La voce nella relazione educativa

 

La voce nella relazione educativa

Chiunque si occupi di formazione dovrebbe preoccuparsi di procedere oltre le parole ascoltando il suono del corpo attraverso l’ascolto della voce al fine di creare un ponte con se stesso e con l’altro da sé, poiché la voce alla quale viene tolta la parola è pur sempre un serbatoio di elementi emotivi dal quale attingere.

Luca Pessina*

 

 

La voce nella relazione educativa

Chiunque si occupi di formazione dovrebbe preoccuparsi di procedere oltre le parole ascoltando il suono del corpo attraverso l’ascolto della voce al fine di creare un ponte con se stesso e con l’altro da sé, poiché la voce alla quale viene tolta la parola è pur sempre un serbatoio di elementi emotivi dal quale attingere.

Luca Pessina*

 

La voce è uno dei principali strumenti delle pratiche educative. Da sempre la si usa per tramandare leggende, narrare miti, raccontare fiabe, dispensare lezioni, impartire ordini, consegne e mansioni, offrire consiglio e in questi termini praticamente con la voce si parla in quanto essa è supporto e veicolo della parola. Se però si potesse scindere la voce dalla parola si perderebbe la seconda pur mantenendo la prima: la parola non esisterebbe se non ci fosse la voce e allora si potrebbe dire che con la sola voce si vocia e non si parla, ossia non si utilizza ciò che di più metafisico l’uomo possiede, cioè il linguaggio verbale[1].

La voce depauperata della parola è dunque il suono della persona e pertanto diviene possibile porre l’attenzione su di essa al fine di costruire una relazione educativa rimanendo focalizzati sul suono di un corpo che attraverso il movimento degli organi fonatori, nonché le capacità risonatrici delle strutture ossee è in grado di suonare. La voce infatti è la prima manifestazione sonora di ogni essere umano, cioè la prima impronta della presenza di ogni persona nel mondo: con il vagito prima di tutto, tramite il quale il neonato appena partorito segnala la sua esistenza; successivamente con i suoni gutturali sino ad approdare alla fase della lallazione nella quale il bambino sperimenta e interiorizza un multiverso sonoro che gli provoca piacere durante il suo ascolto e che lo preparerà infine alla formulazione delle prime parole[2].

Nel passaggio dalla pura fonazione all’articolazione linguistica la voce si disimpegna, cioè si distanzia da se stessa adattandosi alle spigolature della parola smarrendo le sue sinuosità sonore e attraverso tale percorso il corpo perde gran parte del proprio suono per conformarsi all’utilità della comunicazione. Tuttavia, malgrado la parola addormenti le sonorità corporee primarie, la voce possiede sempre la propria antica connotazione psichica, poiché se il bambino la usava per urlare, piangere, ridere e ascoltarsi restituendosi il proprio esistere, essa mantiene anche nell’adulto la sonorità emotiva attraverso il tono, il timbro, il volume, il balbettio, l’ampiezza e il colore.

Chiunque si occupi di formazione dovrebbe allora preoccuparsi di procedere oltre le parole ascoltando il suono del corpo attraverso l’ascolto della voce al fine di creare un ponte con se stesso e con l’altro da sé, poiché la voce alla quale viene tolta la parola è pur sempre un serbatoio di elementi emotivi dal quale attingere. Si pensi solamente alle emozioni trasmesse dal solo suono della voce: la gioia, la rabbia, la delusione, la timidezza, l’amarezza; e ancora i modi e gli stili del carattere o della personalità che con la voce vengono palesati: l’incertezza o la decisione. Con la voce, ancor prima della parola, si porta al mondo il proprio modo di essere e tutto accade attraverso un gesto vocale che chiede di essere riconosciuto, quindi è importante che il formatore, l’educatore o l’insegnante si sensibilizzino all’ascolto della vocalità: in primo luogo della propria e in secondo luogo di quella altrui.

Dare importanza alla voce significa ascoltare il corpo che suona e che si offre al mondo attraverso il canale sonoro; ascoltare la voce vuole dire accogliere lo psichismo tradotto sul piano della sonorità: come accade con le immagini dell’attività onirica può accadere anche con la voce, poiché anche la voce, come il sogno, è un atto psichico.

Sensibilizzarsi all’ascolto del corpo in vibrazione, ossia di un corpo che si muove per suonare, vuole dire riappropriarsi di alcune sonorità che la parola ha assoggettato, significa rimettere in moto gli organi fonoarticolatori in un modo esclusivamente vocale per relazionarsi con i primissimi suoni dell’infanzia, intenderli e assaporarli, oppure, come accade in talune tradizioni orientali o africane, utilizzarla allo scopo di sintonizzarsi con il suono ipersensibile della divinità[3].

Esistono corsi di formazione per riattivare le sonorità corporee dimenticate, percorsi individuali o di gruppo che hanno lo scopo di muovere la voce del corpo in una direzione altra, non più legata alla comunicazione verbale, bensì al suono, che nell’intimo è vibrazione e movimento corporei[4].

Questi percorsi formativi forniscono ai frequentanti la possibilità di ascoltare il proprio corpo suonare slegato dalla comunicazione linguistica e offrono il modo di percepire la ricezione del proprio suono corporeo per poi trasformare tale propriocezione in una eterocezione del suono altrui con il quale collegarsi istituendo un tramite relazionale.

