Gioco e giocattoli

La Ludoteca come “alternativa pedagogica”, per svincolare il gioco infantile dalle ipoteche socio-culturali degli adulti

La fondazione teorica della ludoteca poggia su di un’ampia letteratura che prende in considerazione tutte le valenze formative, terapeutiche, equilibratrici del gioco/giocattolo a partire dallo sviluppo della personalità della prima e seconda infanzia.

La Ludoteca nasce come esperienza nel nord Europa e le sue radici si ritrovano in paesi dove è più incisiva la politica sociale. Proprio per questo, ha assunto in quei luoghi una connotazione di tipo assistenziale, essendo rivolta soprattutto a bambini degenti, a portatori di handicap e a soggetti problematici (in Svezia e Norvegia è inserita nel Servizio Sanitario).

Il diritto al gioco è riconosciuto come uno dei diritti fondamentali dell’infanzia e, già negli anni ’60, il Comitato Italiano Gioco Infantile (CIGI) inizia a sostenere la necessità di creare spazi e strutture adeguate e occasioni per il tempo libero.

Il gioco è da considerarsi come uno spazio esclusivo del bambino, uno spazio di “reinvenzione” e di controllo della realtà. Esso risulta essere fondamentale per lo sviluppo affettivo e intellettuale del bambino.

Il giocattolo permette a colui che gioca di sospendere le regole di realtà per inventarne delle altre. Paradossalmente, proprio il manipolare attivamente gli elementi del reale, trascendendo le leggi che lo governano, consentirebbe al bambino l’accettazione del piano di realtà e la sua differenziazione da quello della fantasia e della finzione.

Il gioco diventa strumento primario per il bambino che lo usa allo scopo di esprimere e controllare i propri impulsi, per dare loro una forma accettabile, per conoscerli e padroneggiarli meglio.

L’esperienza ludica consente inoltre, di sperimentare la transizione dalla dipendenza all’autonomia. Il bambino può progressivamente svincolarsi dall’illusione di essere tutt’uno con la figura materna e, accedere a una fase di incontro e di simbolizzazione autonoma dell’esperienza proprio grazie alla “funzione transizionale” del gioco.

In questo senso gioco e giocattolo non possono essere oggetto di condizionamento, ma piuttosto di condivisione e di incontro relazionale, di partecipazione culturale, in contrasto con finalità di tipo istruzionale.

La Ludoteca si pone allora come “alternativa pedagogica”, al fine di svincolare il gioco infantile dalle ipoteche socio-culturali degli adulti: dalla loro invadenza sia dentro ai contenuti, sia dentro ai luoghi del giocare.

La consapevolezza delle enormi potenzialità educative e formative dell’esperienza ludica, ha da sempre mosso l’adulto al fine di poterne controllare e dominare la qualità e la quantità.

I modelli culturali dominanti tendono ad esaltare il principio di prestazione e la centralità del cognitivo: l’attività ludica decresce nella programmazione educativa, in rapporto all’aumento del grado di scolarizzazione.

Gli spazi e i tempi del gioco vengono individuati solo per contrapposizione a quelli che appartengono alla cultura del “serio” (si gioca solo dopo aver “fatto i compiti” o come premiazione se si raggiungono buoni risultati).

Il gioco e il giocattolo ottengono maggior consenso e apprezzamento, da parte del genitore/insegnante, tanto più questo assume caratteristiche di immobilità, silenziosità, solitudine.

I bisogni dell’infanzia rischiano così di essere alterati e indotti da obiettivi congruenti ai bisogni di organizzazione di una società, in cui prevale l’efficientismo, il produttivismo e il consumismo. Il giocattolo risponde allora alla domanda del mercato industriale e diventa “merce ludica”, standardizzata, automatica, autosufficiente, di facile e superficiale fruizione.

Il pericolo è quindi quello di negare l’espressione autentica del gioco che invece è fatta di movimento, corporeità, comunicazione, socializzazione, creatività e costruzione.

La Ludoteca si impone come spazio pedagogico, con l’obiettivo di salvaguardare la complessa fenomenologia del gioco. Essa si configura come “biblioteca del giocattolo”, dove i bambini vanno liberamente a scegliere e a prendere giocattoli in prestito. Si connota come area potenziale, in cui lo stesso giocattolo può essere oggetto di uso comune e simbolicamente riciclato. La Ludoteca è ambito in cui è possibile assicurare all’infanzia la piena soddisfazione e maturazione dei suoi bisogni fondamentali.

