Gnu/Linux una rivoluzione da sostenere

Introduzione alla filosofia di un sistema operativo aperto.
Questo articolo vuole essere una semplice introduzione al mondo Gnu/Linux, dell’OpenSource e del Free Software, un po’ per l’interesse che, negli ultimi anni, continua a suscitare l’argomento anche nei media a carattere nazionale, un po’ perchè ci rendiamo sempre più conto che i mezzi informatici sono, e saranno sempre più, strumenti di lavoro non più per soli specialisti ma mezzo fondamentale in qualunque ambito ci si trovi ad operare.

In particolare ci interessa porre l’attenzione a quei cambiamenti che si sono verificati a partire dalla Circolare Ministeriale 282 dell’Aprile 1997 con il varo del Programma di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche che innalzavano finalmente le nuove tecnologie e la loro introduzione nelle scuole al ruolo di strumento didattico primario e non più quindi alla semplice considerazione nella sola qualità di ausilio didattico.

Ciò ci fa pensare che finalmente qualcosa si sia veramente mosso su questo versante, anche e soprattutto se si pensa ai numeri coinvolti in questo progetto:

15.000 scuole italiane di ogni ordine e grado con l’esplicita finalità dell’introduzione degli strumenti multimediali nella didattica, con lo stanziamento di 740.762 miliardi di lire in cinque anni.

Ciò di cui invece mi pare si parli ancora troppo poco, è l’utilizzo di  quei soldi, o forse meglio, di quali siano gli investimenti che a lungo termine possano dare i risultati migliori.

Nella Circolare Ministeriale, si parla ad esempio delle caratteristiche hardware che i computer acquistati con questi finanziamenti dovrebbero avere, mentre per quelle software non vi sono particolari indicazioni, mentre credo che ci dovrebbe essere  uno sbilanciamento, quantomeno filosofico e politico, in favore di sistemi operativi come Gnu/Linux (ma anche FreeBDS e OpenBSD) e comunque che attengano al mondo dell’OpenSource.

Cosa differenzia l’OpenSource dai programmi normali?

Le software house basano molto spesso il loro business, non tanto e non solo sulla produzione di programmi che possono essere utilizzati per svolgere un determinato compito (ad esempio un wordprocessor che serve per scrivere testi), ma soprattutto sugli aggiornamenti ai quali obbligano la maggior parte degli utenti, e quindi anche delle scuole.

Il sistema è abbastanza subdolo in quanto prevede che ogni anno nasca una nuova release (nuova versione di un software) che di solito aggiunge ben poco alle funzionalità di base del programma stesso, ma che viene resa indispensabile collegandola all’aggiornamento, ad esempio, del sistema operativo (ciò che sottende al funzionamento globale dell’elaboratore).

Spesso accade quindi che un determinato software funzioni bene con
una determinata versione del sistema operativo, ma non altrettanto con quella successiva, anche perchè di solito le nuove versioni dei software richiedono un sempre maggiore dispendio di risorse hardware, facendo diventare obsoleto un computer nel giro di uno solo o al massimo due anni (nella migliore delle ipotesi).

Nonostante dal punto di vista del marketing e degli introiti delle grandi multinazionali del software in generale, ma diciamo anche di una in particolare, questo ragionamento non faccia una piega, resta da chiedersi se è sensato che un intero stato (come altri del resto in passato) debba foraggiare i guadagni di una sola azienda che sta ormai da anni impedendo l’innovazione tecnica con l’imposizione dei propri presunti standard.

Diventa dunque una scelta politica e filosofica la determinazione di quale debba essere il sistema operativo, e di conseguenza i programmi da utilizzare.

Infatti non è privo di conseguenze lo sceglierne uno piuttosto che un altro.

Ad esempio in Germania, (ma anche in Francia molto si sta muovendo ed anche la Cina ha fatto scelte simili) la pubblica amministrazione ha scelto di utilizzare formati Open e quindi di pubblico dominio, al posto di quelli chiusi delle software house.

