Il sud est milanese sale in giostra

In un divertente film di Barry Sonnenfeld, MIB – men in black (un “cult” del ’97), un edificio – a prima vista uno tra i tanti di una grande città – si rivela lo snodo di comunicazione dell’intero nostro universo: il luogo dal quale anonimi, ma eccezionali, protagonisti provenienti da vari mondi controllano e facilitano permanenze e transiti, in un movimento continuo e inarrestabile di “umanità” (ognuna nel suo specifico!) le più diverse.

Non virtuale è invece il transito e la permanenza – esclusivamente “terrestre” – di un passatempo di antica tradizione come le giostre: una ricorrenza di rievocazione storico-folkloristica, il santo patrono, d’estate la festa di autofinanziamento di un’organizzazione… da qualche parte, a margine, verrà montata una giostrina, due giostrine, tre..
Un film con tecnologie fantascientifiche e il “calcinculo”: c’è relazione? Prima di proseguire, un terzo accostamento azzardato: da settembre va a regime l’autonomia scolastica. La formazione si collocherà stabilmente e definitivamente in una prospettiva di “interazione sistemica” con il territorio di appartenenza. Il procedere inesorabile e lento delle “circolari” – CM, CP? – si interrompe. Il flusso si inverte. La singola unità scolastica è al centro. Localismo? Limitazione di prospettive? Anzi, al contrario! Per una interpretazione corretta della scuola in regime di autonomia dovremo aguzzare lo sguardo, come i protagonisti del già citato film di Sonnenfeld: saper riconoscere preziose galassie – nascoste nel ciondolo al collo del gatto – e non illuderci di autosufficienza/autoreferenzialità – una “zummata” e l’intero universo può rivelarsi una modesta biglia di un gioco più grande.
Intanto, con l’autonomia, gli “Istituti” possono scegliere e decidere cosa diventare. Devono guardarsi intorno. Che risposte dare ai diversi bisogni dell’utenza? Come organizzare in modo flessibile orari e programmi? Come ripartire le ancora insufficienti – e mai sufficienti – risorse umane e finanziarie? Come e dove trovarle? Quali aspetti affrontare con urgenza, quali rimandare a tempi più favorevoli? Attenzione: gestire in autonomia un Istituto significa anche prendersi la responsabilità di fare scelte di priorità, scelte dolorose, ma necessarie.
Che peso dare, per esempio, a un problema oggettivamente e dolorosamente marginale, come quello dell’inserimento per un giorno in una scuola, al più per un mese in un’altra, del figlio di un giostraio? Eh, già, le giostre.
Possono essere gestite da giovani coppie con figli in età di obbligo scolastico. Lo sanno bene i vigili che curano i permessi, e le scuole, le stesse a rotazione, ma in tempi e luoghi diversi, che accolgono i bambini. Non lo sa quasi nessun altro, anche perché i bimbi raramente pongono problemi: le famiglie sono attente e non lo permettono. Bambini italiani a tutti gli effetti, che, come tanti, avranno visto MIB, ma bambini in viaggio: accompagnati da un “quaderno” con le informazioni fornite dalle scuole già “visitate”; o accompagnati solo dai loro quaderni. I compagni li accolgono a volte con invidia, convinti di una vita libera e senza noia. Arrivano all’improvviso e all’improvviso se ne vanno, bambini spesso silenziosi: forse, mentre “stanno”, pensano ad altri compagni e ad altre maestre – belle amicizie che non rivedranno fino al prossimo anno. Peccato! avessero il tempo di raccontare i luoghi visitati, come si organizza la vita al campo? quante cose sanno fare..?E invece: la maestra non sa neanche – nonostante la buona volontà – come e cosa insegnare in questi pochi giorni. A malapena riesce a verificare la “situazione di partenza”. Niente paura. La scuola è vivace, le maestre hanno fantasia e professionalità: anche con poco tempo costruiscono un percorso. Ma poi, all’arrivo, cosa potranno consegnare? E a chi? E come?
Parlavamo di autonomia scolastica. E di scelte. E di analogie con un film. Ma lo scenario è concreto, ci troviamo in Lombardia: cosa sceglie, in un caso come questo, la scuola? Con quali risorse e priorità? Zoom sulla città di Melegnano dove con la “Festa del perdono” – giostre e giostrai restano sul territorio comunale anche per un mese. Ma, come nel film, con la tecnologia lo scenario non ha confini predeterminati. Se, come tutti riconoscono, le via via rinnovate ICT (tecnologie dell’informazione e comunicazione) restano prima di tutto uno strumento – ormai, dovunque, normale “paesaggio” quotidiano – il loro uso, anche a scuola, fuori di ogni trionfalismo o catastrofismo, assume le caratteristiche di possibilità/diritto a fruire di una opportunità aggiuntiva.
Dunque le ICT – e Internet in particolare – al servizio della scuola, certo non in un ruolo forzato o sostitutivo, né ripetitivo o marginalmente sussidiario, ma alla pari con altri, più consolidati, strumenti didattici: uno strumento, anche nella scuola, per elaborare e smistare informazioni, di facile gestione, di basso costo e alta flessibilità un canale per il coordinamento e la moltiplicazione delle iniziative delle scuole e del territorio tese a favorire il successo formativo.
Ancor più in situazioni di massima individualità, come quella dei figli dei giostrai – ed è una tra le tante. Perché con l’aiuto delle ICT gli ambiti – anche fisicamente separati – che compongono il sistema complesso nel quale si muove il “soggetto in formazione” e i diversi linguaggi della comunicazione quotidiana diventano risorse del progetto formativo.
