Internet: spazio condiviso tra Ente Locale e Scuola

“Poiché la fatica e la vita di un uomo solo non può condurre alla perfezione della conoscenza, è il metodo della comunicazione che dà luogo alla continuità e alla processualità del sapere.” Così si esprimeva Francesco Bacone anticipando di qualche secolo, quella che oggi chiameremmo la necessità determinata dalla New Economy di scambiare esperienze, di accrescere le conoscenze in sinergia con altri, di esplorare territori sconosciuti alla scoperta dell’ignoto, non da soli, e soprattutto attrezzandosi, come fa l’esperto scalatore, di strumenti validi e di preparazione adeguata.

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Occorre precisare che nella scuola non ci sono solo gli insegnanti. Ormai intervengono operatori sempre più diversi, talvolta troppi, che sia direttamente che indirettamente possono influire sulle scelte dei percorsi educativi: fornitori di hardware e software, improvvisati consulenti pedagogici suggeriscono dietro la falsa giustificazione della semplicità d’uso ed approfittando del naturale timore degli insegnanti, soluzioni didattiche e metodologiche di approccio alle nuove tecnologie finalizzate alla vendita di prodotti quasi sempre inutili, talvolta dannosi.
Certamente non è semplice muoversi in un contesto che muta così rapidamente, né l’impegno o la passione di alcuni singoli insegnanti più alfabetizzati di altri può essere sufficiente a garantire che nelle scuole le nuove tecnologie possano essere introdotte senza condizionamenti o senza eccessivi sprechi di risorse finanziare finalmente ottenute.
Con l’attivazione di laboratori informatici e naturalmente con la connessione ad Internet la scuola cerca nuovi spazi e tempi condivisi: bambini di una classe possono lavorare e comunicare con coetanei dislocati presso una sede lontana, ma allo stesso tempo vicina; vicinanza e distanza sono concetti che si svincolano dai loro presupposti materiali, si svuotano del loro aspetto formale per far emergere il contenuto comunicativo. Levy dice che muoversi non è più spostarsi da un punto all’altro della superficie terrestre, ma attraversare universi di problemi, mondi vissuti, paesaggi di senso.
Vicinanza e distanza diventano quindi prossimità e lontananza comunicativa, e lo spazio si viene a caratterizzare per la sua nuova percorribilità. La spazio si dilata, il tempo si comprime, si annulla. E tutto avviene così rapidamente che è davvero difficile pensare che questa sfida l’insegnante e la scuola possano vincerla se l’affronteranno da soli.
Molto significativa, a questo proposito, può essere la prospettiva che pochi hanno colto ma presente nel Programma di Sviluppo delle Nuove Tecnologie. Mi riferisco al punto in cui si dice che “gli enti locali offrono risorse, servizi e collaborazioni. Questo tipo di supporto è assai utile e merita una particolare attenzione a livello locale. E’ necessaria, anche al fine di armonizzare gli apporti degli enti locali alle finalità del piano, una collaborazione fra scuole e Provveditori, da una parte, ed enti locali dall’altra.”
Poche parole ma illuminanti che in qualche modo rovesciano quello che è sempre stato il rapporto usuale tra Ente Locale e la scuola: la scuola che richiede contributi ed arredi, e l’Ente Locale che si trincera dietro i limiti di Bilancio provvedendo a stento a sistemare le situazioni a rischio (legge 626) delle infrastrutture.
Quello che inizia ad emergere invece è ora una collaborazione di diverso tipo.