Un esempio per tutti può essere l’utilizzo di un applicativo che tutti conosciamo, un wordprocessor. Quando si parla di un documento di testo, tutti sottointendono al formato “.doc” che è un file generato dal programma Microsoft Word, peccato che il considerare questo formato come standard universale implichi anche la decisione di acquistare una licenza d’uso per ognuno di coloro che prenda in consegna il file stesso. Così se voglio poter leggere dei documenti da un sito pubblico, quale quello dell’Ufficio Scolastico di Milano solo per fare un esempio,  http://www.milano.istruzione.lombardia.it/novit/org_ele.xls (in questo caso il formato del file è “.xls” e cioè prodotto da Microsoft Excel, altro applicativo al pari di Word di Microsoft Office), sono di fatto costretto ad avere il citato programma che costa circa un milione di lire nella versione standard di Office.

La cosa è quantomeno singolare, soprattutto se si pensa che gli stessi files potrebbero essere salvati in formati aperti (tipo StarCalc di OpenOffice o Gnumeric che sono OpenSource, oppure StarCalc di StarOffice della SUN che comunque è gratis), non obbligando quindi nessuno ad acquistare un software specifico semplicemente per leggerne il contenuto.

Andiamo allora a capire cos’è il FreeSoftware, l’OpenSource, Gnu/Linux.

Gnu/Linux è un sistema operativo mltiutente della famiglia degli UNIX che ha origine dalle ceneri del Multics (progetto poi abbandonato della AT&T) nel lontano 1970 ad opera di Ken Thompson e Dennis Ritchie.

Nel 1984 nasce ad opera di Richard Stallman il progetto GNU (acronimo di ‘Gnu is Not Unix’) che aveva l’intento di riscrivere applicazioni condividendone con chiunque il codice sorgente, così come era tradizione già da molto tempo anche nei laboratori del MIT Massachusettts Institute of Technology (luogo nel quale lo stesso ha lavorato fino al 1984).

Già l’anno dopo nel 1985 nasce poi, sempre a opera di Richard Stallman la Free Software Foundation (Fondazione per il Software Libero), una organizzazione senza fini di lucro per lo sviluppo di software libero, iniziando così la distribuzione di software GNU.

Negli anni seguenti vennero sviluppati svariati software necessari alla costruzione di un sistema operativo completo, l’unica cosa che mancava ancora però era un “kernel” e cioè il nocciolo del sistema operativo stesso, quella parte di codice che comunica con l’hardware e quindi con il calcolatore stesso.

Nel 1991 poi, Linus Torvalds, studente presso l’Università di Helsinki in Finlandia, sviluppò appunto un kernel compatibile con le specifiche Unix e lo chiamò Linux.

A questo punto esisteva finalmente un nucleo OpenSource intorno al quale continuare a creare un vero e proprio sistema operativo a codice sorgente aperto e quindi modificabile, customizzabile e soprattutto ridistribuibile.

Quindi per la prima volta si poteva operare con un sistema che invece che nascondere agli utenti il proprio funzionamento, dava addirittura accesso al codice permettendo così a chiunque volesse studiarne il funzionamento a fini didattici o modificarne il comportamento per esigenze particolari di poterlo fare.

Per fare un esempio pratico, ciò vuol dire che oggi disponiamo di un sistema operativo e di migliaia di software a corredo che non hanno un costo di licenze, che sono scaricabili gratutitamente da Internet (o acquistabili a costi irrisori) e che si prestano in modo particolare per essere studiati nelle proprie funzionalità e ad essere modificati a seconda delle esigenze.

Così ad esempio, mentre per attrezzare un’aula informatica da 10 computer acquistando per ognuno di essi il solo sistema operativo ed una suite sul modello di Office ci troveremmo a spendere oltre 10.000.000 di lire; con Gnu/Linux potremmo ottenere gli stessi risultati senza spendere una lira o comunque con sole 50.000 lire per l’aquisto ad esempio di una distribuzione Debian, ottenendo gli stessi risultati e soprattutto avendo software libero. Potremmo infine utilizzare gli stessi fondi stanziandoli alla formazione degli operatori per l’utilizzo dei sistemi informatici piuttosto che per l’acquisto di software proprietari.

*Vicepresidente del MiLUG

(Milano Linux User Group),

software architecture and design

Digital Identity, Milano.