Generazioni e valori: tra slanci ed esitazioni

Dove cresce la sfiducia diminuisce la progettualità, ci troviamo infatti in una situazione di debole generatività sociale e biologica. Solo il riaccreditamento del sociale, il progressivo affermarsi di legami tra generazioni, può produrre fiducia, pro-getto dei valori e rendere pubblico il valore dei valori.

Generazioni e valori: tra slanci ed esitazioni

Dove cresce la sfiducia diminuisce la progettualità, ci troviamo infatti in una situazione di debole generatività sociale e biologica. Solo il riaccreditamento del sociale, il progressivo affermarsi di legami tra generazioni, può produrre fiducia, pro-getto dei valori e rendere pubblico il valore dei valori.

Eugenia Scabini* e Daniela Barni**

Le nuove generazioni sono accompagnate alla vita adulta da quelle che le precedono e che consegnano loro il patrimonio di valori, norme e conoscenze negoziato nello scambio intergenerazionale. Su tale patrimonio si fonda poi ogni azione innovativa o conservativa o, rispetto ad esso, può verificarsi una presa di distanza, a volte consapevole altre meno, ma pur sempre densa di significati.
Tutto ha inizio in famiglia, vuoi per una questione di ordine temporale vuoi per la pregnanza dei legami familiari, con i genitori investiti di una forte (talvolta esclusiva) responsabilità educativa nei confronti dei figli (Barni, 2009). I beni generati nello scambio genitori-figli entrano poi in circolo nel sociale, potenzialmente generativi, e rientrano in famiglia, ri-(o de-) generati. Tra i beni familiari, i valori sono quelli rispetto a cui è più facile cogliere questa stretta interdipendenza tra famiglia e sociale, probabilmente a motivo della natura stessa dei valori, i cui effetti sulle condotte nei contesti sono particolarmente evidenti e il cui apprendimento avviene perlopiù attraverso processi di influenzamento sociale. Il valore etimologicamente rimanda a ciò che ha un “merito e un prezzo”, a ciò per cui “vale la pena di”. C’è sempre un prezzo da pagare, un po’ di pena in ciò che vale: il valore non è un tutto pieno, ma rivela una mancanza ed è per questo che dovrebbe sostenere la tensione verso un suo perseguimento, verso l’azione. Non a caso il fungere da principi che promuovono e guidano valutazioni e comportamenti di singoli individui e di interi gruppi è la qualità dei valori evidenziata con maggiore frequenza nell’ambito delle scienze sociali (Schwartz, 1992).
Specialmente a partire dall’età adolescenziale i valori acquisiscono particolare salienza: gli adolescenti tendono a tradurre in azione molte delle tensioni che li animano e, come noto, risentono non poco delle influenze dei modelli (genitori, pari, mass-media) che stanno loro attorno. La socializzazione alle dimensioni valoriali si realizza (tra il produttivo e il riproduttivo) entro e fra i gruppi sociali cui si partecipa, in un ampio contesto in cui interagiscono, sinergizzando o competendo fra loro, diverse fonti di influenzamento (Barni, Vieno, Rosnati, Roccato e Scabini, 2014). Accade così che i ragazzi si trovino in un contesto che, in termini di valori e di importanza loro ascritta, è sfaccettato e complesso. Tutto ciò richiede sforzi di integrazione e di gestione, generando un delicato equilibrio tra slanci ed esitazioni.