Da una parte l’Ente Locale indubbiamente con una esperienza più duratura di utilizzo di strumenti informatici, e che sta sperimentando, almeno nei centri più grandi, una diversa modalità di comunicazione con i cittadini e con le realtà locali più significative: associazioni, volontariato, altri enti territoriali istituzionali; dall’altra parte la scuola che necessità di supporto specialistico disinteressato e, vista l’inadeguatezza dei Provveditorati o meglio delle nuove direzioni regionali della p.i., di momenti di raccordo e di coordinamento progettuale sia per quanto riguarda la formazione docente, finora bene o male autogestita dagli stessi docenti, ma soprattutto per l’elaborazione di progetti didattici interdisciplinari e di interplesso capaci di “dare un senso” al lavoro in rete.
Ci si può aspettare che un Circolo, un Istituto prenda l’iniziativa nei confronti dell’altro? Difficile crederlo. ? qui che l’Ente Locale, il Comune in primo luogo può svolgere un ruolo di “mediatore mediatico” che da un lato solleva la scuola da tediosi e sofisticati problemi tecnici, dall’altro può offrire un luogo neutro (sappiamo quanto siano suscettibili i direttori ed i presidi) ove poter confrontare e socializzare problemi, ma anche progetti, percorsi, soluzioni e soprattutto esperienze visibili di alunni ed insegnanti. Non è un caso che i progetti informatici maggiormente valorizzati nella ultima selezione della Biblioteca Pedagogica di Firenze (Cento Progetti) sono stati quelli che prevedevano sinergie tra plessi differenti e istituzioni locali.
Da qui la scelta del Comune di Pavia da oltre tre anni di offrire la propria collaborazione alle scuole della città. Dapprima offrendo accessi diretti alla sua rete, poi con l’avvio sperimentale del sito SPAZIOSCUOLA in Internet, e quindi con l’organizzazione di un convegno sulla cooperazione informatica nella scuola “scuola@insieme.rete.pv”. Presente Roberto Maragliano, davvero una delle menti più prestigiose italiane della ricerca pedagogica nel campo delle nuove tecnologie, si è visto emergere il faticoso tentativo che molti insegnanti fanno per dare un senso al “lavoro con il computer”.
Essere stati catapultati, quasi inconsapevolmente, dentro il caos Internet non ha poi facilitato, ma ha prodotto comunque stress che chiamerei tecnologico per il fatto che è davvero sorprendente vedere validissimi insegnanti passare ore intere a districarsi tra configurazioni ed installazioni, molto spesso con scarsi risultati, quando in verità tutto questo tempo potrebbe essere più utilmente indirizzato per la costruzione di percorsi educativi e progetti. Il docente che diventa “tecnico” rischia di essere una figura che perde di vista i contenuti del suo lavoro e, considerato lo sforzo immane che mette in campo per raggiungere la nuova competenza, il rischio di semplificare i contenuti e di inibire lo “spazio informatico” a chi potrebbe rendere vano il suo lavoro di installatore, eleva il rischio di avere una nuova classe docente che si autoseleziona, ma nello stesso tempo si autoesclude dal processo di reale innovazione comunicativa.
SPAZIOSCUOLA, spazio di comunicazione, confronto, dicevamo prima,
uno spazio che in rete si dilata, perché condivide, propone, ascolta. Questa la chiave con la quale ho inserito un sito specifico per la scuola all’interno del sito istituzionale del Comune di Pavia (www.comune.pv.it/spazioscuola/index.html).
Uno spazio terzo, oltre quello istituzionale del Comune o quello che le singole scuole aprono presso i diversi provider; uno spazio che si appoggia ad un duplice ordine di idee: offrire servizi ai cittadini, oltre che agli studenti, ai genitori ed agli insegnanti, mettere in comunicazione le scuole tra loro, mettere in comunicazione i cittadini con la scuola.
Offrire servizi mirati in campo educativo significa innanzi tutto setacciare il WEB alla ricerca del meglio che viene proposto nel settore e rilanciarlo direttamente ? o indirettamente ? all’attenzione dei visitatori senza costringerli a lunghe e defatiganti ricerche. Svolgere, insomma, una funzione informativa.
Per questo è stato concepito uno schema di questo tipo:

