La rivoluzione di Paestum

La rivoluzione di Paestum

Uscire dalla crisi con le donne di Paestum

Maria Piacente

Con desiderio e, non nego, con grande curiosità ho partecipato all’evento di Paestum nelle giornate del 5, 6 e 7 ottobre scorso. L’incontro Nazionale dal titolo: Primum vivere anche nell’incertezza. La sfida femminista nel cuore della politica comprendeva, tra gli altri, il tema della rappresentanza politica delle donne al quale, anche come voce della rivista, siamo molto interessati. Il nostro Paese sembra sempre più soffocato dalla grande crisi economica, sociale e valoriale; crisi ampia, che non ha investito solo il nostro Paese, ma anche l’Europa. Sono stata così testimone di discussioni vivaci ma corrette, talora in netta contrapposizione, nelle quali molte donne sostenevano la necessità di una presenza femminile nella politica per operare davvero un cambiamento a partire dal buon vivere, ed altre che rifiutavano la politica stessa temendo di restare, una volta entrate in politica, imprigionate e costrette nei vecchi e corrotti ingranaggi. Tutte però impegnate in prima persona a trovare pratiche politiche per nuovi orizzonti.

In mezzo alla grande crisi politica, alla corruzione che ha invaso e pervaso varie correnti politiche nel nostro Paese, alla durezza dei molti che quasi invocano il “Muoia Sansone con tutti i Filistei!” palpita la “rivoluzione necessaria” delle donne, un desiderio di cambiamento fatto di “passioni durature” che, come ha detto Lea Melandri in apertura delle due giornate dell’incontro Nazionale di Paestum, non si è mai spento e che non ha mai smesso di essere al centro del movimento femminista.

Seppure con diversi accenti e molte contrapposizioni il nucleo palpitante della politica delle donne è rimasto vivo e vegeto e oggi, con ancora più forza e consapevolezza, riemerge chiaro.

Forte e chiara è stata, secondo me, la voce del movimento femminista che dopo quasi quarant’anni si è ritrovato a Paestum con il desiderio vero di ascoltare ed ascoltarsi e questo è stato possibile grazie alle modalità organizzative utilizzate, al clima di fiducia reso possibile anche dal “passo indietro” che le grandi femministe storiche presenti hanno saputo fare. Questo ha permesso di far dire a delle ragazze “siamo tutte femministe storiche!” e ad altre di affermare, con un riconoscimento non scontato, che tanto è stato trasmesso alle nuove generazioni! Tanta storia che dovrebbe lasciare soddisfatte le più “vecchie” che hanno saputo “curare” il passaggio delle consegne testimoniando con le loro pratiche l’accessibilità a nuove politiche.

Certo il clima che si è respirato dentro l’immensa sala del Centro Congressi dell’Hotel Ariston di Paestum non ha nulla a che vedere con la politica (?) urlata e stiracchiata a destra e a manca dalla maggior parte degli uomini che oggi detengono il potere. Perlopiù loro non vogliono “ascoltare ed ascoltarsi”, vogliono prendere tutto e subito, senza ascoltare chi non condivide, senza tener conto di chi vuol riflettere su quanto potrebbe essere dissennato rimuovere quello che invece andrebbe interrogato.

Ma ora è chiaro che a Paestum i segni si sono lasciati, eccome! Le quasi mille donne, singole o legate a gruppi, associazioni, arrivate da cento e più città d’Italia, sanno che “qualcosa è cambiato” perché si sono potute contare: vecchie, giovani e giovanissime, interessate prima di tutto a vivere la loro vita senza schizofrenia. Dove l’ambito personale non è slegato da quello della politica, dell’economia, del lavoro e della cura. E noi donne lo sappiamo bene che la pratica del “partire da sé” sa che la cura non è un ambito domestico. “Cosa vuol dire portare cura?” si chiedeva Bia Sarasini a Paestum nell’ambito della discussione avviata tra donne in un gruppo più ristretto; “vuol dire scompaginare il potere!”, ribaltare le logiche del vecchio potere urlato e imbarbarito.

A Paestum ho chiaramente percepito che qualcosa si è mosso e continua a muoversi: tutte abbiamo capito che il movimento femminista è vivo e vegeto e che ha prodotto e sta producendo ancora politica e che in questa politica noi donne non possiamo più fare a meno di entrarci usando la nostra forza e le nostre regole. La forza delle donne, come diceva Laura Fortini sempre a Paestum, “che ha tenuto insieme questo Paese anche per gli uomini, fatta di relazioni tra donne, anche se ora hanno bisogno di Rivoluzione”.

Una rivoluzione che parte dalle narrazioni politiche delle donne all’interno delle istituzioni; senza trionfalismi, senza ideologia, ma con quella forza necessaria con la quale ci siamo tutte congedate da Paestum, con desiderio e radicalità.

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