Alla ricerca di divertimento e di intimità.
Le ricerche psicosociali e sociologiche più recenti, condotte sul territorio nazionale, mostrano come la giovane generazione sia complessivamente attratta da ciò che è fonte di piacere, interessata alle relazioni intime (famiglia, amicizia, amore), orientata al nuovo (indipendenza e stimolazione) e restia nell’accettare valori che rimandano all’autolimitazione/disciplina, all’obbedienza e al rispetto delle tradizioni (Barni, 2009). In breve, i temi del divertimento e delle relazioni affettive sono quelli che ottengono il maggior consenso tra i ragazzi. Il minor consenso lo ottiene invece il cosiddetto modello istituzionale, che fa riferimento alle grandi certezze tradizionali e codificate, come la patria, la religione, la sicurezza e l’ordine pubblico (Grassi, 2003).
Da un confronto tra questi risultati e quelli ottenuti in ricerche precedenti, condotte più di vent’anni fa, emerge innanzitutto una crescente valorizzazione della dimensione edonica da parte degli adolescenti: “faccio, cerco, perseguo ciò che mi piace”; si tratta di un aspetto autoespressivo, ma anche autoreferenziale, che era difficilmente annoverato in passato dai ragazzi in cima alle proprie priorità. Esemplificativi al proposito sono i risultati della ricerca di Cacciaguerra (1990), dove gli adolescenti collocavano il piacere in fondo alla propria gerarchia di valori, al quindicesimo posto (in una gerarchia composta da 18 elementi). In una delle prime indagini IARD, condotta a livello nazionale nel 1983, il 44% dei giovani intervistati riconosceva molta importanza all’aspetto edonistico legato al tempo libero, contro, per avere un termine di paragone, l’82% che attribuiva molto valore alla famiglia. Accanto a un aumento dell’importanza assegnata all’edonismo, si osserva l’aumentata valorizzazione della benevolenza, specialmente dell’amicizia, e la diminuzione dell’importanza assegnata ai valori più di carattere universale, in particolar modo la solidarietà e l’impegno sociale.
Nel suo complesso, la giovane generazione appare oggi caratterizzata da un sistema di riferimento valoriale che pone il soggetto all’interno e al centro del suo ambito relazionale più ristretto. Un risultato confermato anche dai dati dello European Values Study, un’indagine europea sui mutamenti culturali avvenuti in Europa in un periodo di quasi 40 anni (Rovati, 2011). Difficile stabilire in quale grado questo dato rappresenti il segno di una maggiore selettività relazionale e di una maggiore cura e perciò il segno di un più forte bisogno di intimità, o, come pare più probabile, il sintomo di un crescente disincanto e disimpegno rispetto al collettivo.
Un futuro incerto in un sociale che “va stretto”. Di fronte al sociale, i ragazzi (e non solo) esitano. I dati parlano di una giovane generazione che dilaziona in modo indefinito le scelte che marcano l’età adulta, con tendenze improntate a un soggettivismo sempre più marcato (Bazzanella, 2010).
La generazione dei giovani è accomunata a quella dei genitori dalla rappresentazione della famiglia come luogo sicuro e affidabile e dalla rappresentazione del sociale come luogo “pericoloso” (Scabini e Cigoli, 1997). In un contesto segnato dall’incoerenza, una strategia diffusa, messa in campo dalla nuova generazione e supportata dalle precedenti, è quella del rifugio verso una dimensione che può essere tenuta sotto controllo (Bazzanella, Deluca e Grassi, 2007).
Ecco quindi che i genitori si propongono di trasmettere al figlio i valori della benevolenza (che richiama alla cura delle relazioni intime) e l’indipendenza (nel senso di un’autonomia nel fare e nel pensare); nel sociale il figlio dovrebbe, nelle attese genitoriali, essere semplicemente “adeguato”, ossia capace di controllarsi e limitare azioni che potrebbero disturbare o danneggiare gli altri. Un bagaglio valoriale quello che i genitori pongono sulle spalle dei figli fatto di una ipervalorizzazione delle relazioni familiari e di una devalorizzazione delle relazioni sociali. E i figli riconoscono un’origine prettamente familiare, addirittura multigenerazionale, al loro bagaglio valoriale: “I valori dei nonni bene o male sono simili a quelli dei miei genitori, perché sono loro che li hanno passati ai miei genitori, sono le stesse cose, magari un po’ attualizzati adesso dai miei genitori e che loro trasmettono a noi”, così afferma un adolescente partecipante a una ricerca qualitativa condotta dal Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia (Comelli e Barni, 2009). Il sociale non produce, ma tuttalpiù interviene sul bene privato, adattando(se)lo.
In un tal contesto, non stupiscono i dati delle numerose ricerche nazionali che mettono in luce come i cittadini, giovani e adulti indistintamente, ripongano una fiducia sempre minore nelle istituzioni e manifestino una crescente disaffezione verso tutto ciò che è bene pubblico (Bazzanella, 2010). Dove cresce la sfiducia, diminuisce la progettualità. Ne sono evidenze una debole generatività sociale (intesa come trasferimento all’esterno del capitale fiduciario e dell’impegno pur presenti in famiglia), debolezza trasversale alle generazioni (adulte e giovane), e una debole generatività biologica, più evidente nella giovane generazione (Scabini e Iafrate, 2003). Da un lato, la generazione adulta percepisce, più che in passato, la centralità dei propri figli, con la diffusione di un orientamento altruista/sacrificale (“il dovere dei genitori è quello di fare il meglio per i loro figli a costo di sacrificare il proprio benessere”) (Pollini, 2011). Dall’altro lato, la giovane generazione tende a rimandare scelte definitive, come il fare famiglia o l’avere figli. Si produce così una situazione paradossale per cui la valorizzazione delle relazioni intime scoraggia il rilancio in avanti di queste stesse relazioni, con un conseguente stallo intergenerazionale e il progressivo affermarsi di legami tra generazioni “con-fuse” (Barni, 2012), ossia tra loro poco distinte e in loro disorientate.
Il valore, sottratto al sociale, perde la sua dimensione etica, vale a dire la sua funzione di orientamento, talvolta restrittiva ma pur sempre rassicurante, e diventa più che altro elemento affettivo, di vicinanza-raccordo e talvolta di opposizione. Il riaccreditamento del sociale, tanto importante per un “pro-getto dei valori” (letteralmente un gettarli in avanti in senso accrescitivo, pro- appunto), deve passare attraverso i valori stessi: solo un sociale affidabile (onesto!), pur nella varietà dei suoi volti e fluidità dei tempi, può produrre fiducia e rendere pubblico il valore dei valori.