  • edicola: vi si trovano testi e pubblicazioni varie: un bollettino quindicinale on-line sul mondo della scuola (Sophia); l’accesso immediato ai cataloghi delle biblioteche (Opac) per ricerche bibliografiche, consultazioni ed acquisizione di libri; la pubblicazione dei piani dell’offerta formativa (Pof), provenienti dalle scuole, in grado di offrire una panoramica del lavoro in svolgimento nelle singole realtà scolastiche;
  • rubriche: interviste ed articoli, direttamente accessibili, degli autori che più si occupano delle sinergie tra nuove tecnologie e educazione; giochi con contenuti pedagogici per alunni della fascia dell’obbligo, ma anche rinvii ed indicazioni, per genitori e docenti, alle notevoli possibilità che la rete offre d’imparare divertendosi;
  • collegamenti: opportunità per gli interessati d’accedere velocemente a scuole, enti, strutture educative in Italia ed in Europa. D’altra parte creare un rapporto tra scuola e scuola, istituzioni scolastiche e cittadinanza risponde al criterio primario per il quale è nata la rete: comunicare. In quest’ottica sono predisposte le pagine:
  • bacheca: lavori realizzati dalle scuole e “appesi” pubblicamente alla considerazione di tutti;
  • piazza telematica: spazio aperto in evoluzione dedicato alla posta ed ai dibattiti in rete attraverso newsgroup, ma anche ad espressioni di tipo artistico e culturale (favole, racconti, immagini, prodotti multimediali, ecc.) tarati sulle caratteristiche del sito, che potranno, in prospettiva, trovare allocazioni permanenti;
  • percorsi: progetti e proposte didattiche articolate dalle quali trarre spunto per ulteriori progetti e proposte. Emerge chiaramente come comunicazione ed informazione siano due aspetti dello stesso processo. E’ davvero importante che ciascun membro della comunità virtuale si senta libero d’interagire con gli altri non soltanto come fruitore passivo o compratore di merci (siano esse materiali o “spirituali”), ma soprattutto come elemento attivo e propositivo. Una volta costruito il “contenitore”, e dato forma ai primi “contenuti”, si tratta di portare a conoscenza della sua esistenza i potenziali fruitori. Non è impresa facile, con scarse disponibilità finanziarie. Ci si può comunque muovere su alcune linee portanti.

Contattare le varie scuole informandole dell’esistenza del sito e chiedendo collaborazione. Va tuttavia rilevata, nonostante i piani d’investimento ministeriali (1A, 1B), una limitata presenza d’istituti informatizzati, e dotati almeno di posta elettronica. Almeno questo è quanto si deduce dalla ricca banca dati della Biblioteca Pedagogica di Firenze che monitorizza la situazione.

In considerazione di quanto affermato sarà necessario, in tempi più lunghi, trovare altri canali di contatto con le realtà scolastiche ed invogliare ad utilizzare il sito comunale come stimolo a partecipare ad attività che coinvolgano più scuole.

Nella prospettiva citata si colloca la possibilità di organizzare “gioconi” on-line capaci di coinvolgere un certo numero di scuole e pubblicizzare lo stesso sito SPAZIOSCUOLA. Infine si pone la questione dell’aggiornamento costante del sito che ha tre aspetti e richiede molta disponibilità di tempo. Si tratta di:

  • reperire sempre nuovi materiali navigando in rete e facendo lunghe ricerche e selezioni;
  • mantenere attivi i canali preferenziali eventualmente aperti con le scuole e i singoli, in maniera che vi sia un continuo flusso di prodotti “freschi” da immettere sul sito;
  • operare tecnicamente per aggiungere, togliere e spostare elementi nelle pagine al fine di mantenere SPAZIOSCUOLA efficiente e dinamico. L’informatica, e la capacità d’accedere alla comunicazione globale, non è una nuova materia (nella scuola dell’obbligo), bensì uno strumento pervasivo che muta non solo i parametri della comunicazione, ma anche i modi del conoscere e del pensare.

Non interessa qui discutere quanto l’ingresso del computer nella didattica costituisca il realizzarsi delle più nere previsioni degli “apocalittici”, ne sposare la tesi che i poveri e gli analfabeti del futuro saranno coloro che non sanno usare Word e navigare in Internet (U. Eco).

Semplicemente ritengo che la scuola abbia, come sempre, l’obbligo epistemologico di “sapere” per essere in grado di predisporre un’educazione critica.
L’Ente Locale, rappresentante ed interprete dei bisogni territoriali, non può sottrarsi all’obbligo di svolgere un ruolo di promozione culturale anche nel campo scolastico mettendo a disposizione il suo know how per una crescita consapevole dei suoi giovani cittadini.

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