è popolato da così tante figure professionali, da così tanti modelli e stili educativi che pretendere di farne sintesi è fatica improba e, questa sì, inutile.

Riteniamo che rinunciare a parlarne con chi la pensa diversamente da noi finisca, fatalmente, per diventare una rinuncia ad occuparsene, scada in un atteggiamento di chiusura e di abbandono, permetta ad improvvidi governanti di considerare la scuola, e quella pubblica in particolare, un costo inopportuno, uno spreco di risorse da taglieggiare in modo più o meno lineare, qualcosa di cui è meglio si occupino i privati, stravolgendo allo scopo concetti, di per sè non necessariamente negativi, come la sussidiarietà o immaginando la cooperazione come un sistema per abbattere i costi o le tutele dei lavoratori.

Chiamiamo al confronto tutti quelli che, educatori, insegnanti, consulenti pedagogici, mediatori, psicologi, operatori sociali, hanno a cuore il destino e la qualità dell’educazione; tutti quelli che vedono l’investimento nell’educazione, nei servizi per la prima infanzia, nella scuola come un investimento fruttuoso e si battono quotidianamente per preservarne dignità ed efficacia; tutti quelli che ritengono che la via della sostenibilità economica non passi per la precarizzazione dei rapporti di lavoro.

Apriamo la nostra rivista, il sito e le sue pagine sui social network, e diamo un appuntamento in autunno, in occasione del nostro venticinquesimo anniversario, per un Convegno che renda conto di quanto sarà emerso e nel quale cercheremo di tracciare, insieme, delle direttrici di marcia per contribuire a migliorare la qualità dei servizi educativi, per dare corpo alle idee e ai sogni pedagogici di chi in questo mestiere ci crede e non ha paura di “giocare a tutto campo”.