Il vecchio e il bambino

Esperienze di studio e ricerca effettuate presso la Residenza Corte Briantea Muggiò (Mi)

Da: “La solitudine: una lettera e non solo…” (scritta da un anziano di 88 anni)

“La solitudine è come un vuoto che riempie, giorno dopo giorno, le ore della mia giornata. Si rimane fermi, davanti ad una finestra, a guardare i bambini (che eravamo anche noi) giocare nel parco. Si rimane in silenzio, pieni di ricordi.?Impari a parlare da solo, con l’ombra di te stesso, con le barriere che incontri, con il vuoto che senti”.

La vecchiaia si inserisce in un concetto globale di ciclo di vita. Nella visione ciclica della vita non esiste nessun parametro di giudizio per dare valore alle diverse età poiché queste sono concatenate in una relazione sistemica fatta di continui scambi. Una tappa evolutiva differisce dalle altre soltanto in base alle diverse modalità di scambio e comunicazione che ha con il proprio mondo personale e sociale. Ogni età è unica ed irripetibile, ricca di un’espressività che si amplifica attraverso la creatività. “La creatività rappresenta l’espressione più autentica della persona, mai riducibile alle pressioni esterne perché capace di imprimere alla realtà la sua originalità e di conseguenza di diventare artefice della storia. La creatività, così, viene in qualche modo ad identificarsi con la vita”1.

L’arte è proprio il luogo d’incontro tra l’inconscio del creatore che parla e l’inconscio del fruitore che legge, ascolta o guarda l’opera. Quando da questo silenzioso dialogo scaturisce un’assonanza, allora l’alchimia si compie. Alchimia che, in fondo, rappresenta il grande desiderio dell’uomo di comunicare, esistere, lasciare un segno, una traccia della propria presenza anche solo attraverso i sensi.

I sensi scompongono il mondo circostante e per mezzo dei sensi possiamo conoscere le attività dell’anima.

I sensi inferiori rendono consapevole l’uomo della materia, dello spazio, del tempo.

Sono espressione della vita volitiva dell’anima; per questo motivo al bambino va data l’opportunità di svilupparli molto bene ed all’anziano di custodirli silenziosamente dentro di sé. “La creatività rappresenta dunque la capacità di “giocare” l’esistenza, e tale capacità non solo non si perde con l’avanzare dell’età, ma addirittura può svegliarsi proprio perché altre mete e compiti della vita sono stati adempiuti”2

Il desiderio di contribuire ad approfondire le conoscenze sulle potenzialità dell’arte, in relazione al bambino–anziano, e in particolare di avvicinarsi, tramite uno studio sulla creatività-rito, alla dimensione affettivo-emotiva della persona che invecchia hanno ispirato l’impostazione delle iniziative che la R.S.A. “Corte Briantea” di Muggiò, in collaborazione con il “Centro Studi Politeama Artiterapie” di Varedo, ha realizzato per sensibilizzare il territorio sociale alla presenza di una nuova realtà di vita per gli anziani, stimolando l’attenzione alla dimensione affettiva dell’anziano

Ritenendo questa dimensione essenziale per poter conoscere i bisogni e le richieste (spesse volte silenziose solo perché non ascoltate), ci si è serviti dell’arte e dell’ascolto empatico come strumenti di conoscenza.

Da qui ha preso avvio il macro progetto Il vecchio, il bambino… ri-insegnami a giocare, svoltosi nell’arco di tre anni e nato dall’esigenza di rendere operative alcune indicazioni di studi sociali rispetto allo spirito di accoglienza nei riguardi dell’anziano, posto ai margini del sistema produttivo e, quindi, considerato socialmente irrilevante.

