Essere e avere

La storia di un maestro e di 13 bambini che giocano, studiano, soffrono e imparano a diventare grandi

Forte e ricca la scena del bambino che guida il trattore, in mezzo a mucche e macchine agricole. Al ritorno da scuola, gli occhi di Jojo e dei suoi compagni pendolari penetrano fissi il paesaggio consueto, nelle sequenze lente, ripetute, fuori dal finestrino dello scuolabus: per molti la giornata di impegno continuerà, accanto ai genitori, nelle incombenze delle piccole aziende. Il lavoro è una necessità quotidiana anche per i ragazzi, nel ritmo autunnale delle campagne collinose e boscose francesi. Ma non sembra esserci sofferenza o sfruttamento. Che il lavoro per i ragazzi sia anche educativo?

Quale abilità acquisiranno quei bambini in gruppi così disparati di età, ci chiederemo appena scopriremo che la stessa classe accoglie bambini dai tre ai dieci. Vengono educati alla campagna, oppure acquisiranno capacità per affrontare qualsiasi altro impegno di studio e professionale? Ma sarebbe negativo educarli alla permanenza nei loro luoghi?

Avvio lento, con una misteriosa apparizione di tartarughe, che agli spettatori, cittadini metropolitani frenetici, farà pensare ad un possibile contrasto cruento, o alla scoperta di un caso di amore contrastato, o peggio allo scontro ideologico e istituzionale. No, nessun dramma in questo film. Solo un progressivo richiamo alla separazione come normalità della vita. Come prepariamo i nostri figli al distacco?

E’anche un racconto affascinate per chi vorrebbe lasciare la città disordinata e vivere in campagna coi propri piccoli; vi si racconta molto bene come nascono le relazioni tra bambini non coetanei e come si possa sviluppare un insegnamento personalizzato anche dentro una classe così insolita.

Conduce la classe un maestro maschio. Grande rarità in Italia. Ce ne lamentiamo spesso, ma perchè?

Egli ascolta; non strilla e non sgrida; nessuna concessione ad atteggiamenti paternalistici e affettivi. Freddo, impersonale, crudo ?

Il maestro che il regista ci fa conoscere rispetta ogni bambino, ascolta, si interroga; non si sottrae al bisogno di ciascuno dei piccoli di avere un riferimento. Prepara al distacco: l’entrata in classe dei piccolissimi, per la prima volta, il passaggio alla scuola dei più grandi, la morte del padre di un alunno, il riconoscimento dell’handicap nel proprio figlio.

Il cuore dell’opera è nel come si costruisce e si alimenta una relazione tra adulti e bambini.

Questo film potrebbe piacere molto ai seguaci del Ministro Moratti, tanta è la cura nel presentare il Maestro Prevalente. Ma lasciare aperte le scuole anche nei centri meno popolosi e sperduti non piacerebbe né ai ministri attuali, così attenti a tagliare sul “personale” né tanto meno ai predecessori, pur di altra parte politica, che hanno smantellato con frettoloso impegno economicista centinaia di scuole periferiche.

Il dilemma vero, oggi, è tra scuola pubblica e scuola privata, oppure il nodo sta nella capacità o incapacità di molti di costruire un nuovo tipo di relazione con i nuovi bambini ?

Il problema è nella forma delle istituzioni scolastiche o nella ragione dell’insegnare?

E’ un film per tutti i genitori insoddisfatti di come i propri figli vengono seguiti a scuola, per chi ha un figlio disabile accolto in classe con superficialità e sufficienza, per chi sente che la scuola non dà quanto dovrebbe in termini di valori e di consapevolezze. E’ un racconto di speranza?

E’un inno di riscossa, per tutti gli insegnanti in cerca di una nuova identità, desiderosi di affermare il primato della relazione umana di contro alla prepotenza delle macchine e ai funambolismi dei comunicatori?

Questo film piacerà alle molte comunità umane, isolate tra valli e monti ed agli abitanti dei piccoli paesi, che lottano accanitamente per mantenere la scuola nel proprio borgo.

E infine piacerà ai poeti, dei boschi e dell’inverno; ai molti che non considerano la città perduta; ai tanti giovani che vorrebbero diventare insegnanti, non per raggiungere fama e ricchezza, ma per migliorare il mondo. Piacerà ai bambini più grandi. Farà sorridere, sognare, riflettere, anche oltre l’ultimo minuto.

Forse è per questo che l’ho visto due volte. La Francia è Europa, come noi.

*Educatore, già direttore pedagogico dei servizi comunali per l’infanzia di Torino, consulente della città più sostenibile ed ecologica dell’anno, Cremona, responsabile del Parco letterario dedicato a Gianni Rodari, sul lago d’Orta.

Acerbi & Martein – Studio di consulenza e progettazione pedagogica – Pavia –

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