Giardino sicano

Bivona come metafora

Salvatore Guida

Giardino Sicano

Bivona come metafora

Edizioni Uncopli, Milano, 2003

pag. 192 , e 12

Un racconto che alle vicende personali e/o familiari affianca eventi, vicende, fatti che vanno al di là del privato per coinvolgere la società cui l’autore appartiene.

Perché c’è, insomma, un continuo  intreccio tra la storia e le storie che non può non interessare un lettore non superficialmente distratto.

Ma ciò è vero anche e, forse, soprattutto perché esso rappresenta senza alcun dubbio un esempio di grande significato e valore di quello che è stato autorevolmente chiamato un sapere narrativo.

Non stupisce, quindi, che Duccio Demetrio, l’indiscusso esperto della ‘scrittura’ autobiografica, abbia  più volte citato Guida nel suo recente, bellissimo volume, Album di famiglia.

Come non stupisce la sua capacità di rappresentare, a beneficio del lettore e attraverso un gioco di rimandi reciproci, i luoghi che egli ha abitato o, come egli ama dire, “i luoghi da cui è abitato”.

Ma le ragioni del mio essermi sentito affascinato ed intrigato, sono anche altre.

Innanzitutto il fatto che l’autore ha scelto – come ho avuto io stesso occasione di fare –  come forma del suo lavoro, quella epistolare: tutto il libro è costituito, infatti, di quasi 30 lettere rivolte dall’autore ai suoi nipoti.

Si tratta di una scelta davvero azzeccata sia perché richiama la straordinarietà del rapporto nonni/nipoti (anche se,  al momento, questi ultimi sono troppo giovani e, in questo caso, siamo di fronte ad un rapporto ’a distanza’…) che consente ad entrambi una libertà di espressione altrimenti difficile da realizzare; sia perché essa consente all’autore di non sentirsi come ingabbiato in un racconto lineare, cronologicamente cadenzato.

E qui sta proprio il secondo motivo della mia così positiva reazione.

E’ affascinante proprio il fatto che non è un romanzo dal taglio tradizionale, che cioè segue una trama ben precisa …..

E’ piuttosto un insieme di racconti brevi, di episodi narrati non seguendo la linearità temporale degli avvenimenti ma i ricordi dell’autore, che sembra muoversi per libere associazioni.

Il risultato è di grande fascino, appunto, facendoci pensare piuttosto ad un mosaico che, pur se composto da tanti piccoli pezzi, ottiene una unità di composizione – un vero e proprio intreccio – superiore a quella che si ottiene procedendo sistematicamente.

Una unità di composizione che trascina il lettore all’interno e attraverso la psicologia e la ricerca intellettuale ed affettiva che muove il protagonista.

Un terzo motivo sta nel linguaggio … che è di grande efficacia: il suo modo di raccontare avviene con un tono senza dubbio lieve, divertente e mai drammatico,
neppure quando gli eventi narrati fanno riferimento a gravi sofferenze. …. la lettura del passato, metabolizzato dagli anni, è intrisa del buon senso e della maturità di chi scrive e che, proprio per questo, non ha bisogno, per farsi leggere, di ‘grandi furori’.

In ogni caso, lo stile usato in questo volume, il modo cioè di scrivere dell’autore, oltre che i costrutti usati e l’uso sempre controllato, mai ridondante, del dialetto, rendono la lettura di questo libro un’esperienza molto gradevole.

Infine, ma non da ultimo, mi viene da sottolineare un’ulteriore positiva caratteristica dell’opera dell’autore, quella di rispondere ad una vera e propria istanza pedagogica che, anche quando emerge dalle intenzioni dell’autore, non ha connotazione moralistica nè risulta interessata a funzioni  istruzionistiche.

In questo senso, ci troviamo di fronte ad un felice esempio di quella pedagogia debole che, almeno a mio parere, ha tutte le caratteristiche di un autentico rapporto educativo che coniuga insieme la capacità di stimolare l’educando (in questo caso, ovviamente, il lettore) ed insieme di rispettarne la soggettività.

In conclusione, si tratta di un’opera che va ben al di là dell’essere semplicemente un insieme di racconti felicemente costruiti, per rappresentare anche una fonte continua di riflessioni, di immagini e di stimoli emotivo/affettivi che non possono non intrigare il lettore.

… Diverte, coinvolge; in una parola: fa pensare, senza che ciò significhi, o comporti, alcun tipo di pesantezza.