Porre in gioco il proprio corpo attraverso l’universo sonoro che lo contraddistingue dimostra la volontà del prendersi cura di se stessi e dell’altro, espone la capacità di voler superare i limiti della consueta comunicazione verbale per procedere oltre allo scopo di percepire sfumature finissime ma ricche di significato; ecco perché una disponibilità verso il suono del corpo può essere utile per chi lavora nel campo della disabilità o per chi opera con l’adolescenza, per coloro che si occupano di educazione degli adulti o per gli addetti nel panorama della senilità come pure per le insegnanti delle scuole primarie e secondarie; l’ascolto profondo della voce diventa pertanto il tramite per dialogare con l’aritmia del disabile o con il silenzio tipico dell’autismo, ma anche con la frenesia dell’ADHD o con la tensione generata dalla nevrosi, con i toni della pubertà, con il bisbiglio dell’anziano, con le urla dei bambini o con la rigidità tonale e magari isterica dell’adulto.

L’indagine vocale che un educatore può effettuare su se stesso come formazione e in seguito sul soggetto con il quale si relaziona, apre le porte alla conoscenza biografica e dell’accoglimento prima di tutto, poiché in questi termini è possibile rapportarsi con una dimensione corporea che la parola camuffa o nasconde dietro una maschera. E’ per questo che anche nelle pratiche psicomotorie la voce detiene un ruolo rilevante, giacché essa possiede un tono, appunto come il corpo denota il proprio tono muscolare, ovvero il luogo ove è iscritta la storia della persona, la sua biografia e il suo vissuto, materiali questi che devono essere accettati per meglio costruire una efficiente relazione educativa.

 

*Educatore e collaboratore presso la cattedra di Pedagogia del corpo presso la facoltà di scienze della formazione Università Milano-Bicocca.

 

Bibliografia

Bernard Aucouturier, Il metodo Aucouturier. Fantasmi d’azione e Pratica Psicomotoria, FrancoAngeli, Milano 2005.

Ferruccio Cartacci, Bambini che chiedono aiuto. L’ascolto e la cura nella terapia dell’esperienza, Unicopli, Milano 2002.

Ivano Gamelli a cura di, I laboratori del corpo, Raffaello Cortina Editore, Milano 2009.

Ivano Gamelli, Pedagogia del corpo, Raffaello Cortina Editore, Milano 2011.

Ivano Gamelli, Sensibili al corpo. I gesti della formazione e della cura, Raffaello Cortina Editore, Milano 2011.

André Lapierre, Dalla psicomotricità relazionale all’analisi corporea della relazione, Armando Editore, Roma 2002.

Luca Pessina, Essere voce. Viaggio nella vocalità: dal gioco a Demetrio Stratos, Aereostella, Milano 2011.

Laura Pigozzi, A nuda voce. Vocalità, inconscio, sessualità, Antigone, Torino 2008.



[1]             Sul rapporto tra pensiero e voce, tra parola silenziosa del pensiero e la parola sonora, si rimanda a Adriana Cavarero, A più voci. Filosofia dell’espressione vocale, Feltrinelli, Milano 2003. Sul carattere metafisico del linguaggio si rimanda all’ampio studio di Carlo Sini segnalando tra i tanti i seguenti scritti: Semiotica e filosofia: segno e linguaggio in Peirce, Nietzsche, Heidegger e Foucault, Il mulino, Bologna 1978; Il silenzio e la parola, Marietti, Genova 1989; I segni dell’anima, Laterza, Bari 1989; Il simbolo e l’uomo, Egea, Milano 1991; Etica della scrittura, Il saggiatore, Milano 1992; L’incanto del ritmo, Tranchida, Milano 1993; Scrivere il silenzio: Wittgenstein e il problema del linguaggio, Egea, Milano 1994; Gli abiti, le pratiche, i saperi, Jaca Book, Milano 1996; Il gioco del silenzio, Mondatori, Milano 2006.

[2]             2 Sulle fasi che contraddistinguono l’evoluzione del linguaggio nel bambino si rimanda a Marc Richelle, Introduzione allo studio della genesi del linguaggio, Giunti, Firenze 1973.

[3]
Sul legame tra suono corporeo, voce, danza, psiche e divinità si rinvia a Ernesto De Martino, Morte e pianto rituale nel mondo antico. Dal lamento funebre antico al pianto di Maria, Einaudi, Torino 1958; dello stesso autore La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud, Il saggiatore, Milano 1961; di Gilbert Rouge, Musica e trance, Einaudi, Torino 1986; di Georges Lapassade, Saggio sulla trance. Il materialismo isterico, Feltrinelli, Milano 1980; di Domenico Staiti, Brenno Boccadoro, Gilbert Rouget e Luisa Cosi, Tarantismo, Trance, Possessione, Musica, Besa, Nardò 1999; a cura di Alberto Ezzu, Il canto degli armonici. Storia e tecniche del canto difonico, Musica Practica, Torino 2009.

[4]             Per seminari e incontri di formazione sulla voce a livello corporeo, educativo e antropologico si segnala Philo Scuola Superiore di Pratiche Filosofiche di Milano, www.scuolaphilo.it; Ivano Gamelli, www.pedagogiadelcorpo.it; Elisa Benassi, www.esserevoce.it; Germana Giannini, www.germanagiannini.com/home.html; Alberto Ezzu, www.albertoezzu.net; Laura Pigozzi, www.laurapigozzi.com.