*Professore Emerito di Psicologia Sociale, docente di Psicologia dei Legami Familiari presso l’Università Cattolica di Milano, e Presidente del Comitato Scientifico del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia.

**Ricercatore di Psicologia Sociale, docente di Metodologia della Ricerca Psicologica presso l’Università Cattolica di Milano, e membro del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia.

Riferimenti bibliografici

Barni, D. (2009). Trasmettere valori. Tre generazioni familiari a confronto. Milano: Unicopli.
Barni, D. (2012). Educare ai valori: la famiglia e la scuola nella socializzazione delle giovani generazioni. In A. Bazzanella (a cura di), Giovani in Trentino 2011. Quarto rapporto biennale (pp. 117-145). Trento: IPRASE.
Barni, D., Vieno, A., Rosnati, R., Roccato, M. e Scabini, E. (2014). Multiple sources of adolescents’ conservative values: A multilevel study. European Journal of Developmental Psychology, 11, 433-446.
Bazzanella, A. (2010). Investire nelle nuove generazioni: modelli di politiche giovanili in Italia e in Europa. Uno studio comparativo. Trento: Editore Provincia Autonoma di Trento – IPRASE del Trentino.
Bazzanella, A., Deluca, D. e Grassi, R. (2007). Valori e fiducia tra i giovani italiani. Milano: Istituto IARD.
Cacciaguerra, F. (1990). Il secondo sangue. La circolazione dei valori nella famiglia. Troina: Edizioni Oasi.
Comelli, I. e Barni, D. (2009). “Dare voce” ai protagonisti della trasmissione: primi risultati di una ricerca qualitativa. In D. Barni, Trasmettere valori. Tre generazioni familiari a confronto (195-223). Milano: Unicopli.
Grassi, R. (2003). I valori. In C. Buzzi (a cura di), Tra modernità e tradizione: la condizione giovanile in Trentino. Un’indagine dell’Istituto Iard per la Provincia Autonoma di Trento (pp. 127-136). Bologna: Il Mulino.
Pollini, G. (2011). Il valore della famiglia e del matrimonio tra individualizzazione e solidarietà. In G. Rovati (a cura di), Uscire dalle crisi. I valori degli italiani alla prova (pp. 109-142). Milano: Vita e Pensiero.
Rovati, G. (2011). Uscire dalle crisi. I valori degli italiani alla prova. Milano: Vita e Pensiero.
Scabini, E. e Cigoli, V. (1997). Famiglie con giovani adulti: un rallentamento evolutivo o una interruzione del passaggio generazionale?. In: E. Scabini e G. Rossi (a cura di), Giovani in famiglia tra autonomia e nuove dipendenze (pp. 19-43). Studi Interdisciplinari sulla Famiglia, 16. Milano: Vita e Pensiero.
Scabini, E. e Iafrate, R. (2003). Psicologia dei legami familiari. Bologna: Il Mulino.
Schwartz, S. H. (1992). Universals in the content and structure of values: Theoretical advances and empirical tests in 20 countries. In M.P. Zanna (a cura di), Advances in experimental social psychology (Vol. 25, pp. 1-65). New York, NY: Academic Press.

 

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