I volti nascosti

 

Giovani ombre dietro le sbarre

 

 

All’interno delle trasformazioni che, negli ultimi anni, hanno modificato la società italiana in senso multietnico e multirazziale, la geografia dell’area minorile, che si pensa costituisca una “spia del tipo di inserimento che sta caratterizzando la popolazione straniera”1, disegna un territorio quasi irrappresentabile perchè difficilmente misurabile e fortemente sottostimato. All’opacità di questo territorio si contrappone invece l’alta visibilità dei minori nell’area penale che fa parlare di una situazione allarmante per il Nord‑Italia: in Lombardia, la percentuale di denunce alle procure per i minorenni dei giovani non italiani ha raggiunto nel ‘ 97 il 69,29% del totale delle denunce2.

Durante l’ultimo decennio, un numero crescente di adolescenti stranieri è andato popolando non tanto gli spazi scolastici, lavorativi e sociali quanto gli Istituti penali minorili, che dal 26,2% dei 1988 arriva a rappresentare, con il 50.64% del 1997, più della metà degli ingressi3 ‑  concentrati prevalentemente al Nord ‑ in una crescita progressiva e costante. A Milano, nel primo semestre del  ‘97, la presenza dei giovani stranieri nell’ istituto Penale Minorile “C. Beccaria “, era del 66% per i maschi e del 97% per le ragazze (nella quasi totalità nomadi)4 ed aveva una tendenza a crescere e ad accentuarsi. La percentuale ha raggiunto, in effetti, l’ 84% nel settembre 1998.

Il ritratto del giovane immigrato che le cifre ci restituiscono è quello di un adolescente, nella maggior parte dei casi maschio, irregolare e clandestino, arrivato in Italia da solo o assieme ad un adulto non sempre identificabile. Le agenzie primarie di socializzazione, la famiglia e la scuola, appaiono quindi assenti nell’accompagnare il percorso evolutivo di questi minori. I dati riportati ci consentono di affermare che, probabilmente, il principale osservatorio, per quanto riguarda la presenza dì minori stranieri, è rappresentato attualmente dall’Istituto penale minorile che appare ‑ paradossalmente – luogo di una possibile elaborazione psichica e sociale dell’esperienza migratoria. I ragazzi stranieri che vi arrivano ‑ prevalentemente magrebini, albanesi e slavi ‑ che partecipano dei grandi movimenti migratori in corso, pur nell’ambito di una messa in atto di comportamenti devianti, “spesso possiedono una scolarizzazione superiore alla media dei minori italiani devianti, commettono reati meno gravi ma con un tasso più elevato di recidivismo e di condanne definitive e in genere non presentano forme particolari di problematicità e di disagio personale”5.

I
minori stranieri detenuti in IPM rappresentano lo specchio dì una situazione sociale, in gran parte sconosciuta, che coinvolge una realtà complessa, esterna all’Istituto Penale; situazione sociale che il lavoro degli operatori incontra e con la quale spesso non riesce a trovare una sintonia negli obiettivi ed intenti degli interventi.

Se le risposte dell’Istituto penale potrebbero migliorare per alcuni giovani, e comunque in maniera parziale, la loro situazione contingente, esse non riescono però ad affrontare il problema “minori stranieri devianti”, in  quanto questo è legato al territorio e lasciano inoltre inesplorate le condizioni che rendono possibile l’esito deviante. Il momento della detenzione si mostra come specchio significativo, se pur deformato, di una situazione esterna nella quale l’irregolarità rischia di essere una sorta di condanna ad un’emarginazione totale.

“L’adolescenza ‑ non c’è dubbio ‑ è la migliore e la peggiore delle età per ogni esperienza: anche per l’emigrazione … L’adolescenza è però anche l’età in cui è possibile intraprendere un’emigrazione come parte dell’avventura di vivere, cercando di scoprire dentro di sé e all’esterno nuove verità o di realizzare grandi ideali”6.

L’uscita dalla clandestinità può agire come elemento propulsivo verso un migliore inserimento sociale per i giovani che si muovono con un pendolarismo sia fisico che psicologico, combattutí tra la necessità di rispondere talvolta alle aspettative delle famiglie nel paese d’origine e la ricerca di una propria identità. In questa terra di nessuno tra due culture, sembrano essersi create le condizioni perchè molti di questi ragazzi trovino nelle attività illegali un facile modello nel quale identificarsi oltre che un’attività sulla quale poter contare­. Un elemento fondamentale per agevolare il percorso di elaborazione dell’ immigrazione e della costruzione dell’identità è quindi dato primariamente dal riconoscimento giuridico della propria condizione. Per tutti gli adolescenti il periodo della vita che coincide con l’inizio dell’avventura del vivere si muove tra il rischio e la possibilità. Dal punto di vista psicologico molti autori indicano oggi, per questa fase della vita, la possibilità di neutralizzare gli effetti dannosi prodotti dalle esperienze precedenti, la chance di un secondo inizio, di una nuova scelta cui si riallaccino le speranze di un cambiamento. L’adolescente straniero in Italia si trova tuttavia a confrontarsi con le leggi in una fase della sua vita segnata fortemente da due passaggi: il passaggio dall’adolescenza all’età adulta e il passaggio da un mondo noto ad uno sconosciuto e respingente. Anche per i ragazzi stranieri, nel diritto di una piena applicazione della normativa vigente (in Italia del DPR 448/88) come prevede la Convenzione di New York del 1989, s’impone la necessità del riconoscimento di uno statuto particolare, tale da garantire loro i diritti irrinunciabili. I flussi migratori verso l’Europa occidentale e capitalista, nel nostro caso l’Italia, hanno trovato impreparati non solo i nostri governi ma noi stessi, quasi improvvisamente messi di fronte all’altro diverso, del quale conoscevamo l’esistenza solo nella forma dello stereotipo che associa lo straniero al delinquente.

Solo a condizione di non trascurare, anche sul piano normativo, il percorso di costruzione della soggettività, è possibile, nel nostro ambito, parlare di interculturalità e di integrazione in modo da riconoscere in noi “lo straniero … faccia nascosta della nostra identità. risparmiandoci di detestarlo in lui” (Kristeva).

 

*Consulente psicologa ed educatrice IPM Beccaria di Milano

 

Note

1 Rapporto 1996 sulla condizione dei minori in Italia

2 Fonte. Ministero di Grazia e Gustizia ‑ Progetto 98

3 Fonte: Ministero dì Grazia e Giustizia ibid

4 Dati interni raccolti dall’educatore Dott. M. Marcellini

5 1 I bisogni dimenticati,  ibid

6 Grinberg Leon, Grinberg Rebeca “Psicoanalisi deII’emigrazione e dell’ esilio” Franco Angeli, Milano 1990.

 

Una storia

di Noureddine Cherkaoui*                            

Un mediatore linguistico culturale

ascolta un giovane immigrato.

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