Nella prospettiva di abbattere questa tendenza culturale, insegnando a riconoscere e ad apprezzare il ruolo dell’ anziano nella società contemporanea, sono stati sviluppati i seguenti sotto progetti:

– Il vecchio e il bambino insegnami a giocare (Scuola elementare Taccola, Classe III);

– La traccia naturale (Asilo Nido Comunale Muggiò);

– Narrando… Narrando (in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Muggiò);

Essi sono stati curati da Giovanna Di Lonardo (Responsabile Terapie non Farmacologiche) Serena Orioli (Arteterapista) Rossella Fasano (Teatroterapista-Clown Dottore).

Riportiamo di seguito sinteticamente la metodologia utilizzata nella realizzazione del progetto La traccia naturale che ha visto coinvolto l’asilo nido comunale di Muggiò.

I soggetti: al progetto hanno partecipato 42 bambini tra i 24 e i 37 mesi suddivisi in diversi gruppi di diversa composizione (medi-grandi).

I tempi: il progetto ha avuto la durata di un mese e mezzo. Ogni gruppo ha partecipato a due incontri consecutivi per garantire un minimo di continuità e di memoria “storica”.

Spazi e materiali: i bambini sono stati divisi in 2 gruppi ed accolti in due saloni distinti, la Sala Polivalente e il Laboratorio argilla.

Materiali: sono stati usati trucchi, stoffe, argilla.

Il primo gruppo è stato accolto dal Clown Dottore che ha accompagnato i bambini nella sala polivalente dove insieme a tre nonni che componevano la carovana si sono truccati e travestiti, per poi raggiungere i nuclei dove si sono create delle relazioni significative anche con anziani non autosufficienti, portando in loro un’attenzione ed un “risveglio” della comunicazione fatta di semplici sorrisi.

Il secondo gruppo, accolto dall’arteterapista steineriana, è stato accompagnato  nel laboratorio di argilla, dove ad attenderli c’era un gruppo di nonni disposti in cerchio pronti a condividere in un contesto rituale un canto iniziale che ha permesso il primo approccio al contatto fisico (tenuti per mano), per poi proseguire nella manipolazione dell’argilla fino allo scambio rituale del dare e ricevere donando il proprio manufatto ai nonni e ricevendolo da questi. A conclusione degli incontri si è svolta una festa che ha visto coinvolti non solo i bambini ma anche i genitori.

L’obiettivo dei laboratori è stato quello di apportare una riflessione ad un livello pratico, arricchito dalle esperienze in ambito ludico e da osservazioni avvenute durante gli incontri di laboratori.

Evidenziandone alcuni aspetti, analizziamo cosa intendiamo per attività e che cosa vuol dire partecipare. In prima istanza essi rappresentano“qualcosa di molto complesso, un insieme di elementi che interagiscono per dare un risultato armonioso.”

Attività: dietro questo termine troviamo moltissimi elementi. L’attività, innanzitutto, può essere: manuale, ludica, sociale, culturale. Può coinvolgere e stimolare i cinque sensi, provocare delle sensazioni: tattili, visive, uditive, olfattive, gustative.

Partecipazione: rispetto a questo termine possiamo differenziare dei ruoli differenti:

– ruolo attivo: il “vecchio” fa effettivamente qualcosa, disegna, gioca… Ma non dimentichiamo che anche nei casi dove il “vecchio” è fisicamente passivo, non si muove, non corre, non ha una matita tra le dita, può avere tutti gli altri sensi all’erta. Può percepire, vedere, provare delle sensazioni, è lo scopo più importante, che è diverso da capire intellettualmente le regole del gioco;

– ruolo passivo: intendo qui quando il “vecchio” non partecipa al gioco, è per esempio seduto in disparte nella sala. Anche questo ruolo ha la sua importanza: stare nello stesso luogo degli altri permette alla persona di sentirsi parte di un gruppo, di un insieme. Egli “respirerà” inoltre l’atmosfera che regna nel luogo, sentirà le risate, le frasi.

