Il dispositivo Scanner

Una rappresentazione intesa sia come mimesi che come interpretazione della prassi contiene elementi costruttivi ed immaginativi capaci di condensare e di obiettivare in concrete figure, analogie, metafore, ciò che altrimenti rimarrebbe non visibile, non esprimibile, occultato nell’ambito dell’immaginario e del fantasmatico.Questa proprietà è comune a tutte le forme di rappresentazione, dalle più astratte alle più concrete e rende conto della funzione simbolico- paradigmatica che queste hanno nell’organizzazione dell’esperienza ancor prima che nella sua comunicazione. (Husserl, 1922).

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Per quanto attiene le nostre esigenze operative e di ricerca ci è sembrato necessario approntare un dispositivo che permettesse:
a) di produrre rappresentazioni circa la formazione;
b) di collocarle nei contesti e nei costrutti personali, collettivi, professionali e istituzionali di riferimento;
c) di riappropriarsene analizzandole e ricostruendone il senso complessivo attraverso l’interpretazione.

La rappresentazione filmica e quella narrativa sono assai utili a questo scopo, poiché gli elementi concreti e figurativi che le costituiscono possono prestare forma all’intenzione significante e ai contenuti di significato di chi le adopera.
La finzione degli eventi e delle vicende reali è tale da dissolvere la funzione indicativa o sostitutiva delle rappresentazioni, fino al punto da porsi essa stessa come vicenda reale. E’ dunque proprio alle rappresentazioni filmiche ed a quelle narrative che abbiamo voluto rivolgerci per rintracciare la dimensione formativa, le strutture e i modi della sua obiettivazione quando questa viene trattata come una dimensione comune della vita quotidiana, come un evento ?normale? al pari di tanti altri, oltreché come prodotto di azioni intenzionali e sistematiche.

Il dispositivo che qui presentiamo utilizza entrambe queste forme di rappresentazione e le articola in modo tale da farne un vero e proprio strumento di ricerca, oltreché come vedremo, uno strumento didattico, una tecnica di animazione, una metodologia formativa. L’obiettivo di questa proposta consiste nell’addestrare i partecipanti all’individuazione degli eventi formativi all’interno di un campo di rappresentazione socialmente diffuso e dimostrare l’uso che di queste rappresentazioni si può fare, in sede didattica in un gruppo di formatori.
Tale uso si inquadra nelle modalità e nelle articolazioni di un approccio ?storico-clinico? alla formazione, fondato cioè sul coinvolgimento dell’osservatore nella relazione osservativa e insieme sul distanziamento da essa. Ciò è reso possibile mantenendo aperta l’osservazione a sé stessi e all’altro, in un processo che tutti noi mettiamo in atto nella nostra vita quotidiana quando cerchiamo di capirci (e talvolta ci riusciamo). Gli elaborati individuali e di gruppo cui questa attività di osservazione e di auto-osservazione conduce, sono trattati come testi da interpretare in quanto prodotti di una intenzione comunicativa.
L’oggetto dell’interpretazione non è la persona o la personalità, bensì l’atto comunicativo e il processo di elaborazione del suo contenuto limitatamente al riferimento specifico ad esperienze di formazione.
Il dispositivo prevede l’orchestrazione di attività individuali e di gruppo che si articolano nelle quattro fasi successive:
a) della narrazione e analisi di un episodio professionale;
b) della produzione di rappresentazioni innescate dalla proiezione di un film appositamente selezionato;
e) della narrazione e analisi di un episodio della propria formazione personale;
d) dell’esplorazione delle connessioni e delle incongruenze tra e nei testi prodotti, tra e nelle salienze dichiarate e in quelle implicite.

Una migliore rappresentazione ed una adeguata definizione del proprio ruolo professionale si consegue innanzitutto con l’individuazione, il riconoscimento e l’analisi di quei nodi (apprendimento, motivazione, socializzazione) che più di frequente incontra chi a vario titolo, è coinvolto nella gestione di processi formativi. Questi nodi infatti, si inscrivono nella dimensione della intersoggettività in cui si gioca lo sviluppo di ogni dinamica relazionale ed il cui successo dipende dalla creazione di un’area di comunicazione condivisa dagli interlocutori.
In questo senso un congegno di Clinica della Formazione mette in grado insegnanti ed allievi, formatori e formandi, di armonizzare interventi e risposte che vanno dal singolo al gruppo e viceversa, sciogliendo le cause e gli effetti di una distorta interazione responsabile, molte volte, di fraintendimenti, di resistenze, di blocchi emotivi e cognitivi nella comunicazione che spesso finiscono col danneggiare, se non proprio con l’escludere uno o più membri di un gruppo classe o di un gruppo di lavoro.
Questo dispositivo simbolico- proiettivo può essere utilizzato in tutti quei contesti educativi e formativi che si pongono come fine l’acquisizione di una maggiore consapevolezza e criticità rispetto ai processi della formazione e dell’esplicitazione dei significati in essa latenti.

Questo dispositivo di Clinica della Formazione può essere proficuamente gestito da formatori, da formatori dei formatori, da
pedagogisti e da insegnanti come nuovo approccio metodologico rispetto ai problemi presenti in ogni intervento didattico, educativo, sociale e formativo.
Il suo uso consente infatti, in sede di formazione, di formazione dei formatori, di aggiornamento degli insegnanti, di orientamento scolastico e professionale, di individuare uno spazio ed un tempo specifici entro cui poter finalmente affiancare compiti di progettazione e di presa di decisioni formative con processi di esplorazione affettiva e cognitiva dell’esperienza educativa e formativa in quanto tale, tanto dal punto di vista di chi forma, quanto dal punto di vista di chi si è formato o di chi si sta formando.

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