Promotrice di questi presupposti teorici, “l’Associazione Genitori” del Comune di Limbiate (Mi), inizia verso la fine degli anni ’80 a sperimentare l’attivazione di una ludoteca sul proprio territorio.

I primi tentativi vengono fatti organizzando autonomamente e mettendo a disposizione solo le proprie risorse interne, alcune giornate e iniziative varie, rivolte ai bambini delle scuole materne e delle elementari.

L’evoluzione positiva di questa esperienza, conduce e convince, nel 1993, l’Amministrazione Comunale di Limbiate, nell’istituire una Ludoteca, come uno dei propri servizi socio-educativi territoriali.

Nasce così la “Ludoteca Ba-lok” cogestita dal gruppo dei volontari dell’Associazione Genitori e attualmente dalle figure professionali di due ludotecari, con la supervisione di una pedagogista.

La fascia d’età che può usufruire del servizio della ludoteca è quella compresa tra i 5 e gli 11 anni.

L’organizzazione della struttura e dei suoi spazi sono stati pensati al fine di consentire al bambino di essere protagonista del suo giocattolo e di creare un contesto socio-educativo accessibile a tutti senza alcuna discriminazione.

I due piani che costituiscono lo spazio di questa ludoteca, sono funzionali alla suddivisione di un ambito dove è possibile accedere al prestito interno ed esterno dei giocattoli, da uno in cui invece si svolgono attività di laboratorio.

Il bambino di Limbiate che accede alla Ludoteca, (aperta due pomeriggi la settimana), ha la possibilità di decidere autonomamente e spontaneamente, quale tipo di attività svolgere sulla base di un “Menù del giorno” che di volta in volta viene allestito e programmato.

La presenza della figura adulta (rappresentata solo dai ludotecari e dai volontari dell’Associazione Genitori) favorisce e garantisce l’esperienza ludica del bambino evitando di comprometterne la sua autenticità.

Le attività proposte prendono in considerazione sia i giochi di tipo ricreativo ed espressivo, secondo moduli individuali e proiettivi in cui si mira al soddisfacimento dei bisogni quali il movimento, la comunicazione, l’avventura e l’affermazione di sé; sia i giochi di tipo esplorativo e costruttivo, finalizzati alla socializzazione, alla conoscenza, alla costruzione e all’autonomia.

A questo proposito sono stati allestiti “angoli” e spazi appositi dove è possibile usufruire di materiali soggetti a una certa “reversibilità ludica”, nel senso che possono essere reinventati e ricostruiti: tutti i giocattoli possono essere manipolati
e utilizzati da ogni bambino sulla base dei bisogni individuali.

La progettazione delle diverse attività e delle varie iniziative che si svolgono in ludoteca vengono fatte annualmente in base alle richieste e alle curiosità che i bambini stessi esprimono e, cercando di utilizzare tutte le occasioni e le risorse del territorio, per offrire e creare nuove opportunità ludiche.

In particolare quest’anno è stata trattata la tematica dell’interculturalità attraverso la ricerca di giochi e fiabe etniche (appartenenti all’Africa e al Pakistan), inoltre nel mese di novembre è stata proposta una grande manifestazione sul territorio (“Nella terra del gioco”) al fine di promuovere la cultura del gioco.

*Pedagogista,

Equipe psicopedagogica

Coop. Stripes

 

Bibliografia

F. Frabboni, W. Garagnani, L. Guerra Mi presti quel giocattolo? La ludoteca come risorsa educativa Jes Juvenilia, Bergamo 1989

F. Frabboni, R. Conte, W. Garagnani, L. Guerra, Giocattoli e Giochi didattici, Le Monnier, Firenze 1977

D. W. Winnicott, Gioco e realtà, Armando, Roma 1974

L. Bellisario (a cura di), Gioco e simbologia degli affetti, Guerini e Associati, Milano 1988

L. S. VygotsKy, Immaginazione e creatività nell’età infantile, Ed. Riuniti, Roma 1972

J. Piaget, Il linguaggio e il pensiero del fanciullo, Giunti, Firenze 1968.