Prendiamo l’ipertesto, o la pagina Web prodotta nella scuola: un “non luogo” aperto dove è possibile collocare dei contenuti e agire su di essi; ma anche un “luogo fisico” – multimediale – orientato all’operativit&agrave. Può assumere fisionomie diverse nelle diverse situazioni di apprendimento. In esso i ragazzi possono (servendosi, e solo quando serve, di uno strumento per loro familiare ? come sicuramente è il PC ? leggero, gratificante) riscoprire il piacere di giocare con materiali cognitivi che – in qualche caso – rischierebbero di affondare nel “disagio” che alcuni/tutti provano nei confronti della rigidità esclusiva della parola scritta, o da scrivere su carta. Uno strumento per dare e condividere memoria: l’ipertesto o la pagina Web si originano e agiscono, nella scuola, in un’area di progetto non astratta, atemporale, asettica. Un’area di relazioni dove i diversi mondi e linguaggi da cui il singolo – il figlio del giostraio – e il gruppo – un lungo elenco di “diversità” – traggono le informazioni, non sono in conflitto, sono risorse del progetto: anzi la loro ricchezza ne condiziona positivamente lo svolgimento.
Perché ogni “fonte” assume pari dignità: accolta senza problemi – conservata al di là del suo tempo di presenza fisica – contribuisce al prodotto finale. Per tutti c’è uno spazio di gratificazione. E di autostima: la correzione – grammaticale, grafica, sonora – del dato non è una sconfitta, ma un passaggio necessario della procedura: non si sbaglia, ma, insieme, si comprende e si migliora.
L’adulto stesso, che facilita il confronto con l’autorevolezza del ruolo pedagogico che gli compete, ne sfrutta le opportunità per imparare egli stesso, e per capitalizzare, di nuovo insieme, ciò che si è tutti imparato – dal tempo e dallo spazio.
L’informatica, insomma, facilita la soluzione di alcuni problemi. Chi è pratico di lavoro in rete sa poi muoversi rapidamente da un livello all’altro, chiamando in gioco gli attori necessari. A livello locale, come a livello regionale (e perché no, nazionale o europeo).
A livello regionale, presso l’IRRE Lombardia1, lavora la professoressa Pinuccia Samek. E’ lei che ha avuto l’idea, e l’ha chiamata “Progetto Giostra”2, un progetto triennale con l’obbiettivo di: “[?] Realizzare un circuito di cooperazione educativa e in particolare:
? sviluppare una programmazione di moduli in sequenza che tenga conto dei tempi di permanenza di ogni studente e combini I’apprendimento
individuale tramite l’uso di nuove tecnologie a momenti che privilegiano invece l’apprendimento cooperativo; ? mantenere gli insegnanti in formazione continua tramite computer- conferenza, con accesso, sempre via e-mail, alla consulenza di esperti ; ? mantenere i contatti e le amicizie fra compagni che si lasciano e ritrovano [?]. E’ evidente che queste innovazioni non risolverebbero solo problemi di rapporto tra scuole ma anche alcune delle difficoltà di inserimento e di apprendimento dei singoli: partenze e arrivi potrebbero essere vissuti come intelligibili scansioni di percorso anziché come vandalica rottura e sconnessione[?]”
Un progetto della scuola, ma non solo. Con la scuola l’Ente locale, responsabile degli arrivi e delle partenze, in grado di coinvolgere i giostrai e il tessuto sociale che li riceve in un’opera di attenzione partecipe e di valorizzazione di una realtà a volte conflittuale, generalmente trascurata – o solo usata per “un giro di giostra”. Un progetto che si sta definendo in continuità territoriale (a valutare una continuità nazionale ed europea del percorso delle giostre – e del progetto con loro – penserà un altro partner, il CFP3 ) e in stretta collaborazione interistituzionale.
Il Comune di Melegnano – forte della sua lunga esperienza con i giostrai – si è assunto l’onere di coinvolgere e coordinare gli altri Enti locali sul cui territorio per periodi assai più brevi si istallano le giostre. Le “risorse umane” destinate dalle scuole del sud est milanese al funzionamento dell’accordo di programma Set-mi 4 forniscono il supporto necessario per l’uso degli strumenti informatici. Al progetto didattico pensano, con l’IRRE Lombardia, le scuole: le maestre della scuola elementare di Melegnano, che conoscono alla perfezione il problema, e le maestre delle scuole che, toccate marginalmente dalle giostre, potranno, con la telematica, integrare con il loro contributo un lavoro già “sgrossato”.
In un mondo ancora più vario del paradossale mondo di “MIB” i protagonisti sono pronti per iniziare le riprese.

Note
1 IRRE, il nuovo acronimo del “vecchio” IRRSAE – tolta “sperimentazione”, e “aggiornamento” ma ben presente la ricerca
2 La sintesi del progetto, da cui sono state tratte le citazioni, in Quaderni IRRSAE Lombardia N. 64
3 CFP, Consorzio SudEst per la Formazione Professionale e l’educazione permanente, ente nato da un accordo di programma tra comuni del Sud Est milanese, si occupa di formazione di giovani e di adulti. Gestisce, per conto dei Comuni, attività formative sul territorio, anche con fondi sociali europei.
4 SeT-mi è l’identificativo di un accordo stipulato nel 1999 (sfruttando le prime opportunità del regolamento sull’autonomia) tra Istituti di ogni ordine e grado dell’area Sud Est della Provincia di Milano.