Quindi, partecipare ad un’attività non vuol dire semplicemente fare qualcosa seguendo le direttive del conduttore, produrre un oggetto, ma essere da qualche parte, con delle altre persone, provare delle sensazioni, ricevere e rispondere a degli stimoli, passare da uno stato d’animo all’altro. Un pericolo che si riscontra spesso nel mondo del disagio è l’attivismo: per raggiungere l’integrazione si pensa spesso che bisogna fare molte cose, organizzare molte attività. L’ attività deve tener conto del ritmo del nonno, dei suoi desideri, delle sue aspirazioni. Di particolare importanza è tener conto della relazione e della dimensione collettiva. Durante lo svolgimento dell’attività, siano esse manuali, artistico-teatrali o un gioco, non bisogna dimenticare che si è coinvolti emotivamente; importantissimo è il piacere che il partecipante prova e le emozioni diverse che può sentire: paura, gioia, spavento, sorpresa, rabbia. Le può esprimere a suo modo, anche se non in modo immediatamente comprensibile. Un’attività non la si fa solo per l’ospite, ma soprattutto con lui.

Dallo studio-ricerca condotto si evince come:

– ascoltare la voce poetica dell’anziano è un modo diretto di entrare in contatto con la persona che invecchia e di conoscerne il mondo affettivo ed emotivo;

– l’arte rappresenta un valido mezzo di conoscenza psicologica, nonché una possibile via terapeutica. L’arte, la dimensione creativa, apre all’uomo la possibilità di accedere ad uno spazio potenziale tra se stesso e il mondo, che consente la rappresentazione sublimata del vissuto, il dialogo col Sé e la “trasformazione” e, infine, una via privilegiata e non intrusiva di accesso alla complessità delle forme dell’esistenza. Quando viene gestita nel rispetto degli spazi di ascolto, con raziocinio e curiosità viva, essa può acquistare il significato di occasione – donata – di recupero della propria identità agli anziani che quest’ultima sentono minacciata, di valorizzazione di un vissuto, di salvataggio di tutte le risorse migliori della propria personalità.

Lo studio condotto invita a leggere, interpretare e vivere la presenza crescente di tanti anziani nel mondo contemporaneo come un autentico dono, una ricchezza nuova e spirituale. La conoscenza delle loro composizioni, dei loro antichi valori, delle loro debolezze offre spunti di riflessione profonda, nonché un importante contributo per un minore cinismo della nostra società.

Se la nostra società è caratterizzata da evidenti forme di individualismo, gli anziani, con la loro ricerca di compagnia e di ascolto troppo spesso frustrata, denunciano una convivenza umana nella quale i deboli vengono troppo spesso allontanati, isolati, condannati ad una morte civile, abbandonati a se stessi, e richiamano l’attenzione sulla natura sociale dell’uomo, sulla sua interdipendenza e sulla capacità di ricucire i rapporti interpersonali e sociali.

Inoltre, se le generazioni più giovani vanno sempre più perdendo il senso della storia e della propria identità, gli anziani possono aiutare a mantenere viva la memoria del passato, proponendosi come detentori di un vissuto affettivo-emotivo, culturale e storico.

L’opportunità di un ascolto artistico e partecipato fa emergere un mondo di emozioni e di creatività, a volte da tempo inespresso. L’età anziana può, nella società attuale ritrovare ancora la sua saggezza, la sua forza, la sua dignità, la sua voglia di testimonianza, il suo rinnovato spirito creativo che si propone come insegnamento:…e poi disse al vecchio con voce sognante: Mi piaccion le fiabe raccontane altre”

(F.Guccini)

Responsabile Artiterapie

Associazione Centro Studi Politeama

Note bibliografiche

1 Dal Ferro G., Creatività e vita anziana, in AA.VV., Creatività nell’anziano, Atti 4° Convegno Federuni Vicenza 13-16 giugno 1985, Rezzara, Vicenza, 1986.

2 Carotenuto A., Vivere la distanza, Bompiani, Milano 1998